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  • Oliviero Beha
     
    28
    set.
    2015

    Arsenico, merletti e Vecchia Signora

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    napoli-juve

    Le “rosse” di Vettel e Raikkonen vengono battute a Suzuka, ma negli ultimi anni – con Montezemolo come con Marchionne – ci si sono abituate e anzi festeggiano anche i piazzamenti. Idem per Valentino Rossi, il cui palmares basta a stravolgere i libri d’oro ma adesso è ancora in corsa per l’ennesimo titolo mondiale da “dottore” veterano. Tra chi era solito vincere sempre o quasi e ha cominciato a perdere, e per ora non smette, c’è invece la Vecchia Signora. Dopo aver portato a casa quattro scudetti di seguito, gli ultimi tre a mani basse, per polverizzare la memoria (ancora “dubbia”, repetuta iuvant) di Calciopoli, adesso dire che stenta è un eufemismo. Il punto è la sua irriconoscibilità a tutti i livelli, in campo e in società – intesa come club e come contesto sociale -. La Juve vista perdere meritatamente a Napoli non era poi così malvagia in assoluto: semplicemente “non” era la Juventus, quella che non s’arrende mai, quella la cui stamina fa parte della leggenda dei suoi tifosi e al contrario dei suoi anti-tifosi, quella che comunque dà tutto prima di arrendersi coniugando le radici etimologiche di agonismo e agonia. Sabato al San Paolo niente di tutto questo. Una formazione leggerina, nella quale forse per la desinenza si opponeva al “mostro” Higuain l’onesto Padoin, in cui menava davvero solo Chiellini, con un centrocampo mal “profetato” da Hernanes ecc. ecc. Un insieme slegato, anche se in teoria di buona qualità. Non è peggiorato Allegri, che resta un tecnico eccellente ma evidentemente non si ritrova (ancora? Ma il tempo scorre…) con la squadra cambiata e sminuita di peso specifico generale, dopo aver fatto tanto bene con i resti spompati da Conte.

    E’ cambiata l’aria, a partire appunto dalla grinta smarrita che si specchia nella dissoluzione del famoso e qualche volta ipocrita “stile Juventus”. Dove è finito? C’è stile in tutto quello che è successo ai vertici, con il Presidente Andrea Agnelli che molla la moglie (può succedere, per carità…) per la consorte di un suo dipendente e amico, valente responsabile del marketing, per di più costretto ad evacuare dal club nell’imbarazzo generale? Con la moglie cui tocca metà del patrimonio che fa vedere ad Andrea ovviamente i sorci verdi? Con John Elkann che ne approfitta per l’ennesima battaglia interna ma immediatamente pubblica contro il cugino per togliergli la presidenza? Lo “stile Juventus”? Ma una volta, non tanto tempo fa, avrebbero saputo mascherare di buona creanza lenzuola e denari, come racconta una storia di famiglia non del tutto ignota anche se sempre postuma. Invece si rivoltano materassi e rapporti come calzini ed è francamente impensabile che tutto questo non abbia avuto qualche effetto anche sulla gestione della squadra, in un’estate di mercato confusa e in un inizio di stagione quasi in folle.

    Adesso, dal quartier generale di Vinovo dove le truppe sono concentrate per il turno di Champions, si trincerano tutti dietro il fatidico “Allegri non si tocca” che è apprezzabile come dichiarazione d’intenti anti-onanistica ma fa acqua di fronte alla situazione complessiva. E’ ovvio che difficilmente qualcuno oggi farebbe meglio dell’attuale tecnico, ma si sa che club e piazza spesso non ragionano secondo logica e tempistiche accettabili. Per ricominciare a respirare deve continuare a vincere in Europa e infilare una sfilza di vittorie in campionato. E’ vero, l’Inter è lontana ma la candidata allo scudetto degli esperti oggi sarebbe la Roma, solo 6 punti avanti. E il livellamento complessivo fa pensare a uno scudetto da vincere con una classifica molto più bassa di quella degli anni d’oro juventini. Nel frattempo s’ode a destra uno squillo di tromba della Procura di Milano che indagherebbe sui pasticci relativi alla spartizione dei diritti tv della lega, con o senza coinvolgimento dell’avventuroso Mister Bee in società con Berlusconi. A sinistra risponde uno squillo. In Svizzera non c’è solo materia di reato in uno scandalo gigantesco per il dimissionario presidente Fifa, quel galantuomo di Blatter, ma pessimi odori in tal senso anche per quel Platini presidente Uefa che vorrebbe prenderne il posto. Non vorrei che “le roy Michel” di trent’anni fa avesse perso anche lui lo “stile Juve” di cui inturibolava le genti. Meglio “Leroy Merlin”? E’ proprio vero, non si può mai star tranquilli…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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