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  • Oliviero Beha
     
    23
    set.
    2015

    Colosseo, Italia: non si salva proprio nessuno

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    colosseo-chiuso

    Quer pasticciaccio brutto der Colosseo è in realtà una perfetta sintesi del declino italiano, ben al di là della stretta cronaca. Questa ci dice “solo” che venerdì scorso un’assemblea dei lavoratori ha bloccato alcuni siti di grande interesse turistico, in primis il Colosseo. Poi che la politica, sotto forma del callido ministro dei Beniculturali, il ferrarese di lungo stelo Dario Franceschini, e naturalmente del premier, è insorta in giornata contro questo “sciopero” equiparabile a loro dire a quello dei tradizionali servizi pubblici. Ancora, che il sabato sono stati miracolosamente sbloccati i fondi per pagare i salari accessori ai lavoratori in questione, fermi da quasi un anno e oggetto appunto di contenzioso finale ma attenzione, cinque giorni prima, in un incontro tra il ministro summenzionato e i sindacati, senza esito per le spallucce di Franceschini. Infine che ieri il soprintendente (non sovrintendente, che è quello dei maggiori teatri d’opera come segnala con garbo atroce il presidente del Comitato per la Bellezza, Vittorio Emiliani…), il devoto Prosperetti ha chiesto i nominativi di tutti gli assembleisti, per una schedatura che lo e ci dovrebbe fare vergognare almeno un poco.

    Ma tutto questo è appunto cronaca, spesa tra l’indignazione planetaria per il Colosseo inibito ai turisti, la demonizzazione di sindacati che da troppo tempo fanno il possibile per essere demonizzati specie i loro capi, solitamente iper remunerati, i lai altissimi dei media disabituati ormai a scrostare anche solo a pelle la superficie della realtà. Oltre la cronaca, c’è la domanda di prammatica: come abbiamo fatto a ridurci così? Come è possibile che il Paese più dotato di beni culturali (quelli ambientali qui li lascio da parte) al mondo in queste decadi abbia lasciato deperire luoghi, immagine e sensibilità per queste ricchezze, che tutti gli altri Paesi meno forniti invece valorizzano più o meno egregiamente? Come è possibile che il Colosseo si faccia metafora di un disastro in cui nessuno si salva, né gli amministratori politici preoccupati a quanto pare esclusivamente della loro poltrona né i sindacati attenti o distratti a intermittenza troppo spesso in base a vantaggi personali? Come è possibile che i soldi dovuti ai lavoratori del settore, per le varie indennità anche queste troppo spesso arbitrarie e/o graziosamente “politicizzate” e comunque calcolabili in poco meno di un quinto del loro non straordinario salario, saltino fuori “il giorno dopo”?
    E continuando: come è possibile che i soldi per la cultura e i beni relativi ufficialmente non ci siano mai in un Paese che dovrebbe far crescere rigogliosamente questo tipo di turismo, e le novità franceschiniane strombazzate siano le nomine dei nuovi direttori/manager dei musei, espresse tempestivamente a Ferragosto con sette stranieri che distraggono dagli altri 13 italiani e dalle loro modalità di estrazione? Come è possibile che ormai nelle scuole italiane con rare eccezioni sia scomparsa la storia dell’arte, cioè l’autentico vademecum delle ricchezze di cui sopra? Che idea di Paese si ha a partire dalla classe dirigente, con il futuro abraso e il passato rimosso? In un presente di Colossei chiusi e di Pompei cadenti?

    Caro soprintendente (non sovrintendente) Prosperetti, davvero pensa che il problema siano i rivoltosi in assemblea e non coloro che Lei ha intorno e quelli cui deve rispondere tutti i giorni? Abbiamo l’opinione pubblica o facente funzione che ci meritiamo, questo è sicuro. Ma è certo che le responsabilità partano dai dipendenti/creditori di venerdì in un deserto di meritocrazia, in basso come in alto?

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Dopp. .
    24/09/2015 alle 23:30
    In quanto a pompe siamo messi sempre bene..ormai ci è rimasto solo quello da offrire di grande livello..
    Dopp. .
    24/09/2015 alle 23:26
    l'immagine un po cruda ma plastica di Roma: turisti che danno da mangiare ai piccioni che dopo pochi minuti finiscono sotto le ruote delle macchine di scorta dei fenomeni, bottiglie e vetri rotti e striscie di vomito a pochi passi dal Quirinale e dintorni per non parlare dei vicoli meno battuti di Roma dove trovi un misto tra escrementi lische di pesce topi al grate e vermaio misto dovunque
    FrancoAQ .
    24/09/2015 alle 21:32
    Non ci sono soldi per la ricerca, ne per la manutenzione dei beni culturali ed artistici, neppure per la sanità pubblica e la scuola e non appena scoppia uno dei milioni di bubboni l'unica cosa che si sente è il "dalli al lavoratore e dalli al sindacato". Da una classe politica incapace, cialtrona e frutto di accordi da bottega come quella che imperversa da decenni in Italia non ci si può aspettare altro.
    Anna Alberti .
    23/09/2015 alle 15:23
    Gentile Beha, nel suo articolo si pone ripetutamente le domande introdotte da perché, perché, come è possibile che... ? Invito lei è il suo giornale a fare una bella inchiesta su come ci siamo ridotti, ma andando fino in fondo, senza fermarsi ai muse i ma spingendosi fino alle biblioteche e agli archivi, questi ultimi custodi della memoria della Nazione. Come dipendente del MIBACT sono stufa delle reazioni scomposte e isteriche dei politici, ancora meno sopporto quello dei giornalisti, il cui compito non è quello di fare eco alle dichiarazioni di chi ci governa, ma di fare informazione vera e quindi INCHIESTE. Grazie per l'attenzione e scusi per il tono ma come dice duoRenzi&Franceschini: " la misura è colma".
    michele .
    23/09/2015 alle 13:03
    Il marcio énella pletora di una classe dirigente predona,ignorante e superpagata. I lavoratori non hanno responsabilitá se non quella d'essersi rassegnati alla "bruttezza" in cambio dello stipendio sicuro.

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