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    07
    set.
    2015

    Scommettiamo che… continueranno?

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    Simone Farina del Gubbio nel 2011 “cantò” e da allora non è più riuscito a giocare
     
    Simone Farina del Gubbio nel 2011 “cantò” e da allora non è più riuscito a giocare

    Nei giorni della Nazionale “più scadente degli ultimi trent’anni”, dei Fognini, dei Gallinari e dei Vettel, è ricominciato l’altro calcio, quello non di serie A. Con alcune novità. Intanto Lottomatica non accetta più scommesse sulla serie D e l’avveduto cronista si domanda: sarà per un rigurgito etico oppure perché tra i dilettanti o sedicenti tali il tasso di partite truccate è oltre ogni soglia di vigilanza? Così che siamo di fronte al paradosso: il monte-scommesse sul calcio (e sullo sport) non è mai stato così alto e la credibilità dell’oggetto di tale betting non è mai stata così bassa. Come si può comporre questo paradosso? Le partite come è ovvio si truccano molto più facilmente nelle serie minori, dove da un lato il faro della tv è spento e dall’altro la crisi economica provoca inadempienze e fallimenti a catena di club anche di città di una certa rilevanza. E poi dice che le organizzazioni criminali hanno vita facile… entrano nel calcio (come in tutto o quasi) come nel burro.

    Ma dicevamo della serie B, che essendo finita tutta quanta a Sky che nel frattempo perdeva i diritti della Champions a favore di Mediaset, ha goduto quest’anno di una formidabile promozione pubblicitaria. Lo slogan ci dice che “è il campionato degli italiani”, provincia per provincia, ma logicamente non ci dice che nel campionato di B quanto a partite comprate e vendute ne sono successe di tutti i colori, a partire dall’inchiesta giudiziaria (di quelle giornalistiche parlerò tra poco…) “Treni del gol” costata la retrocessione al Catania e la non promozione al Teramo, e neppure  la radiazione al presidente catanese Pulvirenti: ma sì, proprio quello che fino alla sera prima dell’arresto si affacciava come grande esperto di calcio e rispettabile imprenditore da tutte le finestre tv.

    Non sto a dirvi che come in tutti gli scandali del pallone la giustizia sportiva, a partire dalla Procura Federale del leggendario Palazzi, ha avuto la mano assai più leggera delle Procure della Repubblica. Intendo che all’interno del recinto sferico se la fanno e se la cantano come gli pare. Pensate che molti arrestati hanno ripreso tranquillamente a giocare dopo aver fatto calmare le acque mediatiche, leggi quel Masiello che ci raccontava come faceva gli autogol apposta quand’era nel Bari.

    Ma torniamo alla serie B, che si ripropone di far dimenticare le nefandezze di cui sopra. Come? Con comitati etici in cui figura l’unico che ha denunciato il malaffare, quel Simone Farina del Gubbio che nel 2011 “cantò” e da allora, alla faccia dei riconoscimenti morali, naturalmente non è più riuscito a giocare. Perché? Perché “ha tradito”, è uno che ha scelto la legalità invece della mafiosità pallonara nella quale abita chi trucca e chi no, chi scommette e chi no, ma tutti sanno tutto e omettono in piena omertà.

    Un’altra iniziativa della B, giacchè se ne son viste di tutti i colori, è il cartellino verde, che contrariamente al giallo e al rosso premierà il fair play, i “buoni”. Richiesti di un esempio, gli ideatori hanno indicato “Chi segna con la mano e lo dice all’arbitro”. Qui l’umorismo e l’autoumorismo in un ambiente così maleodorante toccano il loro climax: infatti contemporaneamente l’attuale centravanti della Nazionale di Conte (per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio nell’inchiesta-scommesse), Pellè, contro Malta ha segnato con la mano. Ma per evitare oltre al cartellino verde un calcio nei glutei ha eroicamente taciuto.

    Nel frattempo il Procuratore Capo di Cremona, Di Martino, ha chiesto tre giorni fa il rinvio a giudizio per lo scandalo scommesse che si trascina da 5 anni di un’altra decina di individui, stavolta gli “ungheresi” dopo gli “zingari”, compreso il boss di Singapore della cosca internazionale, Tan Seet Eng… Morale: se vi dicessi che ho tra le mani un volume in inglese di due colleghi italiani, free lance e collaboratori di Al Jazeera, Alessandro Righi ed Emanuele Piano, titolo “Kelong Kings”, stampato da loro nel 2014, già tradotto in molte lingue, dedicato al racconto approfondito del primo “collaboratore di giustizia” del settore, un altro tizio di Singapore, Wilson Ray Perumal, arrestato in Finlandia e arrangiatore di ogni sorta di partite in un business negli anni di centinaia di milioni di dollari, e non c’è stato un editore italiano che l’ha voluto pubblicare? Eppure è un “giallo” formidabile che gira il mondo attraverso rivoli e fiumi di scommesse, e ti fa capire tutto, o meglio ti costringe a sapere di sapere quello che in Italia tutti gli uomini di intelletto adulto sanno già. Ricordiamocene, al prossimo scandalo…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Fiore63 .
    07/09/2015 alle 19:29
    Il problema Dottor Bea è che chi comanda vuole continuare a farlo con tutti i mezzi in Inghilterra il Manchester United ha passato 27 anni senza vincere il campionato.Io mi sono chiesto se la Juventus o il Milan o l'Inter sarebbero stati tanto a veder vincere gli altri.

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