• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    03
    ott.
    2015

    Inconvenienti del progresso…

    Condividi su:   Stampa
    lavoro-tecnologia

    Gli Stati Uniti licenziano. L’altra faccia della tecnologia 
    Domenico De Masi, www.inpiu.net

    “Deludente su tutta la linea – ha  dichiarato Brad McMillan, responsabile degli investimenti presso il Commonwealth Financial Network, apprendendo gli ultimi dati sul mercato del lavoro Usa – Questo non è ciò che i mercati stavano aspettando”. Cosa si aspettavano i mercati? Nei primi sette mesi del 2015 sono stati creati in media 212mila nuovi posti di lavoro al mese. Il consensus di Bloomberg si aspettava la creazione di 201mila posti di lavoro per settembre. Invece ad agosto ne sono stati creati solo 136.00 e a settembre 142.000. Era dal 2009 che in America non si verificavano tanti licenziamenti e tante nuove domande di sussidi alla disoccupazione.Ma su cosa si basavano le ottimistiche previsioni di Bloomberg? Si basavano sulla caparbia, persistente sottovalutazione della potenza labour saving delle tecnologie.

    La maggioranza degli economisti continua a illuderci che le nuove tecnologie postindustriali basate sull’informatica, si comportino come le vecchie tecnologie industriali basate sulla meccanica. Allora le automobili determinavano la disoccupazione dei cavalli e dei cocchieri, ma creavano posti di lavoro per operai, progettisti, meccanici, ecc. Oggi i robot, i droni, i bancomat determinano la disoccupazione di milioni di lavoratori nel Primo mondo e creano migliaia di posti di lavoro nel Terzo mondo. Qua e là ci può essere anche nei Paesi avanzati qualche fiammata occupazionale ma, in linea di massima, i posti di lavoro diminuiscono anche nei Paesi dove la produzione aumenta. E’ questa, del resto, la produttività!

    Negli Stati Uniti la disoccupazione “sembra” bassa (5,1%) anche perché è bassissimo il tasso di partecipazione, ormai pari a quel 62,4% che rappresentò il minimo toccato nel 1977. Ma, come si è visto, l’andamento dell’occupazione è ballerino e imprevedibile ovunque, così come è ballerina e imprevedibile la cosiddetta “crescita”. Nel mondo pre-globale, se cresceva l’America, dunque cresceva anche l’Europa. Nel mondo globale, se cresce l’America, proprio per questo qualche Paese d’Europa finisce per decrescere. Ed è molto probabile che si tratti dell’Italia.

    Postato da Redazione
    Argomenti:
     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Facebook
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio