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    26
    ott.
    2015

    Nella corrida della MotoGP stavolta il toro è Rossi

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    valentino-sepang

    Temeva di fare la fine nobile ma irrimediabile del toro, in quella che era diventata una corrida malese: una corrida prima di parole e di sguardi, nei giorni di vigilia e di prove, nel paddock, a Sepang, poi sfociata in pista in un Gran Premio che capovolge al momento la situazione di Valentino Rossi, forse lo sportivo più noto d’Italia, certo il più pagato e forse il più carismatico. Prima della corrida in Malesia era stato tutto un peana per Valentino, strameritato. Era risalito in vetta in questa stagione fantastica, arrivando alla penultima corsa davanti ai giovani leoni che ormai da anni lo inseguono, lo raggiungono, lo passano o lo passavano, pieni di ammirazione per il trentaseienne “Dottore” dell’entroterra altomarchigiano ma con il rispetto che si deve a un monumento.

    Non era previsto che scendesse dal suo straordinario basamento di carriera per rimettersi totalmente in gioco, e da vincente. Si erano sprecati testi e video sul pilota a due ruote probabilmente più forte di sempre, con il fato a guardare dall’alto la circostanza che quattro anni dopo la morte di Marco Simoncelli, su quello stesso circuito, fortuitamente associata al suo amico fraterno Valentino, questi si ritrovasse in testa alla classifica proprio a Sepang, dove aveva vinto in precedenza, nel 2009, l’ultimo suo titolo di campione del mondo, il nono, in attesa del decimo, in una discesa e poi in una risalita “battistiane”. Che corridore, e che tipo questo Valentino stagionale vestito agonisticamente di nuovo, che banderillero e che matador della moto. Ne ho scritto ripetutamente in passato, è un funambolo di testa e di cuore che fa innamorare: “Valentino è un campionissimo, Valentino è un ballerino,Valentino è un ‘Dottore’, Valentino è ricchissimo,Valentino si comporta come se non lo fosse, Valentino è uno zingaro, Valentino è uno scienziato, Valentino è Lucio Battisti, Valentino è Mogol, Valentino non è necessariamente italiano, Valentino è un ragazzo, un uomo, un cucciolo d’uomo nella jungla rombante. Ma soprattutto, Valentino è allegro. Siamo tutti un po’ debitori nei confronti di Valentino Rossi. Perché è allegro e mette allegria anche a chi ne parla o ne scrive…”.

    Un connubio di cognome anonimissimo e di nome poetico seduttore della nostra immaginazione, per un folletto ormai compagno di strada generazionale per gli italiani, seguaci della moto oppure no. Certo, poi il grande scivolone etico con il fisco e l’evasione, il patteggiamento di qualche anno fa per cifre vertiginose… Ma c’era sempre la pista a rinsaldare simboli e liturgie specifiche nel rapporto con l’immaginario italiano, e non solo. Ma ieri è successo qualcosa di capovolto, le circostanze lo hanno infilato in una tortura psicologica da “stivaletto malese”. La pressione si è fatta insopportabile, da giorni insolitamente serio il “Dottore” ce l’aveva con lo spagnolo Marquez, il “nuovo Valentino” come precipitosamente è stato chiamato per il suo talento straripante, reo di essere tangibilmente (secondo Rossi) dalla parte del connazionale Lorenzo, il rivale del momento di Valentino, nel Mondiale e nella stessa scuderia, Yamaha. Così a Sepang in un sesto giro bestiale, il torero favoloso ha pensato di stare lì lì per diventare toro e ha visto in Marquez che lo rallentava (ad arte?) la conferma che faceva da banderillero al torero antagonista, Lorenzo. E lo ha “seccato”. Poi è comunque giunto terzo, non è stato squalificato ma solo penalizzato, nel Gran Premio definitivo (se lo farà… ma fallo, Valentino) partirà in ultima fila, da sfavorito nei confronti di Lorenzo, ormai a un fiato in classifica.

    Il resto è polemica all’arma bianca, in un settore in cui il confronto uomo su uomo è assai più sentito che in Formula 1, dove le monoposto prendono il sopravvento. Qui il pilota è quasi “nudo”, per dirla alla Andersen. E Valentino ha sbracato. Può succedere, è già successo. L’unica cosa che non gli perdono, in questo contesto “bellico”, è che con il titolo adesso è a rischio la sua contagiosa allegria. No, Valentino, questo proprio no, non perderla, non te lo puoi permettere, fallo per noi per i quali tu vinci anche se perdi, resta quello che sei, di toreri raccapezzati ce ne sono già abbastanza.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Francesco RICHICHI .
    27/10/2015 alle 10:21
    Non ho capito una beneamata.. Ti ho sempre stimato sin dai tempi che venivi invitato da Maurizio.. Sinceramente ti ritrovo a scrivere queste "forbitezze" sconclusionate.. Ci vuole troppa intelligenza per i tuoi testi ed io sn troppo.. terra terra..!! Io stò con Valentino, stò con lo sport che prevede che uno cerchi di arrivare primo e non di far diventare ultimo qualcuno.. Ciò è antisportivo!! Mi dispiace che non cogli questo.. Olviero come direbbe Renzi.. Stai sereno!!

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