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    14
    feb.
    2016

    Dalla parte di Nicoletti

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    Nicoletti: candidare Chiara è un’inutile provocazione
    Redazione www.inpiu.net

    Una «provocazione inutile». Non usa mezzi termini Gianluca Nicoletti conduttore di Radio24 ed editorialista de La Stampa, ma soprattutto padre di un ragazzo autistico, Tommy,  per definire la mossa del Pd che non ha candidato neanche una donna alle primarie per sindaco di Roma, ma che ha però candidato Chiara Ferraro, che soffre di autismo “per accendere un faro sulla riforma dei servizi”, come ha detto il padre della ragazza, Maurizio. Intervistato da Rory Cappelli per la Repubblica sabato 13 febbraio afferma: «È un’operazione totalmente ridicola, dalla quale prendo le distanze, come le ho prese la volta scorsa, le prendo anche questa: perché si tratta di un format già visto, di una trasmissione già data con Ignazio Marino quando Chiara era stata presentata come consigliera. Riproporla è un’ennesima fiction: che senso ha candidare alle elezioni una persona che non ti può rappresentare? Che non può parlare, che non capisce cosa sta succedendo? Che non ha idea, che non ha scelto? Perché è questo un autistico a basso funzionamento. Se si fosse presentato il padre di Chiara, l’avrei capito. Magari l’avrei votato. Ma così mi ricorda di quando i preti, in altri tempi, portavano gli orfanelli in giro per strada, e poi li rinchiudevano di nuovo». Dunque non è questo il modo per “accendere un faro sulla riforma dei servizi?”. «No, appunto. Non dimentichiamoci che questa è la città di Mafia Capitale. Che significa che le cooperative che si dovevano occupare di persone con ritardi o problemi psichici, erano anche quelle che ci speculavano sopra insieme agli amministratori. I politici vogliono mandare un messaggio? Che lo facciano presentando un programma serio, battendosi perché si riesca ad ottenere dei diritti: io sono, per esempio, preoccupato per cosa accadrà a mio figlio quando non ci sarò più e come me tutte le famiglie che vivono la stessa condizione. Già adesso è difficile far capire ai datori di lavoro cosa significa per uno di noi la legge 104, perché ogni volta sembra che si rubi qualcosa. La nostra quotidianità è dolorosa, complicata, piena di sofferenza: perché i politici non lavorano sull’inclusione scolastica o, che so, sulla possibilità per questi ragazzi di fare vacanze e di come farle?» Forse è proprio questa l’idea: sensibilizzare su questi problemi attraverso una sorta di provocazione. «Ma si pensa davvero di sensibilizzare un cittadino chiedendogli di votare per una persona che poi in realtà non è in grado di svolgere quel ruolo? Non si può usare l’handicap per dire “siamo tutti buoni”: ci si deve occupare continuamente e veramente dei bambini con problemi. Per la dignità di mio figlio, per la dignità di tutti quelli per cui non dormo la notte, questa è solo una messinscena, una mascherata che non porta a nulla, anzi porta solo a un grande dolore. Dicono che è il sogno di Chiara: ma può essere il sogno di Chiara? Lei non sa niente di tutto questo. Non capisce. Forse sogna di mangiare un gelato con suo padre, proprio come mio figlio. Tutto questo è imbarazzante e io mi sento male a dover dire queste cose».

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