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  • Oliviero Beha
     
    29
    feb.
    2016

    Il Paese realpallonaro e quello legale

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    Gianni Infantino,  presidente della Fifa
     
    Gianni Infantino, presidente della Fifa

    C’entra qualcosa la rapina ad Insigne e la sua presumibile paura con il nuovo governo della Fifa, intesa ovviamente come acronimo e non come orrendo gioco di parole? Magari no… Ma entrambi fanno parte pesante dello zibaldone di questo fine settimana strapallonaro, che stasera con Fiorentina-Napoli ci dirà qualcosa di più su scudetto e lotta Champions. Anzi leviamoci subito il dente su questa partita: di fronte due squadre appena eliminate dall’Europa League anche se minacciavano di vincerla, con la differenza oltre ai punti in più del Napoli che De Laurentiis sembra aver fatto tutto il possibile per mettere a disposizione del carneade (a grande livello) Sarri una rosa competitiva di venti persone, contro i 24 della Juventus e all’ingrosso della Roma.

    Mentre i Della Valle bros, ritrovatosi con una pepita d’oro tra le mani, l’altro poco più che carneade Sousa, né in estate né in gennaio ne hanno esaudito le tutt’altro che esose richieste. Mancano un difensore e un centrocampista di buono o meglio ottimo livello, e quindi il portoghese si ritrova con i soliti 15 che ruotano. L’obiezione della proprietà, che sono esposti per un’altra quindicina di milioni malgrado le campagne in attivo, cozza contro il tentativo stragridato di comprare Salah (20 milioni, e invece è alla Roma…), Milinkovic-Savic (10 milioni, e invece è alla Lazio…), Grassi (7 milioni, e invece è al Napoli…), Mammana (9 milioni e invece è rimasto al River Plate…): ovvero se ti lamenti di dover ripianare, perché illudi le folle? Dico questo non da fiorentino, nel doppio senso di cittadinanza e tifo che a Firenze combaciano in modo rinascimentale, ma da logico. Non per caso Ranieri con il Leicester dimostra in Premier che “la palla è davvero rotonda”, esattamente quello che ha provato a fare senza denari Sousa. Stasera magari il campo sarà dalla sua parte, ma il discorso non cambierebbe di una virgola, anzi. Autolesionismo societario allo stato puro comunque.

    Anche perché contrariamente a Roma e Napoli Firenze – come Milano e Torino, storicamente a un altro livello da ogni punto di vista, anche rotondocratico/logico/lalico- non è sottoposta alla pressione della piazza in overdose tossicodipendente come Roma per la Roma, e in parte la Lazio, una pressione che solo tempre da capitano di ventura medievale come Capello e oggi Spalletti riescono a governare, pur in condizioni societarie italoamericane albertosordesche. Né si registrano casi come quello di sabato sera, con rapina ad Insigne e alla moglie in pieno Vomero, ultima di una nutrita serie a giocatori del Napoli. Stavolta è toccato al giocoliere verace, cui il rapinatore ha chiesto anche “dedicami il prossimo gol”. Tanto per dimostrare che calcio e società sono due universi separati…

    Ma mi faccia il piacere, alla Totò! Rimarrebbe ora il nesso con l’elezione di Gianni Infantino, di nascita svizzero come Blatter, ma ombra di Platini come segretario generale della Uefa, a Presidente della Fifa, una simpatica organizzazione che gestisce i Mondiali e i relativi diritti tv essendo la federazione mondiale della sfera. Infantino, di origini calabresi ma con nazionalità di stampo elvetico puro anche se professa “la mia grande soddisfazione di sentirmi italiano” (mah…), spunta dopo il marasma delle indagini giudiziarie su questa specie rotonda di “Cosa Nostra” o “Yakuza” o “Narcocartello”  che secondo l’FBI sarebbe diventata l’organizzazione che faceva capo a Sepp (mar delle ) Blatter. Infantino è all’Uefa da una quindicina d’anni: non aveva mai avuto sentore di nulla, con il suo superiore Michel “le roy” andato a rotoli con una squalifica di otto anni come Blatter, da parte del Comitato Etico (risata) Fifa, poi in appello ridotta a sei? Interessante: come è interessante che il “main project” (si esprimono così, non è colpa mia…) di Infantino sia l’allargamento a 40 squadre nazionali ai Mondiali appena possibile. Non ha parlato di Mondiali “puliti”, anche non virgolettati, nell’assegnazione e nello svolgimento, no, quello è evidentemente pretendere troppo. Come direbbe nella parte di Infantino il simpaticone armato del Vomero, per chi avrà in dote dopo la discutibile Russia 2018 e il caliente e sospetto Qatar 2022 l’ospitalità della manifestazione, “dedicatemi la prossima abbuffata”.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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