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  • Oliviero Beha
     
    14
    mar.
    2016

    C’è anche qualcuno che bara nei Giochi

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    olimpiadi2024

    L’ultima settimana mediatica dello sport mondiale ha visto al proscenio il caso della “divina Sharapova”, la stupenda tennista russa trovata positiva all’antidoping. Maria, o “Masha”, dopo aver fatto sognare non solo i supporters della racchetta ha anche frequentato negli ultimi anni il Meldonium, sostanza anti-ischemica con cui il paziente si cura il diabete, dal 1 gennaio scorso nella lista nera della Wada, l’agenzia anti-doping. In tutti questi anni non esattamente un organismo letale per la “droga sportiva”, al punto che i maligni disegnavano lo spettacolo sportivo sempre più dopato e i suoi controllori come due facce rovesciate della stessa medaglia. Maligni, certo…

    Comunque sia, la “bella” si è giustificata dicendo che non sapeva della proibizione della “bestia” farmacologica, le polemiche sono tutte ancora in piedi, il sobrio Putin sostiene che sia “un complotto” (come quello dell’indagine FBI sullo scandalo Fifa/Mondiali di calcio che riguarda anche la prossima edizione in Russia?). Peccato che negli ultimi mesi molte discipline sportive sotto Mosca, e in primis l’atletica leggera, siano state colpite da accuse di doping (“Sembra che i russi stiano cambiando solo le sdraio sul Titanic” è stato detto), al punto che la regina dei Giochi potrebbe non andare a Rio la prossima estate. Del resto basta avere confidenza con i ciclisti, russi o no, per sapere che il Meldonio corre con loro che è una bellezza… Grandissimo esempio per i dilettanti e gli amatori che inondano le strade troppo spesso “cotti” dagli “aiutini”.

    La settimana precedente, invece, aveva fatto il giro del mondo la notizia che la magistratura francese aveva dilatato l’inchiesta sull’ex presidente della Iaaf, la Federazione internazionale di atletica leggera, il senegalese Lamine Diack, accusato di aver pilotato attraverso il suo pacchetto di voti (manco fossero le primarie di questi tempi…) l’assegnazione dei Giochi 2016 e 2020, a Tokyo, in cambio di denaro. Naturalmente gli interessati negano.

    Perché da mosaicista discreto tengo insieme queste due macroscopiche tessere del mosaico a “Cinque Cerchi”, che ci fanno sospettare (eufemismo) la deriva di atleti, tecnici, dirigenti e politici sportivi, bruciacchiati nel sacro fuoco di Olimpia? Così da darci la forte impressione che la degenerazione complessiva abbia travolto qualunque idea di lealtà agonistica e trasparenza organizzativa in ambito planetario? Perché invece pare che da noi il Comitato Promotore per i Giochi del 2024 insista: a Renzi (con il ligio Giachetti candidato sindaco capitolino in scia), Malagò (il nostro amato passato remoto), Montezemolo (la vergine cuccia di ogni Evento, sportivo e non) ecc. la candidatura di Roma sembra un giulebbe.

    Ho già spiegato qui, a partire dall’estate scorsa, i tantissimi “contro” di tale ipotesi, e i radicali hanno già raccolto le mille firme necessarie per presentare a giorni alla Commissione capitolina deputata il quesito referendario, che se ammesso permetterebbe ai cittadini di dire la loro consultivamente. Tra i componenti di detta Commissione c’è anche il Docente di istituzioni di Diritto Pubblico presso l’Università di Tor Vergata, Giovanni Guzzetta. E dove dovrebbe essere costruito il Villaggio Olimpico se non a Tor Vergata?

    Comunque aspettiamo fiduciosi entro il mese la risposta della Commissione. Nell’attesa mi tiene compagnia un dubbio: giacché sono già stati stanziati 10 milioni pubblici, cioè nostri, per il Comitato Promotore, e non sappiamo dove saranno Renzi e Malagò nel 2024 (Luca me lo posso immaginare, ha una tempra inscalfibile…), non sarà che in realtà dei Giochi da ospitare non freghi niente neppure a coloro che li promuovono e invece i veri giochi avvengano prima? Che cioè già il solo ipotizzarli sia scacchisticamente una mossa del cavallo, alla Sklovskij, per portare a casa quanto più possibile visibilità e fondi? E dunque consenso politico e politico-sportivo? E il timore del referendum non riguardi quindi i Giochi in sé ma l’immagine di chi li vuole, alla faccia del dissesto economico che hanno portato con sé in passato e del livello di amoralità dello sport che dovrebbero simbolizzare? A quando un dibattito vero magari in tv, magari con il trio promotore delle meraviglie? Rimango a disposizione…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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