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  • Oliviero Beha
     
    30
    mar.
    2016

    Come sempre tutti gli impicci portano a Roma

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    buche-di-Roma

    Le strade di Roma, per lo più dissestate e lerce da vergognarsi, guardano ricambiate la prima pioggia di manifesti elettorali perle prossime Amministrative, per lo più impresentabili e insulsi (cfr. per far un esempio semi nobile “Liberi dai partiti”: ma quali partiti, se ormai sono poco più di bande sgangherate? Casomai – che so – un bel “Liberi da Caltagirone” di tutt’altra pregnanza, per dire…). Si guardano ma non si capiscono, e pensano rispettivamente che non sia cosa loro. Le strade rimangono quel trionfo di suburra, in centro e in periferia, i manifesti rimandano a una politica politicante & esercente che non ha ormai più nulla a che vedere con una sana amministrazione. Roma è precipitata in un gorgo di irrecuperabilità, e invece di cercare un terreno comune di rinascita assistiamo a una passerella di candidati da guerre pacioccone, eccezion fatta per la composta Raggi; il cui destino politico non può però prescindere dall’ambivalenza del M5S, di lotta e di governo, di Piazza e di Palazzo, in un guado che coinvolge sia il vertice che la base e che non può durare più di tanto. Sortite come quella recente di Luigi Bisignani, lo snaporaz del lobbismo più valente in circolazione, secondo il quale si andrebbe a un’ipotetica confederazione tra Salvini e Casaleggio, in una Lega 5Stelle da un lato rabbrividente e dall’altro pragmatica, non sono del tutto casuali. Ma la possibile vittoria del M5S a Roma viene fatta passare anche come una “trappola” tesa da Renzi e Berlusconi, con Verdini di supporto, a Grillo e C.: se dimostreranno di non saper governare una Capitale ingovernabile sarà la prova della loro inconsistenza.

    E’ proprio questo il tema, che galleggia tra le buche stradali e i manifesti: fottere comunque Roma se serve a fottere gli avversari. Roma come qualunque altro luogo elettorale, intendiamoci, ma Roma come fogna generalizzata e come simbolo del degrado, di cui “Mafia Capitale” è un perfetto specimen e non solo un’eventuale serie tv. Roma in confronto alla quale persino la Milano delle infiltrazioni ‘ndranghetose e della voragine debitoria dell’Expo 2015 ha un che di “svizzero”. Adesso Renzi è negli Usa: qualcuno gli dovrebbe ricordare che un quarto di secolo fa la “nera” Washington aveva la nomea di “capitale degli omicidi” e una scia di crimine organizzato e capillare che metteva paura. Da qualche anno il governo ha pensato che forse il luogo città istituzionale degli Usa doveva sembrare ed essere altro, e c’è stata una concertazione politica per rimetterla in sesto. Lo so, sono discorsi remotissimi per la canizza locale. Ma il punto è che il dissesto delle strade e quello della vita quotidiana finiranno per ingoiare anche loro, che non ci fanno caso. Anzi se ne approfittano. Per esempio citavo prima Caltagirone un po’ paradossalmente, vista la prosa pia costruttrice da cui nasce Alfio Marchini. Adesso ci riprovo logisticamente. Il futuro di Roma può figurarsi nell’ipotesi dei Giochi 2024, in cui eventualmente il villaggio olimpico verrebbe costruito in aree caltagironesche lontanissime dagli impianti di gara invece che in un perimetro di Roma Nord molto più vicino e logico? Non posso aspettarmi che lo spieghi ai romani Il Messaggero, quotidiano probante della capitale di proprietà del medesimo. Ma poiché in mezzo, tra le strade e i manifesti occhieggianti, ci dovrebbero essere i rispettivi programmi dei candidati di solito ignorati da una politica svuotata di senso, intanto dire la propria sulle Olimpiadi a Roma e il progetto di Caltagirone potrebbe risultare pesante. Che ne dicono i possibili futuri sindaci?

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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