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    28
    mar.
    2016

    Di questo si dovrebbe occupare la politica in senso stretto e lato

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    manodopera-mentedopera

    Dalla manodopera alla mentedopera
    I parametri del lavoratore innovativo
    di Domenico De Masi, www.inpiu.net

    Quando, nella metà dell’Ottocento, l’industria era in piena ascesa, nella città di Manchester, allora la più industrializzata del mondo, il 94% dei lavoratori dipendenti erano operai e solo il 6% era costituito da imprenditori, manager e impiegati: quella che oggi si chiamerebbe “mentedopera”. Dopo 160 anni la situazione è completamente cambiata: nei paesi avanzati gli operai rappresentano solo un terzo di tutta la forza lavoro mentre due terzi sono composti da imprenditori, impiegati, manager, professional e dirigenti. Per questo, la ricerca appena conclusa dall’Adp Research Institute Evolution of Work su 2.000 dipendenti e datori di lavoro in 13 Paesi offre indicazioni molto utili sulle trasformazioni in atto in quei due terzi composti di “mentedopera”. Le esigenze emerse in questa fascia di lavoratori intellettuali sono cinque: flessibilità dei luoghi in cui lavorare; accesso alla formazione in tempo reale; maggiore autonomia; senso di stabilità; possibilità di lavorare su progetti personalmente rilevanti.

    Le aree del pianeta in cui la popolazione è più giovane sono più portate ad abbracciare il cambiamento: l’81% nell’Asia-Pacifico, contro il 59% in Europa. Il 52% degli europei, contro il 19% di chi lavora nell’Asia-Pacifico, prova ansia o timore alla prospettiva di dover acquisire rapidamente nuove competenze per adeguarsi ai ruoli che cambiano. Permangono alcune preoccupazioni circa quei cambiamenti percepiti come capaci di mettere a repentaglio la sicurezza del posto di lavoro. Il 45% teme che automazione, macchinari smart e intelligenza artificiale possano sostituire le persone nei lavori più ripetitivi. Per sicurezza lavorativa gli intervistati non intendono più la stabilità del posto di lavoro ma l’appartenenza a un buon network professionale e la capacità di attingere alle relazioni con gli altri per trovare lavori adatti ad estendere la propria carriera in senso non lineare

    L’80% degli intervistati si dichiara ottimista circa la possibilità di lavorare su interessi personali o su obiettivi che, nei prossimi anni, avranno un impatto sulla società. Il 95% degli intervistati afferma di poter lavorare ovunque grazie al telelavoro e perciò esige una migliore connettività informatica. Il 93% ritiene di potersi spostare in qualunque area geografica in cui siano richieste le proprie competenze. Quasi il 60% è convinto che prima o poi verrà a scomparire il limite standard di età pensionabile. In sintesi, impiegati e manager concordano sulla necessità di accettare i cambiamenti tecnologici e sull’opportunità che le imprese, per rimanere competitive, consentano la flessibilità e diano ai collaboratori la possibilità di coltivare gli interessi personali nel rispetto della mission aziendale.

    Fonte: www.inpiu.net

    Postato da Redazione
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    Dopp. .
    29/03/2016 alle 23:55
    Qualcuno intervenga sulla nazionale di calcio stanno facendo giri di soldi tutte le mafie del mondo, ormai non solo ci si scommette sui punteggi esatti nelle amichevoli...( con portieri che si spostano e rigori regalati..cosa che fanno tutti coi benessere di sponsor )..ma pure sui successori dei ct..e porcherie varie..intervenga il papa se può o un America ma chi ci può salvare se non cominciamo a disertare tutto questo giro di soldi?

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