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  • Oliviero Beha
     
    09
    mar.
    2016

    Per Marco

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    amicizia

    Chi sta leggendo queste righe sa che del mio sito/blog e della mia pagina Facebook “personali” ho quasi sempre fatto un uso non dirò impersonale ma certamente mediatico, tra il giornalismo e più in generale la comunicazione. Magari spessissimo con dei punti di vista personali, ma su vicende pubbliche.

    Stavolta è diverso. Scrivo di un fatto privatissimo, come la scomparsa di un amico forte di un’amicizia di mezzo secolo,  da intendere senza che si offendano gli altri piuttosto come “l’amico”, quello che un tempo si chiamava l’amico del cuore. Spero di non essere frainteso: non voglio mettere in piazza o in bacheca il dolore profondo né la fitta acutissima per la mancanza di Marco, rischiando lo sfiatatoio sfibrante e respingente del web, ma solo emulsionarlo tra chi (forse in tanti) ha provato qualcosa del genere per tentare di respirare meglio. Autoterapia confessa.

    Niente di giornalistico, insomma, non vi dirò quanti anni aveva, di che cosa è morto, che cosa ha fatto nella vita, ma “soltanto” chi era, chi è stato, chi è per me ora che posso solo piangerlo e ricordarlo.

    Non mi è capitato mai, nella mia esistenza non brevissima, una persona come Marco, un popolano aristocratico la cui aristocrazia di pensiero e sentimento dipendeva tutta da un’intelligenza che il QI non misura, l’intelligenza della vita. Un pragmatico con una forza interiore rara, un ateo che viveva da perfetto cristiano, un “compagno” che sapeva mettersi da solo le virgolette che avete trovato. Un uomo fine, con tutti gli attributi possibili e nessuna esibizione, una nobiltà e una generosità senza tempo: spesso mi sembrava nella sua struggente semplicità un essere inetichettabile secondo i parametri correnti, che conosceva e detestava incazzandosi ma senza mai farsi cambiare da essi. Un uomo inattuale nel significato più commovente e poetico del termine.

    Averlo avuto come amico interiore e quindi intimo in un superlativo degli affetti, come padrino di uno dei miei figli, come “complice” di atletica leggera e poi come presenza intergenerazionale durante la vita che correva dove voleva, è stato uno straordinario privilegio di cui forse non mi sono reso conto abbastanza. 

    Quando nelle decadi della tua esistenza semini sempre e comunque un’idea di bene, di pulizia, di ordine materiale e immateriale, e lo fai con naturalezza solare, rispettando la tua natura e quella degli altri, ma prima te stesso per essere in grado di farlo con gli altri, raccogli quello che ci ha lasciato in eredità Marco, “questo” Marco. Spero per voi che abbiate avuto e abbiate ancora tutti un Marco così nelle vostre giornate.

    o.b.

    Postato da Redazione
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    Carla Forcellini .
    11/03/2016 alle 14:02
    Conosco Marco dal 1978, anno in cui ho fatto i miei primi Universitari, l'anno dopo ero tesserata CUS Roma fino al 2002. Da subito si è creato un'empatia che è durata per tutta la nostra amicizia. Una persona speciale che Oliviero ha descritto come se avesse letto nel mio pensiero e nel mio cuore!
    Angelo .
    10/03/2016 alle 16:16
    Ho avuto la fortuna di lavorare con Marco a 2 edizioni del GPS Liberazione, dott.Beha dove e quando ci sono i funerali?

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