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  • Oliviero Beha
     
    22
    mar.
    2016

    Qualcuno era conformista…

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    de_bortoli_ferruccio

    STAMPA BASTARDA – DA ‘SERVUS’ DEI POTERI FORTI A LIBERTO DEGLI EDITORI IMPURI: DOPO QUASI VENT’ANNI DI DIREZIONI (“CORRIERE” E “SOLE”) FLEBUCCIO DE BORTOLI SCOPRE IL CONFORMISMO DELLA NOSTRA STAMPA – E RIMPIANGE LA STAGIONE DEGLI AGNELLI E CUCCIA, EDITORI IMPURI CHE CAVALCARONO L’INCHIESTA MANI PULITE NON TANTO PERCHÉ AVEVANO “A CUORE GLI INTERESSI NAZIONALI”, MA CON LA SPERANZA DI SALVARE DALLA GIUSTIZIA LE LORO PROPRIETÀ-TANGENTARE
    Tra le tante vicende (o malefatte) che hanno scandito la sua presenza in via Solferino, forse Flebuccio dimentica in quali stanze di via Solferino fu “redatto”, su imput di Cesare Romiti, il “memoriale Papi” per evitare che il dirigente della Fiat, imprigionato, inguaiasse i suoi massimi dirigenti…
    Dagospia.com

    DAGONOTA
    Per quasi un ventennio Ferruccio de Bortoli ha diretto quotidiani autorevoli. A parte una breve parentesi alla Rcs Libri nel ruolo, non secondario, di amministratore delegato. E’ stato per ben due volte alla guida del Corrierone (1997-2003 e 2009-2015) e nel intermezzo in via Solferino ha preso le redini del Sole24Ore, house organ della Confindustria, dal 2005 al 2009 ed è stato candidato alla presidenza della Rai.

    Oggi è tornato a fare l’editorialista di punta nella sua antica testata d’origine. Un record invidiabile di permanenza il suo nelle stanze del potere dell’editoria tanto caro ai salotti buoni dell’economia e della finanza che oggi scappano dalla carta stampata in crisi di copie e d’identità.

    Così, leggendo la lunga intervista rilasciata sabato scorso a Silvia Truzzi su il Fatto, il nostro Flebuccio ci ha ricordato la figura di Menippeo da Gadara, uno dei tanti schiavi greci che dopo essersi affrancato dalla servitù divenne da ancilius a dotto filosofo liberto della scuola cinica.

    Ultimata la lettura della sua Menippea, infatti, si ricava l’impressione che Flebuccio abbia vissuto la sua lunga stagione direttoriale nell’illusione di essere stato libero in quella che è stata, soprattutto in Italia, una “fabbrica del consenso” di chomskyana memoria.

    Un conformismo (e un servilismo) che l’irruzione del Web ha definitivamente messo a nudo nonostante quel “sentimento nazionale” che, secondo de Bortoli, avrebbe animato la Fiat di Agnelli o la Mediobanca di Cuccia. E nel citare, con un pizzico di nostalgia, gli ex poteri forti (i dominus) che l’hanno scelto due volte per la poltrona di Albertini – “personaggi anche discutibili con una loro etica personale” -, l’ex direttore del Corriere spesso scambia l’etica con la cotica di Lor signori che l’hanno buttato fuori dal Corriere.

    Gente ahimè dal pelo sullo stomaco. Editori impuri che dopo aver spolpato a turno l’Rcs, all’inizio degli anni Novanta si sono messi a cavalcare l’inchiesta Mani pulite (direzione Paolo Mieli) non tanto perché avevano “a cuore gli interessi nazionali”, ma con la speranza di salvare dalla giustizia le loro proprietà-tangentare e i loro vertici aziendali.

    Tra le tante vicende (o malefatte) che hanno scandito la sua presenza in via Solferino, forse l’ex servus Menippo-Flebuccio dimentica in quali stanze di via Solferino fu “redatto”, su imput di Cesare Romiti, il “memoriale Papi” per evitare che il dirigente della Fiat, imprigionato, inguaiasse i suoi massimi dirigenti.
    agnelli enrico cuccia

    E ha sentore l’ex servus delle pressioni sul giornale dello gnomo della finanza Cuccia dopo che era finito a San Vittore (mazzette) il consigliere di Mediobanca Salvatore Ligresti, rimasto al suo posto in via Filodrammatici nei tre mesi di detenzione preventiva? O delle umiliazioni subite da alcuni suoi eccellenti collaboratori da parte dei sacri pattisti dell’Rcs?

    Tornando all’oggi, Ferruccio manifesta addirittura “sofferenza” per la (s)vendita della Rizzoli Libri alla rivale Mondadori. E condanna il silenzio degli stessi giornalisti per la concentrazione editoriale Espresso-Stampa: “L’avesse fatta Berlusconi, avremmo avuto manifestazioni in piazza e scioperi…”.

    Ora, parafrasando il Ferruccio liberto, ci viene da obiettare: se al Corriere ci fossero stati ancora un Afeltra, un Buzzati, un Montanelli al momento della alienazione della sede storica da parte dell’”umana” proprietà, le maestranze non avrebbero forse scioperato e occupato l’edificio, emblema della stessa città?

    Ma giornalisti, poligrafici, impiegati e l’intellighènzia milanese, con alla testa il sindaco Pisapia, stavolta non si sono neppure mossi (non diciamo mobilitati) per impedire lo scempio. Il tutto si è consumato invece nel mutismo assordante dei vinti.

    E senza che il suo direttore, ancilius de Bortoli, lo condannasse con un editorialino da offrire ai suoi lettori (residui). Diceva, del resto, Goethe nelle Affinità elettive che “nessuno è più schiavo di colui che si considera libero senza esserlo”.

    Postato da Redazione
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