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  • Oliviero Beha
     
    11
    apr.
    2016

    Dopo oltre due mesi un principio di verità

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    giustizia-per-regeni-1

    Come volevasi, un maggiore impegno di opinione pubblica e giornali ha spinto la politica a stracciare quella coltre di ipocrisia iniziale su un delitto di Stato. Certo, può essere solo una sceneggiata diplomatica visti gli interessi economici in gioco tra i due Paesi: ma almeno si intuisce come sia andata davvero e nessuno può più far finta di fraintendere o non capire. Altro che spia e insinuazioni su un giovane di valore ammazzato così.
    o.b.

    MISTERI D’EGITTO – REGENI POTREBBE ESSERE STATO “PRESO” A PIAZZA TAHRIR NEL CORSO DEI RASTRELLAMENTI COORDINATI DAL GENERALE KHALED SHALABY IL 25 GENNAIO, QUINTO ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE. UN GIORNALE EGIZAINO SCRISSE: “ARRESTATO UNO STRANIERO IN UN CAFFE’”
    Lo scontro tra Italia e Egitto sulla morte di Giulio Regeni: emergono particolari che alimentano la pista di un “delitto di Stato”. Giulio sarebbe stato prelevato dalla polizia a piazza Tahrir, dove aveva appuntamento con il suo amico Gennaro…
    Dagospia.com

    Carlo Bonini e Giuliano Foschini per “la Repubblica”
    Può sembrare un paradosso. Ma il fallimento del vertice di Roma sull’affaire Regeni con l’artificiosa accusa mossa dal governo del Cairo a Palazzo Chigi di «voler politicizzare il caso per ragioni interne dopo le dimissioni del ministro dello sviluppo economico sullo sfondo di un caso di corruzione» (così ieri il portavoce del ministero degli Esteri Abou Zeid) di fronte alla ribadita «volontà di andare fino in fondo alla verità» (lo hanno ripetuto ieri il ministro Gentiloni e il premier Renzi), consente all’inchiesta di ripartire da almeno due certezze che inchiodano gli apparati di sicurezza egiziani.

    Che tornano a dare centralità al ruolo del generale Khaled Shalaby, comandante della polizia criminale di Giza con precedenti per tortura e qualificano dunque la morte di Giulio per quel che è stata. Un omicidio di Stato.

    La prima certezza. Per otto settimane, è stata dato per acquisita la circostanza che Giulio sia stato sequestrato nei cento passi che dividevano la sua abitazione e la fermata della metropolitana di Dokki. Ma, da venerdì sera, il quadro appare significativamente cambiato.

    È certo che alle 19.59 del 25 gennaio il cellulare di Giulio agganci la rete dati del metro. Questo significa che Giulio era all’interno della stazione e, a meno di non voler immaginare un sequestro nella folla o su uno dei vagoni del metro, sia regolarmente salito su uno dei convogli che lo hanno portato alla fermata di piazza Tahrir, dove, in un bar, aveva appuntamento con il suo amico Gennaro.

    La certezza che Giulio sia salito sul metrò la potrebbero dare le registrazioni delle 56 telecamere di sorveglianza della stazione di Dokki ma, curiosamente, gli inquirenti egiziani sostengono che la sera del 25 fossero fuori uso. Tutte. Tranne una. Puntata su una delle sei scale mobili di accesso.

    E tuttavia, aggiungono, il nastro della registrazione, è sovrascritto e potrebbe essere ripulito solo da esperti tedeschi cui, ovviamente, il nastro non è stato ancora messo a disposizione.

    L’assenza di immagini di Dokki la sera del 25 fa il paio con quella della stazione di piazza Tharir. Cruciali per comprendere se Giulio vi sia arrivato. E non è chiaro — la delegazione egiziana non ha saputo o voluto spiegarlo — se perché anche queste fuori uso o, perché quelle immagini non siano mai state recuperate.

    L’accidia degli inquirenti egiziani è necessaria ad allontanare l’attenzione dalla scena di piazza Tahrir la sera del 25 gennaio, quinto anniversario della Rivoluzione. Perché su quella piazza sono la Polizia, sono gli uomini della Sicurezza Nazionale.

    E perché in quella piazza, quel 25 gennaio, sono in corso retate che — come comunicheranno fonti del Ministero dell’Interno — hanno come bilancio l’arresto “ufficiale” di «19 egiziani e 1 straniero» . Uno «straniero». Chi?

    La seconda certezza. Fonti ufficiose egiziane riferiranno nei giorni successivi alla scomparsa di Giulio che gli stranieri fermati, in realtà, sono due. Uno è un cittadino turco. L’altro, un “cittadino americano”, la cui identità, però, resta misteriosa. Allora, come oggi. Ebbene, quella “nebbia”, si scopre ora, ha una logica. Deve proteggere l’uomo che delle operazioni di rastrellamento di quella sera è il dominus: il capo della Polizia di Giza. Il generale Khaled Shalaby.

    Ne scrive in un breve articolo sul sito online del giornale locale “Veto”, recuperato e tradotto da Repubblica, il giornalista Manal Hammad. Leggiamo: «Il generale Khaled Shalaby ha affermato che sono in corso accertamenti su un individuo di nazionalità straniera arrestato all’interno di un caffè.

    Lo straniero si trova nella questura di Giza, nella zona di Al Bahr Al Azam. Shalaby ha dichiarato a “Veto” che gli agenti della questura lo hanno arrestato in seguito ad una segnalazione di un cittadino a proposito di un individuo che parla coi giovani e con i cittadini in una lingua araba approssimativa, impiegando anche termini stranieri.

    È stato accertato che è straniero e cerca di mobilitare e indurre a scendere in piazza in occasione della ricorrenza della rivoluzione del 25 gennaio, fatto che ha portato a un alterco verbale tra lui e un cittadino a seguito del quale è stato denunciato alla polizia e arrestato.

    Nel confronto con gli uomini del Dipartimento investigativo, il giovane straniero ha negato di avere incitato i giovani ad opporsi allo Stato, ha sostenuto che i suoi spostamenti nelle zone popolari d’Egitto gli servono per imparare il dialetto egiziano. È stato redatto un verbale dell’accaduto ed inviata una comunicazione alla Procura » .

    La circostanza riferita da “Veto” in quei giorni (di per sé neutra perché la notizia della scomparsa di Giulio Regeni non è ancora pubblica) è evidentemente significativa. Ma lo è altrettanto il fatto che per 8 settimane sia stata taciuta ai nostri investigatori. Sicuramente, incrociata con quanto lo stesso Shalaby dirà ufficialmente il pomeriggio del 3 febbraio (giorno del ritrovamento del cadavere di Giulio) consente di fissare tre circostanze.

    Sulla scena dei rastrellamenti del 25 si muove l’uomo che prima accrediterà “l’incidente stradale”, quindi fornirà il particolare dei “pantaloni abbassati” con cui Giulio è stato ritrovato e quindi riferirà di “aver visto il corpo” così distrattamente da non notare i segni di tortura, ma abbastanza da «escludere che la morte sia dovuta a coltellate».

    Postato da Redazione
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