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  • Oliviero Beha
     
    09
    apr.
    2016

    Emiliano, per non dimenticare

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    chiesa-artisti-roma

    Quando partecipo a questo tipo di funerali, intendo quelli che coinvolgono un certo demi-monde romano, non posso non rifarmi a “La Grande Bellezza”, il film da Oscar di Sorrentino su cui complessivamente sarei molto critico. Niente filo rosso, molti bozzetti, alcuni dei quali però perfetti, come quello appunto su certi funerali a Roma, che sembrano sempre meno funerali e sempre più “occasioni”. Con questo non voglio dire che chi era presente ieri pomeriggio alle esequie di Emiliano Liuzzi, prematuramente e inopinatamente scomparso, nella Chiesa detta degli Artisti, a Piazza del Popolo, ossia famiglia, amici, colleghi di un giornalista bravo e soprattutto di un uomo interiormente ben fatto, non provasse il dolore che dimostrava. Emiliano lascia un vuoto proprio perché ha seminato, foscolianamente, “eredità d’affetti”. E’ che l’anima di cui parlava un parroco verboso e magari pieno di fede e buona volontà, generoso nelle strette di mano come se invece che in chiesa si fosse da un’altra parte (in tv?), pareva mescolarsi fin troppo con un’aria da rappresentazione laica e ipersecolare di cui Sorrentino ha reso il ritratto.

    L’ho pensato altre volte, è più forte di me. E se scrivo queste righe è perché l’ironia, il distacco, la gentilezza d’animo di Emiliano tutto questo l’avrebbero notato. E forse commentato. S’è detto che lui “non giudicava”: è vero, ma solo se si dà al verbo giudicare quell’impronta e quell’alone di superomismo da magistratura o da giornalismo prosopopeico che ha ormai assunto. Etimologicamente, se giudicare significa avere un giudizio, un’opinione, la facoltà anche faticosa di distinguere e di decidere, beh, tutto ciò uno come Liuzzi ce l’aveva dentro e lo tirava fuori con il suo stile. L’anima insomma, quella del parroco o una cosa che ci piacerebbe tanto, era faccenda che lo riguardava da vicino. Almeno così mi è parso nelle poche volte in cui l’ho incontrato e nelle frequenti occasioni in cui per telefono abbiamo barattato informazioni redazionali con giudizi sul nostro mondo e quello degli altri. Giudicava, sì, in questo senso maturo Emiliano. E spero che si continui a parlare di lui per farlo vivere ancora a lungo nella memoria, che per chi non è del tutto sicuro del Padreterno è un sinonimo certo dell’anima. Ciao, Emiliano.

    o.b.

    Postato da Redazione
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    Commenti
    2
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    Enrico .
    11/04/2016 alle 03:12
    Mannaggio...
    Enrico .
    11/04/2016 alle 03:10
    Grazie.

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