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    20
    apr.
    2016

    Renzi è sulla buona strada per essere un piccolo Ivanov

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    Gjorge Ivanov
     
    Gjorge Ivanov

    Sono due le cose che mi sorprendono di più, all’indomani di un referendum prevedibilmente affondato e alla vigilia (lunga, lunghissima: o breve?) di un referendum decisivo sulla Costituzione rimaneggiata dalla maggioranza variabile di cui il Paese si avvale. La prima è che Matteo Renzi non sia ancora riuscito nell’impresa in corso d’opera del suo omologo macedone, Gjorge Ivanov. Sì, quello dell’amnistia per tutti i politici passati, presenti e futuri, contestata in piazza da un’opinione pubblica esasperata. Sappiamo, in via estremamente riservata, che a Renzi piacerebbe molto battere la stessa strada del presidente macedone: sappiamo anche in via ancora più riservata che non si dà pace per il fatto che una misura del genere lui non sia ancora riuscito a portarla a termine in un Paese per lo più belante, con un’opposizione parlamentare e interna al suo partito di cui ha un’opinione men che scadente, dovendosi per ora contentare di minacce sulle intercettazioni della magistratura da “limitare”. Ovviamente anti-gossip, per il bene comune, del cittadino e non del notabile di turno… Ma presumo non voglia demordere, ed è proprio questo, la sua tigna e la sua stamina, che mi piace di lui… Vuole spezzare le reni ai cosiddetti “altri”, e non guarda di conseguenza in faccia nessuno.

    Da qui discende il mio secondo motivo di sorpresa, rivolto però a coloro che si sorprendono dell’atteggiamento di Renzi in questo frangente di passaggio. Ma dopo oltre due anni di celodurismo toscaneggiante (postura di cui vado pazzo anche per conterraneità…) che avrebbe dovuto fare? Ringraziare tutti quelli che sono andati a votare dicendo che il suo invito a disertare era stato una specie di test, che intendeva esattamente il contrario e scherzava, come quel mattacchione del presidente emerito? Ringraziare Emiliano e company per

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    il solo fatto di esistere come contrapposizione reale o strumentale (chi se ne frega della differenza tra le due di questi tempi?), così da non farlo sentire davvero un ducetto in solitudine? Ringraziare chi ha manifestato con il voto e il sì (non esattamente due gatti) prudenza, circospezione, timore nei confronti della casta politico-petrolifera? Questo vi sareste aspettati da lui, dalla Boschi, da un onorevole Carbone ossia “ciaone” e tutto il resto in rima? Un’apertura politica vecchi tempi, per la costruzione corale di un futuro per questa Italia che sembra renitente a cambiare verso e invece propensa a cambiare residenza?

    Ma dài, non scherzate. La politica contemporanea è questa, a colpi di tweet adorati da tutti o quasi perché garantiscono l’improvvisazione istantanea, pubblicitaria, ed esimono dal ragionamento e dalla problematicità. Il resto è vecchiume. Ce lo vedete Renzi, e gli altri a seguire fino allo stesso Carbone/ciaone, impegnato in un confronto serio e faticoso? Sarebbe ormai una dimostrazione contro natura, nella sostanza delle persone e nella forma twittarola della comunicazione. Per ora vincono proprio perché sono coerenti con qualcosa che magari a noi sembra nulla, o un’ipotesi negativa, e a loro tutto, l’unica strada percorribile. Resta da vedere se questa banda stretta, che ritarda fin che può quella larga, saprà arrivare in fondo (a un vicolo cieco?), oppure no. E per certi versi anche o soprattutto sarà decisivo verificare se quest’ipotesi di opposizione lotterà con le stesse armi governative della contemporaneità ormai solo parapolitica e ipermediatica, oppure seminerà per un futuro differente, dove la politica torni a essere qualcosa di decisivo socialmente, economicamente e culturalmente. Insomma, meglio Ivanov o uno straccio di democrazia consapevole? Il dibattito è più aperto di quel che si crede.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    homofaber .
    21/04/2016 alle 14:37
    Senza inflazionare pensieri, stupori o sensori disorientati (su tutto e tutti, da non poco tempo), ma non potendo comunque resistere al boulevard tra buona e cattiva strada, mi concedo rara citazione (in non pochi anni di frequentazione del blog-zibaldone, sarà la seconda o la terza volta). E' l'altra strada --- "La cattiva strada" --- Alla parata militare sputò negli occhi a un innocente e quando lui chiese "Perché " lui gli rispose "Questo è niente e adesso è ora che io vada" e l'innocente lo seguì... --- .....E quando poi sparì del tutto a chi diceva "È stato un male" a chi diceva "È stato un bene " raccomandò "Non vi conviene venir con me dovunque vada, ma c'è amore un po' per tutti e tutti quanti hanno un amore sulla cattiva strada sulla cattiva strada. senza le armi lo seguì sulla sua cattiva strada...

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