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    06
    apr.
    2016

    Rispettare la legge va bene: ma è quella di Peter!

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    renzi_cuperlo

    Se non fossi italiano, non avessi figli e nipoti, non vivessi quindi con partecipazione disperante il precipizio imboccato da un Paese in cui tutti gli indicatori, non solo economici ma culturali, ambientali ecc., segnano un declino, mi potrei concedere alcuni lussi da spettatore. Per esempio quello di distinguere e giudicare, da recensore distante dalla carne viva della realtà, la qualità degli attori sul nostro palcoscenico pubblico. Non essere cioè pro o contro all’ingrosso e magari a priori, e invece assistere con curiosità all’evolversi di situazioni e personaggi, addirittura lasciare da parte il merito delle questioni per provare a sviscerare i comportamenti anche apparentemente minori. Tempo fa scrivevo qui che a parte ogni altra considerazione dopo due anni era chiaro che il presupposto del renzismo mostrava la corda: non per merito delle opposizioni, degli “altri”, di quei pochi rimasti estranei alle varie circonferenze del “cerchio/giglio magico”, ma per demerito del maggiore in grado. Renzi dopo l’esibizione iniziale aveva perso via via colpi fino al classico “il re è nudo”: ossia Matteo non era abbastanza capace di fare il Renzi, piacesse o meno agli italiani. Seguendo in un Paese illegale l’unica legge autentica, quella immortale di Peter sul massimo livello di incompetenza, anche il giovane premier mostrava la corda: era sempre un po’ meno Renzi di quel che avrebbe voluto, sembrava sempre meno all’altezza di se stesso e del peso della sua figura, per motivi di paesaggio circostante come di inadeguatezza personale. Adesso l’ha scoperto perfino un gigante politico come Cuperlo, dopo aver votato in accordo di tutto e di più compresa la legge trivellatrice. Voglio dire che pur essendo in disaccordo con Renzi o con chiunque, quando emerge la qualità, il talento, l’abilità politica uno deve riconoscerlo, anche se non gli piace. Ma vale pure il discorso rovesciato.

    In un sistema-Paese di leccaculi, di censori, di ladri, più in generale di comunicatori, voce che ormai tutto racchiude, c’è differenza all’interno della specie e della professionalità. E’ un mestiere leccare il culo, così come censurare le notizie e le persone, e anche per rubare devi esserne capace per non farti beccare. Anche la bravura nel comunicare, ingannevole presa per i fondelli della contemporaneità, alla fin fine si scontra con quello che comunichi: ha la sua legge di Peter, insomma. Qui sembra proprio di assistere allo show dei dilettanti allo sbaraglio. Come può ad esempio Renzi, in sfortunata concomitanza con una sentenza contigua (leggi ieri Travaglio) a margine dello scandalo Guidi-Boschi, dire che i Pm di Potenza non vanno mai a sentenza  visto che a loro non spetta sentenziare? Per farci capire da tutti, è come se avesse detto scandalizzato che “il portiere non tira mai in porta”. Ma che ci sia una complessiva caduta di attenzione e di valutazione ce lo aveva illustrato bene qualche giorno fa anche il caso Saviano-Unità: il giornale del governo lo aveva definito “mafiosetto di quartiere” perché lui aveva alluso senza neppure affondare troppo alle “ombre della Boschi”, che suona ambientalmente anche bene.

    Ora, uno si domanda: ma lasciando stare appunto il merito, conveniva all’house organ un attacco simile all’icona anti-camorra, che significa da dieci anni un gruppo editoriale potente e vicino (aderente?) oggi a Renzi? Temo che anche lo zelo risenta della legge di Peter, e poiché come si dice in politica “anche per i pugili ci sono le categorie” forse si è unfit a salire sul ring. Tutto questo penserei, naturalmente se non fossi italiano, e sul ciglio del burrone.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Dopp. .
    09/04/2016 alle 00:01
    Malago ad interim dovunque, è l'unica speranza per il paese ..
    Dopp. .
    08/04/2016 alle 23:57
    Avrei preferito assistere con tutto il rispetto per le miserabili acrobazie di boschi e soci ad uno show della magistratura su mps..vero dramma italiano, sistema ovattato di sinistra centro e destra praticamente intoccabile..come certi palcoscenici calcistici..lì non ci sono mai intercettazioni di sottosegretari di " cessi" che parlano di scudetti e posizioni in campo da assegnare a inizio stagione, di presidenti arruffoni che si scambiano di tutto e di fughe di capitali da qualche parte del mondo di tali ignoti figuri
    Dopp. .
    08/04/2016 alle 23:47
    Il punto non è se uno sia capace o meno a fare il politico ma che praticamente i cosiddetti leader vengono costruiti ad uso e consumo del padrone in TV o sui giornali..basta vedere gli endorsement per i salvini o meloni o ancora di marchini o della telegenica..del m5s da parte di Berlusconi come se fosse lui a dire se uno va bene o meno..( sembra la primavera di una squadra di serie a a cui serve un l'allenatore leccaculo) e da lì parte la carriera folgorante del socio del capo..boh..in tutto questo la democrazia dei cittadini dove ca... Sta? Se chi deve fare leggi e magari non stravolgere certi assetti democratici viene scelto per un motivo ( telegenico, sessuale ecc..) è imposto nel sistema, a cosa serve appellarsi ai cittadini per legittimare tale porcaio? Che me ne fotte se la raggi dice che con con il suo faccino le strade di Roma saranno rimesse a posto? Tutto questo si chiama mancanza di credibilità
    Dopp. .
    08/04/2016 alle 23:38
    La ricotta di Pasolini sempre attuale
    homofaber .
    08/04/2016 alle 08:39
    L'assunto dell'incompetenza, che L.J. Peter ci omaggiò, credo sia l'istantanea più consona al Malpaese; anche per questo, in molti dei miei posts, premetto "al di là del merito" o "a parte che" (qui, su Grillo e su il Fatto, gli unici blogs che frequento; anche perchè allergico alla liofilizzazione del pensiero by pseudo Social, che faccia twit o esponga face): qui, il merito non è mai esistito, perchè quindi prenderlo a pretesto? In un microcosmo di valletti tanto impeccabili quanto in fila per tot e per nulla ( i valvassini odierni) e di capataz più marci che potenti (i mastro-don, Gesualdo, di sempre), il tutto stratificato in in una scolarizzazione catto-mafiosa dal battesimo all'aula, non può che produrre le tribalità accennate da Beha: galleggiamo nell'anti-progresso, convinti (dentro) che sia meglio un burattino devoto che un interlocutore pensante, farfugliando e favorendo uno sviluppo quasi sempre smodato e virtuale (come un elettrodomestico iper che poi finisce inevitabilmente off, down o solo logoro e superato). Il peggio e il nulla ci rassicurano, chi o qualcosa che è meglio di noi ci spaventa e lo combattiamo (o esorcizziamo); sembriamo quasi tanti involuti Pd o Pdl che 'rigettano' tanti piccoli o grandi movimienti (a due, cinque o zero stelle): solo per non guardarci allo specchio

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