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  • Oliviero Beha
     
    11
    apr.
    2016

    Tra le lacrime di Ranieri e il sorriso di Allegri

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    leicester-ranieri

    A cinque giornate dalla fine il Leicester di Claudio Ranieri ha ancora sette punti di vantaggio sulla seconda, il Totthenam. A sei giornate dalla fine, la Juventus di Massimiliano Allegri ha sei punti sul Napoli. Conti alla mano, Ranieri sarebbe più vicino al titolo di Allegri. Ma se vince, è una sorpresa straordinaria per il calcio inglese e per la dimensione internazionale formidabile che ha sempre avuto e ha in particolare da anni, da quando sono arrivati grandi investimenti esteri sulla Premier League. Se vince la Juve, è “normale”, fatta salva la maniera in cui si porterebbe a casa il quinto scudetto consecutivo, cioè dopo una partenza da retrocessione. E’ normale perché è il club con più titoli, più storia, maggior impatto sulla vita sociale ed economica italiana attraverso la Fiat, anche se Berlusconi nel ventennio della speciale macedonia media-pallone-politica ha lasciato un segno indelebile. E’ normale che gli arbitri le sorridano (cfr. la differenza di trattamento tra Higuain e Bonucci), come sorride ormai da mesi Allegri nel commentare strisce interminabili di vittorie: e non tanto o solo perché “è” la Juve, perché quando dopo il ritorno in serie A stentava, di decisioni contrarie ne ha avute a bizzeffe. No, semplicemente il potere (delle vittorie) chiama favori che favoriscono le vittorie in un circolo forse vizioso ma accertato da sempre, nel mondo esterno al calcio come in quello “di mezzo” del calcio: ce ne vogliamo stupire in virtù della “lealtà sportiva”? E su, forza…

    Ranieri invece dopo la vittoria, l’ennesima, sul Sunderland, si è scoperto improvvisamente con le “suste molli”, come dicono a Trieste: e l’adrenalina l’ha sfogata nelle lacrime. Sa che è molto vicino alla “anormalità”, il primo titolo di un club nato nel 1884 (ci si dimentica troppo spesso che la palla da piede l’hanno inventata loro), con varie vicissitudini, un bacino meno popoloso di Firenze nel mezzo dell’Inghilterra, da pochi anni economicamente sereno perché passato in mano a un fondo thailandese, l’Asian Football Investments. Nell’estate scorsa il manager che lo amministra, il presidente, ha investito una quarantina di milioni di euro con l’obiettivo di rimanere in Premier e magari di crescere. Tanti soldi, all’apparenza, per un obiettivo apparentemente assai relativo, in un calcio che è molto più ricco ed equo del nostro in fatto di diritti tv. Ma se si pensa che tra gli acquisti più costosi figuravano due conoscenze della serie A, Inler poco impiegato e Benalouane, la “sola” infortunata rifilata alla Fiorentina in gennaio, forse si può ragionare diversamente, non solo di soldi. Un tecnico bravo e qualche volta canzonato ha fatto galoppare da agosto in poi una banda di amici per la pizza e un esercito di tifosi che gli intonano “volare” per rendergli grazie. La squadra non è eccezionale, ma è una squadra: è una Juventus grintosa ma provinciale, più “semplice” come è semplice in realtà in campo il pallone che ci traducono complesso nel gigantesco indotto. E Ranieri finora ha garantito sapienza e leggerezza: se non si appesantiscono alla Dorando Pietri, faranno la storia. Sembrano il Verona di Bagnoli del 1985, l’ultimo anno di sorteggio arbitrale integrale…

    Poi c’è stata 25 anni fa la Sampdoria, così come in Inghilterra la Premier l’ha vinta per l’ultima volta un outsider nel 1994, il Blackburn Rovers. Dopo, da noi e da loro sempre i soliti. Per questo l’inizio dell’attuale stagione ha fatto sognare non solo tifosi e concittadini ma tutto il nostro piccolo mondo pallonaro la novità della Fiorentina, in proporzione un Leicester con meno avversari e un fascino cittadino leggermente superiore (malgrado la salma di Riccardo III)… Ma poi, alla moviola, è andata come è andata. Nessun fondo asiatico alle spalle e forse in proporzione al nostro campionato non ce ne sarebbe stato neppure bisogno, e comunque al comando la Tod’s in persona, purtroppo avara di idee e corta di braccio. Peccato. Non tanto o solo per la Fiorentina, ma per quello che avrebbe significato. Vedi il Leicester e le lacrime di Ranieri, appunto.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Dopp. .
    11/04/2016 alle 23:24
    Stupendo come un film di sorrentino raccomandato..il copione della seria a di quest'anno..
    Dopp. .
    11/04/2016 alle 23:18
    Gli allenatori vengono pagati per dirigere partite taroccate ( per istruire i giocatori a fare gli attori)...brocchi e Simone Inzaghi sono maestri in questo( possono pure dare lezioni a lotito e Berlusconi per come si preparano i biscotti con pochi ingredienti ..), se il campionato avesse tutti questi fantocci sulle panchine vedremmo un calcio più divertente, perché questi " allenatori" son più bravi a spiegare ai loro ragazzi le regole del gioco..come si dice fifti fifti agli avversari e agli arbitri..come si manovra la macchina sul campo durante e anche prima le partite

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