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  • Oliviero Beha
     
    14
    apr.
    2016

    Un altro motivo per votare domenica

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    fotovoltaico

    E adesso ditemi che questi dati non c’entrano con il referendum, del cui stretto merito parlerò domani: in sostanza, tra necessità e simboli, o si mette in campo un diverso stile di vita, nel rapporto uomo-ambiente-energia-consumi, o finisce male, peggio di come va oggi. Il referendum Notriv è una briciola,certo, ma non votare o votare no significa disperderla.E neppure metterla sul davanzale per gli uccellini, perché sono intinti nel petrolio…
    o.b.

    ‘O SOLE MIO – SOLARE BOOM: NEL 2015 L’8% DEL FABBISOGNO ELETTRICO ITALIANO E’ STATO COPERTO DAL FOTOVOLTAICO, NESSUNO AL MONDO HA UNA QUOTA COSI’ ALTA – MA IL GOVERNO HA TAGLIATO SUSSIDI E INCENTIVI AUMENTANDOLI AI COMBUSTIBILI FOSSILI
    Crisi economica e sbornia di impianti (ma negli anni scorsi) sono alla radice del record italiano. Adesso i numeri sono crollati…
    Dagospia.com

    Maurizio Ricci per “la Repubblica”
    Nella terra che ha fatto di “’O sole mio” una sorta di inno ufficioso, è il momento della rivalsa. Nessun altro Paese al mondo copre con l’energia solare una quota così alta del suo fabbisogno di elettricità. Nel 2015 è stata dell’8%, certifica la Iea, il braccio per l’energia dell’Ocse. In pratica, se accendete 12 lampadine una dopo l’altra, la luce della dodicesima arriva direttamente dal sole.

    È un record. In media, nel mondo, bisogna arrivare a oltre 75 lampadine: il solare copre l’1,3% del fabbisogno. La Grecia, che di sole ne ha anche più di noi, è al 7,4%. La Germania, da sempre indicata con invidia come la capitale del solare, è solo al 7,1%. Quell’8% è un elemento chiave del portafoglio che ha consentito all’Italia, nel 2014, di assicurare, con le rinnovabili (idroelettrico compreso), il 42% del fabbisogno energetico, sulla strada per arrivare all’obiettivo del 50%, indicato dal governo. Peccato solo che il record luccichi più del dovuto.

    GIÙ I CONSUMI
    Nel senso che è stato ottenuto in una marcia all’indietro, una sorta di “ciapa no” fra Italia e Germania. Le installazioni di nuovi impianti fotovoltaici, infatti, è crollata nel 2015 a 300 Megawatt, un quinto di quanto era avvenuto in Italia nel 2013, un decimo del 2012, fino ad un trentesimo degli impianti del 2011. Nella classifica Iea delle installazioni 2015, l’Italia, di conseguenza, non c’è, ma il boom degli anni scorsi è sufficiente ad inserire il nostro paese al quinto posto, dietro realtà economiche assai più grandi, per quanto riguarda, invece, la capacità totale installata in questi anni.

    Ma gli ormai quasi 20 Gigawatt (un giga corrisponde a mille mega) del parco fotovoltaico italiano si confrontano con consumi complessivi sempre più ridotti, alzando la quota di copertura. Nonostante il piccolo recupero del 2015, i consumi elettrici italiani sono lontani, infatti, dai numeri del 2012 e del 2013.

    LA FINE DEI SUSSIDI
    Crisi economica e sbornia di impianti (ma negli anni scorsi) sono, insomma, alla radice del record italiano. Tuttavia, il crollo di installazioni registrato nel 2015 era largamente atteso, in seguito al taglio di sussidi e incentivi. Lo stesso, del resto, e per le stesse ragioni, è avvenuto in Germania. La Iea definisce, peraltro, il nuovo regime italiano degli incentivi “adeguato”, anche se la decisione del governo di renderli retroattivi ha, probabilmente, spaventato gli investitori.

    Una preoccupazione che Palazzo Chigi non pare aver avuto nel caso del solare, ma che, invece, ha guidato le sue scelte nel referendum di domenica prossima sulle trivelle, dove uno degli argomenti a favore della prosecuzione dell’estrazione di petrolio e gas dalle piattaforme marine è, appunto, la necessità di non spaventare gli investitori. Due pesi e due misure che vengono in generale imputati alla politica energetica del governo e che si riflettono nelle polemiche intorno al referendum.

    Il sole non sostituisce (almeno fino a che l’auto elettrica non sarà una realtà di massa) il petrolio, ma il metano nelle centrali elettriche sì. Più pannelli fotovoltaici, dunque, uguale meno gas da importare o da estrarre dalla terra. O da imputare nelle statistiche sulle emissioni di anidride carbonica.

    SOLE CONTRO PETROLIO
    Però, mentre si tagliavano gli incentivi al solare, quelli ai combustibili fossili come petrolio e gas venivano aumentati dal governo dai 12,8 miliardi di dollari del 2013 ai 13,2 miliardi del 2014 (secondo i dati del Fondo monetario internazionale), più o meno l’ammontare dei tanto contestati incentivi alle rinnovabili. E’ una scelta che potremmo scontare in futuro: anche se una riforma di quei sussidi appariva inevitabile, infatti, il freno complessivo ai nuovi impianti arriva probabilmente nel momento peggiore, quando il costo delle installazioni scende sempre più in basso.

    Negli Usa siamo a 9 centesimi (di dollaro) per kilowatt, ma in Portogallo – dove il sole splende forte e a lungo come in Italia – si è riusciti ad arrivare poco sotto i 5 centesimi. Nel mondo, inoltre, si stanno moltiplicando i bandi per la costruzione di nuove centrali, in cui il fotovoltaico dimostra di poter competere con nucleare e combustibili fossili. Più in generale, metà delle nuove centrali elettriche costruite nel 2015 funzionano con energie rinnovabili.

    OBIETTIVO 2 GRADI
    La direzione verso la quale marcia il mondo, insomma, è inequivocabile. Per chi scommette che l’obiettivo posto a dicembre alla conferenza di Parigi – fermare il riscaldamento globale sotto i 2 gradi, in buona misura con la spinta delle rinnovabili – non sia una chimera, le notizie che contano sono quelle che vengono dalle grandi economie inquinatrici.

    Negli Usa, le installazioni fotovoltaiche sono cresciute di 7 Gigawatt, in Cina del doppio, oltre 15 Giga. In Giappone di 11 Giga. Nel giro di un solo anno, il fotovoltaico è cresciuto nel mondo del 25 per cento, portando il totale installato oltre i 227 Gigawatt. Per capire il fenomeno, solo sei anni fa, nel 2009, il solare nel mondo era dieci volte più piccolo.

    Il rapporto della Iea, sotto questo profilo, sprizza soddisfazione: «Il fotovoltaico può contribuire in misura significativa alla decarbonizzazione dell’elettricità mondiale, prima di quanto ci si potesse aspettare e ad un costo ragionevole ». Tanto più che lo sviluppo del solare, anche se in misura diseguale, interessa ormai tutto il pianeta: sono 23 i Paesi che hanno superato un Gigawatt di capacità installata dal solare.

    Postato da Redazione
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