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  • Oliviero Beha
     
    11
    mag.
    2016

    La democrazia tra riformatorio e Renzerendum

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    renzi-al-bivio

    Per un sincero democratico, che non sa bene davvero per quanto ancora ci potremo permettere questo lusso (leggi una sverniciata di democrazia formale), la battaglia mediatica sul referendum costituzionale confermativo di ottobre risulta commovente. C’è questo giornale che da tempo cerca di spiegarne caratteristiche e posta in palio, fino a schierare le squadre di giuristi in campo a favore o contro, ce ne sono altri che stanno cominciando solo ora a tirar fuori domande e risposte, c’è qualche tg o giornale radio che episodicamente ne parla, c’è il web.

    E soprattutto ci sono esternazioni continue da parte di vertici governativi, l’ultima delle quali mentre scrivo tocca al ministro firmatario, la ormai leggendaria Boschi, angelicata e tosta quanto basta anche se sempre più sfortunata nelle vicende bancarie paterne. Ha detto testualmente che “chi voterà no voterà come i fascisti di Casapound” sottintendendo che chi voterà sì, ovvero chi ha sfornato questa riforma a colpi di fiducia, voterà presumibilmente, a meno di rivolgimenti di fronte, come l’immacolata pattuglia Verdini. Si è risentito Cuperlo a nome della minoranza Pd, e l’angelicata e tosta ha avuto gioco facile nel ribattere che citava un dato di fatto, non un’opinione (sulle opinioni ambirei tanto a un contraddittorio pubblico vero, non tra le salme, ma tant’è).

    Ha ragione, sto con la Boschi, anche se la stessa cosa poteva sostenere un mese fa per Emiliano e i presidenti regionali e i quindici milioni di elettori andati a votare contro le trivelle malgrado ogni forma di disincentivazione da parte di Renzi, Napolitano e compagnia governante. E poi Cuperlo e soci avrebbero potuto votare contro in questi due anni tra Camera e Senato: no, troppo rischioso per la scivolosa compattezza del Pd…

    Resta comunque fuori anche in quest’occasione dal dibattito (sic!!!) la sostanza del referendum. Il motivo è semplice. Se si afferra il capo del filo della sentenza della Corte costituzionale del gennaio 2014, confermata poi dalla Cassazione, sull’incostituzionalità del Porcellum, sentenza cui la generalità della politica non per caso ha messo la sordina, con quei parlamentari eletti con formula incostituzionale che sono chiamati a votare su una riforma costituzionale, semplicemente viene via tutto, Renzi o non Renzi. Il quale sapendolo benissimo ha scelto fin dall’inizio di giocare la partita su di sé, in un rapporto ondivago conl’istituzione referendaria:
    1) Per le Trivelle non si va a votare, anche se le urne sono lascia di un pasticcio governativo-parlamentare;
    2) Per la madre di tutte le riforme si deve votare e votare sì, altrimenti lui se ne va, a prescindere appunto da cosa c’è dentro questa riforma, tuttora da spiegare bene ai cittadini;
    3) Per la candidatura di Roma olimpica nel 2024, semplicemente niente referendum “perché non ce n’è bisogno”, avendo preso posizione a suo favore quello straccio di Comune commissariato. Al punto che alla vigilia delle Amministrative anche nella Capitale si dà genericamente per assodato un gradimento che magari la popolazione se informata a dovere non darebbe.

    Insomma, di una cosa si può essere certi: l’istituto del referendum nel suo complesso,una conquista democratica sul cui passato c’è un salutare marchio di fabbrica radicale (anche adesso per Roma olimpica, ma naturalmente non se ne parla…), peraltro spesso naufragato negli ultimi anni in una gestione di Palazzo e sotto Palazzo, non verrà onorato in questo frangente, al di  là stesso – semi ignorato – merito della delicatissima questione. Siamo tornati spicciamente al “o con me o contro di me”, che francamente di passione democratica ha davvero poco. Deve essere ormai passata di moda…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    3
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    Dopp. .
    12/05/2016 alle 23:24
    Magari Napolitano ordinerà a Renzi di far fare l'elettroshock a tutti gli italiani per far dimenticare questi fottutissimi anni di dittatura..e creare una stirpe di zombie bavosi che gridano lenzie lenziee facci magniaahh
    Dopp. .
    12/05/2016 alle 23:19
    È tutto un personalismo.( politica, giornalismo, calcio...).si giudica sulla base di chi fa questo o dice questo è non sulla sostanza delle cose, e una malattia dilagante che una volta faceva comodo chiamare berlusconismo ma in realtà è la ridicola dimensione dell'italiano medio che non si cura degli altri ma solo di se stesso e dar ragione a quanto più nel suo ego ridicolo gli somiglia..una lurida presa di posizione di questo o quello per sentito dire, con ripicche disonesta gelosie e manie di grandezza...come possiamo salvarci da tutto ciò se siamo in questo merdaio?
    Giovanni Giudetti .
    11/05/2016 alle 21:14
    Beha, la seguo da parecchi anni e quasi sempre condivido le sue tesi, come il questo caso. Tuttavia, ritengo sia stato alquanto prolisso e impreciso nel riportare i termini del presunto scontro tra la Boschi e Cuperlo; infatti, sembra che la ministra si sia espressa come è risaputo, dopo che Cuperlo aveva rinfacciato che chi voterà per il sì al referendum di ottobre sarà come Verdini. Sembra questione di lana caprina o di sottigliezze, ma è certo che la 'santarella' non abbia avuto un'uscita felice e diplomatica.

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