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  • Oliviero Beha
     
    18
    mag.
    2016

    La verità è rivoluzionaria? Dipende da chi…

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    pizzarotti-m5s

    Ne è passata di acqua, per lo più inquinata, sotto i ponti da quando qualcuno sosteneva che “la verità è sempre rivoluzionaria”. Trattavasi di Antonio Gramsci, di qualche importanza per la storia di questo Paese nonché fondatore di un giornale che non smette di farlo rivoltare nella tomba per “manifesta e inconcludente renzianità”. La frase gramsciana, piena di significati a più strati, è stata sottoposta in questi anni a una revisione pressoché totale da parte dei comportamenti pubblici e privati degli italiani, classe dirigente o sudditi che siano. Di esempi ce ne sono a strafottere, ne cito uno per tutti semplice semplice e di interesse generale: il caso Saviano. Tutte le volte che invece che esaltarne il pulpito anticamorra capitava – dipendendo da lui – di doverne stigmatizzare i plagi o le uscite dal seminato o le sentenze della magistratura a suo sfavore rovesciate dai media, bisognava approssimarsi alla materia in punta di piedi, come preventivi colpevoli di lesa maestà nei confronti dell’icona, quando non addirittura in odore di collusione camorrosa. Ma come nel caso dell’Unità succitata ne faccio un discorso di indipendenza e autonomia democratica dell’informazione decisamente dilatabile, così non mi interessa il prode Roberto in sé, ma l’atteggiamento che suscita. Quando riguarda qualche sua nequizia, insomma, la verità perde i suoi connotati di rivoluzionarietà…

    È una forma mentis che ahinoi vedo applicata quando si parla del M5S, specie se la temperatura sale come in occasione dello scontro Grillo-Direttorio/Pizzarotti. Sul piano logico e logistico del rapporto con la magistratura, è stato chiarissimo e difficilmente contestabile Marco Travaglio, qui, giorni fa. Vorrei sbagliarmi, ma temo che lui come questo giornale siano stati scambiati dalla base del Movimento per “traditori della causa”. Questo punto è assai più interessante di tutto quello che si porta dietro momentaneamente lo scontro per la sospensione pre-espulsione del sindaco di Parma. Dico dei sondaggi pre elettorali a vantaggio o a svantaggio (pare) dell’M5S dopo il “fattaccio”, se fosse più conveniente tirare dritto senza sconti per la coerenza oppure manifestare un approccio più cauto, e garantista, a rischio di “essere equiparati agli altri”. Oppure dico della querelle di portata fenomenale sulle connotazioni della battutaccia di Grillo sull’esplosivo sindaco pachistano di Londra: è razzista oppure una cazzata concessa al comico che però è anche un po’ politico, un Giano bifronte attaccabile per questo? O dico anche dell’opposizione grillina all’obbligo della democrazia interna perché “la Costituzione non lo prevede”: è vero (cfr.il dibattito di allora tra Mortati e Togliatti, spero a conoscenza di chi ne parla oggi), ma c’era un motivo “storico” oggi decisamente capovolgibile, vista la condizione di pseudodemocrazia interna di tutti (tutti) i partiti. Tornando a Gramsci, e dando per scontata la frequente strumentalizzazione mediatico-politica di ogni spunto anti-grillino ovviamente da preventivare, è francamente insensato e senza futuro pensare che non se ne possa parlare, che sia rivoluzionaria l’omissione o la soppressione della verità in luogo della verità stessa, o meglio detto della ricerca comunque della verità. Certo è politicamente, socialmente, culturalmente più rischioso, ma è una garanzia di tenuta etica in un Paese sempre più bugiardo e millantatore, oltre a costituire un buon esempio. Esattamente la base valoriale da cui è nato il Movimento, dalle piazze del “vaffa day” in poi. Grillo e i suoi hanno il merito tra i tanti di aver “spaventato” la casta: ci manca solo che ora temano la “verità” e loro stessi, sarebbe come aver paura di non farcela.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    rosa .
    18/05/2016 alle 18:45
    Non è giusto escludere Pizzarotti dal Movimento., è un politico perbene che ha ereditato dai vecchi partiti una situazione disastrosa. Nonostante ciò ha portato di nuovo Parma a livelli europei. Io sono convinta che lui abbia rispettato pienamente il valore della trasparenza quando ha deciso di presentarsi prima davanti ai magistrati, dimostrando così di avere rispetto per le Istituzioni, quel rispetto che fa parte delle precondizioni della politica e che contiene in sé implicitamente anche il rispetto verso i propri cittadini e la propria parte politica. Oggi il potere reale è nelle mani del governo Renzi, della finta opposizione di Berlusconi, della Lega Nord e delle regioni. Questi gruppi politici hanno i loro uomini in tutti i posti chiave del paese: nelle fondazioni bancarie, nelle partecipate a livello locale, negli enti di controllo. I nuovi sindaci non allineati con questi partiti di potere hanno a volte poca autonomia, sbattono contro un muro di gomma. Il rispetto delle regole è importante, soprattutto il rispetto delle regole etiche, ma una classe politica onesta deve anche imparare a distinguere la buona fede delle intenzioni dal malaffare, altrimenti applica le regole in modo farisaico. Quando Enrico Mattei portò in Italia il petrolio dai paesi arabi fu costretto a pagare tangenti; con quel petrolio, però, fondò l’ENI, battè la concorrenza di americani, inglesi ed altri, fece ripartire l’industria e provocò il boom economico, dando lavoro a milioni di italiani. Lui non mise in tasca un soldo di quelle mazzette. Tutto questo lo fece per gli italiani. Forse in quel caso non rispettò alla lettera la legge scritta, ma rispettò l’etica (da cui dovrebbe sempre derivare la legge scritta). Era un politico perbene, scomodo e lo ammazzarono. Quando il giudice Falcone lasciò la procura di Palermo per collaborare a Roma con il ministro della giustizia Martelli ,alcuni suoi colleghi e tutti noi italiani lo accusammo di tradimento, di aver rinunciato alla lotta alla mafia,. (quale tragico errore!!), noi italiani, pronti a giudicare e a non alzare un dito contro la mafia, moralisti con la emme minuscola. Solo dopo che lo hanno ammazzato abbiamo capito la sua intelligenza, la sua voglio di capire la mafia dall’interno della politica. L’Italia ha una tradizione umanista, espressa anche da queste figure straordinarie , capaci di dialogare. A volte il valore, la verità, la scelta giusta secondo coscienza, non sono dati solo dallo scopo che si vuole raggiungere, benché nobile, ma anche dal coraggio di intraprendere un cammino. Gli uomini e le donne del Movimento 5 Stelle hanno avuto il coraggio di iniziare questo percorso, sono in itinere. Il rispetto delle regole non deve ,però. diventare rigidismo, ottusa intransigenza formalistica, deve avere umanesimo, capacità di ascoltare le ragioni dell’altro, standogli vicino, guardandolo negli occhi, poi magari ognuno rimane della propria opinione oppure si resta insieme. Io spero che Pizzarotti resti nel Movimento, anche perché dobbiamo essere tutti uniti contro le riforme costituzionali che impediranno ai giovani di essere protagonisti della storia. Rosa

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