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    15
    giu.
    2016

    Ballottaggio, aggiotaggio, libri: è il voto, bellezza!

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    urne

    In una trasmissione dell’ultimo giorno di campagna elettorale, la civile “Omnibus”, ha fatto come spesso ottima figura Fabrizio Barca, candidato a Roma con molte più chances di Giachetti se solo avesse voluto. Facendo appello alla sua libertà di pensiero gli ho chiesto se il governo Renzi si sarebbe comportato diversamente quanto a finanziamenti in caso di vittoria del fido piddino o della Raggi, ovvero al primo denari alla seconda coppe. “Ci mancherebbe altro, sarebbe gravissimo”, ha dichiarato l’onest’uomo. E difatti, difatti…Non bastava un teatrino di modesti pupi che riflettono bene l’involuzione (eufemismo: la palude) della società italiana, no: qualcuno ha anche pensato di riempire la vigilia di un ipotetico aggiotaggio elettorale, davvero a dimostrare inoppugnabilmente come e dove sia finita la politica. Se gli elettori di qualunque estrazione capiscono davvero a che punto ci siamo ridotti, poi non ci si lamenti della desertificazione del voto. E’ già tanto che non scendano in piazza – alla francese… – brandendo bastoni.

    C’è in giro un’incultura politica che spaventa, e dunque qualcuno ha pensato bene di gettare nella mischia l’autobiografia di Hitler, diventato per Luciano Violante quando sembrava in odore di Quirinale qualcosa di simile a un “simpatico imbianchino”. La politica come arte del trattabile… Per Sallusti non è stato un modo per diffondere “il Giornale” con cui “Mein Kampf” veniva distribuito gratis come lo si può scaricare dal web, bensì “un’operazione culturale utile a far conoscere e capire”. Che cosa? La banalità del male? Quell’accozzaglia di memoria tragicomica che pesca simbolicamente tra i nazisti redivivi che non leggono? Molto meglio spacciare le parole di Hitler come una qualunque merce, senza ipocrisie. Altrimenti equivale a vendere savianescamente “Gomorra la serie” in tv come antidoto alla violenza barbarica del set vero/falso di Secondigliano, ossia una colossale presa per i fondelli: merce, e basta, che casomai normalizza spettacolarmente la realtà che ancora qualcuno vorrebbe cambiare.

    Non so quanto Hitler o i Savastano possano entrare nelle urne. Sono invece certo che se per esempio “l’Unità” o quel che resta di essa replicasse a Sallusti distribuendo un libro giusto svolgerebbe un compito informativo sia politico che culturale, indipendentemente dagli eventuali vantaggi elettorali su cui non scommetterei: un libro che potrebbe avere come sottotitolo “come vincere nel Paese prima che nelle urne”, o ancor meglio “perché la sinistra ha perso il Paese”. Sto parlando di una lunga riflessione per i tipi di Ponte Sisto ed.( pp.328,€ 16,50) ad opera di Goffredo Bettini, dal titolo “La difficile stagione della sinistra”, che ha il merito di fare memoria dell’ultimo mezzo secolo per sapere e magari capire come ha potuto ridursi così il PCI con le sue varie “terrazze” politiche e onomastiche fino all’attuale Pd di Renzi. Per fare i conti con la situazione, che non è a rischio solo per il premier ma per tutto il Paese che non ricorda il passato, non eredita nulla e quindi non sa prefigurarsi alcun futuro, a me pare un libro indispensabile qualunque sia l’opinione che si possa avere del suo autore, navigatore di lungo corso tra marosi spesso sconvolti. Si esce dal volume con la precisa sensazione che se non cambia la prospettiva, da lui individuata nella creazione di un Campo Democratico allargato che si riempia di persone e non di fazioni regressive, il derby pro o contro Renzi ci fotterà come popolo e ci vedrà, hooligans e tifosi, instupiditi sugli spalti, ignari che la partita è finita, siamo riusciti a perdere tutti, sta piovendo e a casa non ci aspetta più nessuno.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    rosa .
    18/06/2016 alle 20:18
    Se De Magistris vincesse a Napoli e mantenesse la promessa fatta ai napoletani di voler lanciare a livello nazionale il suo modello politico fatto di radicamento sul territorio, di coinvolgimento diretto dei cittadini nelle scelte per la città; se il Movimento 5 Stelle ottenesse un buon risultato ai ballottaggii, potremmo avere nuove energie politiche e ricambi generazionali. Prima dobbiamo, però, votare no alla riforma costituzionale, perchè i nuovi articoli impediscono questo miglioramento in senso democratico.

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