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    01
    giu.
    2016

    Prima di votare, ricordati di ricordare

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    amministrative

    E così domenica si va al voto più importante degli ultimi tre anni, dopo le urne politiche dello sconquasso e le Europee dell’entusiasmo renziano e dell’astensione, in una temperie terribile, preoccupante e penosa. Terribile per la strage biblica dei migranti e per l’impotenza e/o la cattiva volontà politica dei governanti. Preoccupante perché il Paese nella sua mancanza di identità socioculturale è asfissiato da una crisi che solo il premier fracassone tiene bassa, per motivi di indole guascona o di interesse elettoralistico. Penosa perché per esempio la Capitale affonda nella sua grande monnezza e mette in scena la vera disfida del momento, che richiama quella uscita dalle urne del 2013, tra il nuovo del M5S che fa il pieno della rabbia e della disperazione circostanti, tra accuse di inadeguatezza e grillismo iperbolico, e il vecchio che oppone “competenza ed esperienza”: come se fino a ieri non ci fossero stati sempre loro. Loro che dunque per sperare di vincere nelle urne, fortificando la maggioranza il presidente del Consiglio in vista del derby riformistico autunnale oppure anche solo garantendo l’opposizione sopravvivenza politica a sé e al partito o schieramento che li sostiene, debbono necessariamente sperare nella lotofagia italiota, nella mancanza di memoria di un popolo che si è bevuto di tutto e dopo le sbronze non ricorda più nulla. A proposito di immemorabilità casereccia, ieri questo giornale guidato da un lanciere dell’archivio evidenziava meritoriamente una ricorrenza e un esempio di voltagabbanismo, ma emerito: settant’anni fa domani, si svolgeva lo storico referendum tra monarchia e Repubblica, con il debutto del voto anche al femminile per un suffragio davvero universale. E dieci anni fa, Giorgio Napolitano senatore a vita tuonava in difesa della Costituzione: poi ci sarebbe stato il novennato al Quirinale ela “svolta”, il cambiaverso per cui l’emerito adesso si espone un giorno sì e l’altro pure per il referendum che nel modo che sappiamo (ma lo sappiamo davvero?) rimaneggia la Costituzione. Poiché è probabilissimo che domenica ci sia una diserzione di massa per le amministrative, cioè per il funzionamento di Comuni grandi e piccoli che sono in ogni caso la vera eredità storica dell’Italia delle “piccole patrie”, la memoria imporrebbe di domandarci come abbiamo potuto mandare in vacca gradualmente e nelle ultime decadi precipitosamente anche il suffragio universale. Non era il diritto al voto la massima conquista della democrazia, per la quale tanti italiani avevano dato la vita eccetera eccetera?

    Adesso che gli elettori votino in tanti oppure no a Renzi e a tutta la compagnia di giro sembra importare poco. L’essenziale è che votino per il Pd, cioè anche per Alfano e Verdini, oppure per tutti gli altri notabili bene in vista. È democrazia? L’abbiamo difesa? E in nome di che cosa ne possiamo parlare oggi? Ma anche l’altro recupero di memoria, a proposito di Napolitano, ha un suo valore. Dio solo sa quanto sia indispensabile ricordare, sapere di sapere, innaffiare le proprie radici, magari prima di votare. Eppure anche per la memoria i percorsi dovrebbero essere lineari e non strumentali. Ci pensavo domenica leggendo come in morte di Giorgio Albertazzi fosse stata rimarcata a iosa non meno della sua straordinaria carriera l’esperienza di repubblichino diciannovenne, al comando di un plotone di esecuzione. In guerra, insomma, ma dalla parte sbagliata diciamo noi da allora. Ma con il medesimo criterio dovremmo ricordare le stagioni giovanili fasciste anche dello stesso Napolitano – che so – di Scalfari (che almeno se lo è sempre detto da sé) e di un’altra caterva di italiani noti: memoria sì, insomma, ma per tutti.

    Postato da Redazione
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    Dopp.. .
    01/06/2016 alle 23:21
    Non l'ho mica tanto capita la posizione ambigua a favore delle olimpiadi del pd coi radicali..per non dire degli altri che quasi si vergognano di dire " qui non c'è un euro" ..per il resto le solite robe..cicciolina aveva capito tutto
    Dopp.. .
    01/06/2016 alle 23:13
    Ci sarà il boom dei soliti ruffiani che nelle segreterie dei grandi nomi si fanno belli..cosa rimane se non il gusto di un Po di vanità retrograda in un paese finito da tempo?

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