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  • Oliviero Beha
     
    10
    ago.
    2016

    Dal Giappone alcune ipotesi sul dopo-Renzi

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    referendum-costituzionale

    II lapidario annuncio in tv della sua possibile abdicazione da parte dell’imperatore del Giappone, Akihito, tre giorni fa, perché vecchio e malandato a 82 anni, deve avermi impressionato parecchio. In una sorta di dormiveglia estivo, infatti, mi è riapparso nitidamente suggerendomi un paio di spunti. Intanto mi è rivenuto in mente Giorgio Bocca, inviato alle Olimpiadi del ’64, a Tokyo, in attesa delle prossime nel 2020 sempre a Tokyo per cui si temono altri contraccolpi economici (la stagione è questa…). Scrisse dell’imperatore precedente che inaugurava i Giochi, il longevissimo Hirohito, tutto il peggio che ne pensava, definendolo “un criminale di guerra” e suscitando un vespaio paradiplomatico. Rischiò l’espulsione. Mi domando quale dei nostri valenti colleghi a Rio riuscirebbe oggi a fare anche solo in parte il lavoro di Bocca.

    Di qui mi sono perso in un confronto tra generazioni, e per un Bocca di ieri mi sono soffermato sull’acme del livello polemico oggi in circolazione, incentrato sull’autonomia dei direttori di giornale di Berlusconi. Chapeau! Mentre addirittura qualcuno sorprendendosi parla di epurazioni in Rai a un grado di professionalità generalizzato che ha del sublime! Chapeau di nuovo! Ma al volto stanco e con qualche traccia di nobiltà di Akihito si è gradualmente sostituito sempre nel dormiveglia quello brillante e con qualche traccia di preoccupazione del premier Renzi. Che stava dicendo in tv a reti agevolmente unificate che aveva intenzione di abdicare anche lui, perché troppo giovane. Anche i dormiveglia finiscono.

    Così mi sono ritrovato a pensare non tanto all’eventuale abdicazione di Renzi dal momento che se perde il referendum costituzionale, per tardi che lo indica, sarà lui stesso a volersene andare. L’ha detto, è un uomo d’onore, e non ho dubbi sulla sua parola. Il punto è proprio che cosa succederebbe se perdesse il referendum e lasciasse. Perché dopo tutti quegli anni in cui si combatteva Berlusconi tralasciando il berlusconismo senza porsi il problema del dopo, che viene per tutti, davvero non vorrei che ci si ritrovasse in una situazione simile. Anche se il renzismo dovrebbe aver attecchito di meno. Non sarei preoccupato per la folta schiera di ascari e ascarine di cui meritatamente il Presidente del Consiglio si è circondato, in Parlamento e nella sua cinghia di trasmissione mediatica. Passerebbero tutti, in forze e subito, dalla parte e/o al servizio del nuovo che avanza come è sempre accaduto in un Paese con la vocazione spiccata al tradimento e al servilismo. E comunque qual è il nuovo che avanza, se non il M5S, con Di Maio e Di Battista al proscenio? Quindi Mattarella permetterebbe di andare al volo ad elezioni con il M5S favorito? E altrimenti in difetto delle urne a chi affiderebbe il mandato? A un vecchio sodale di qualche esperienza? A un Cincinnato piddino? Verrebbe richiamato di corsa Draghi modello Ciampi, non nella veste di esperto della Goldman Sachs ma come presidente della BCE, l’unica figura su cui la vulgata dice si possa contare? Ma come, il Paese è rimasto sotto le macerie del suo sistema bancario in cui ne sono successe di tutti i colori, e noi insisteremmo? E dei molti e importanti settori in crisi di quest’Italia chi avrebbe intenzione di occuparsi? Questo per mettere delle toppe alle falle del presente che si aprono di continuo, principalmente economiche ma per chi vuol vederle anche e soprattutto culturali. Ma uno straccio di visione del futuro? Come viene immaginato il Paese tra dieci anni? E perché nessuno ne discute, e ci si infogna soltanto su un referendum che il “no” dovrebbe vincere anche soltanto per disperazione tra le grida garibaldine, alla Bezzecca, del “sì”?

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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