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    07
    set.
    2016

    Allora non sono solo…!

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    italia-rio

    E’ prezioso questo commento scritto da chi professionalmente si occupa d’altro. Coincide con quello che sostengo da anni sulla mancanza di cultura sportiva, uso sbagliato dei finanziamenti, gigantismo dirigenziale e voglia di “pappare” organizzando eventi. Qualunque riferimento alle Olimpiadi a Roma è perfettamente comprensibile.

    o.b.

    ECONOMIA | ASSUEFAZIONE ALLA MEDIOCRITÀ
    “Male oscuro” dell’Italia (e dell’Europa)
    di Francesco Grillo, www.inpiu.net

    Ad osservare l’Italia (e l’Europa) dal posto più lontano del mondo – l’Australia nella quale mi è capitato di trascorrere qualche settimana per ricerca – si ha la percezione che sia la rassegnazione al declino il male “oscuro” che ci condanna. Certo ci sono problemi oggettivi che ci fanno sprofondare nella depressione. Ma è anche possibile che questa “assenza di prospettiva” sia in parte conseguenza, ma in parte anche causa della crisi. Un esempio può venire dal rapporto che i due popoli – gli italiani e gli australiani – hanno con le Olimpiadi che si sono svolte proprio mentre ero agli antipodi. L’Italia e l’Australia sono, per coincidenza, finiti nel medagliere allo stesso posto (il nono).

    Gli australiani sono, però, meno della metà degli italiani e sono in ascesa dalle olimpiadi di Sydney. Quest’anno, loro che fanno una vita molto sportiva pensavano di progredire ancora. L’Italia è, invece, in costante arretramento rispetto ad una storia che l’ha vista al terzo posto nella classifica di tutti i tempi, fino all’inizio delle penultime Olimpiadi di Londra. In particolar modo, il nostro Paese ha scritto alcune delle pagine più belle dell’atletica leggera che è la regina del programma olimpico; atletica dalla quale siamo a Rio definitivamente scomparsi. Rispetto a questi risultati, gli australiani che si aspettavano di più, hanno chiesto la dimissione del Presidente del proprio Comitato Olimpico; in Italia, invece, Malagò è stato celebrato come se avesse ottenuto un successo. “Si colora di azzurro il cielo di Rio”: ha titolato la Repubblica nel fare un bilancio della partecipazione italiana spiegando che, davvero, in queste condizioni non possiamo fare di più che affidarci al tiro al piattello (che pure merita grande rispetto).

    “Siamo in un mondo che corre là fuori. Noi dovremmo fare altrettanto” ha detto Renzi nei giorni scorsi a Maranello – dove di sogni e corse se ne intendono – nel vertice con la Merkel. È vero. Peccato che anche questo governo, espressione di questo Paese, sembra rassegnato – come l’Europa – a dover amministrare le crisi e gli zero virgola della crescita. Per correre ci vorrebbe un progetto ambizioso nel quale coinvolgere tutti. Sollevare aspettative che siano sostenibili perché basate sull’impegno e sull’entusiasmo di molti. Delle migliori energie che sono in Italia o potrebbero tornare. Una missione quasi impossibile ma senza alternative se volessimo un giorno uscire dall’angolo di quella stagnazione secolare che ha la forza delle profezie che si auto avverano.

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