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    16
    set.
    2016

    Il coccodrillo ha sete… In morte di Ciampi

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    azeglio-ciampi

    Toh, un necrologio su un Padre della patria che esce dalla consuetudine del “parce sepulto” e pone delle questioni. Ora il punto, sull’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, da sempre ammantato di rispettabilità, è: le cose che scrive Dagospia (che sia Roberto o chiunque) sono vere oppure no? E in entrambi i casi, non vale la pena di parlarne, di chiarire? Se non vengono discusse anche in memoriam , anche per smentirle, vuol dire che se ne ha paura. Se non si conferma che sono vere, tutti quelli che non hanno letto Dagospia non saranno stati informati, e il necrologio sarà stato il solito. Pensate, il Ciampi ultraterreno avrebbe diritto alla verità quale che sia, e soprattutto noi con lui, che siamo ancora qui a fare i conti con i suoi postumi/poster.

    o.b.

    1. CIAO CARLO AZEGLIO, REQUIESCAT IN PACE. L’ITALIA STA ANCORA PAGANDO I TUOI ERRORI
    2. UN PADRE DELLA PATRIA, LO RICORDANO IN TANTI. MA CON QUATTRO MACCHIE GRANDI COME UNA CASA. UNA PER OGNI INCARICO RICOPERTO: DA GOVERNATORE DELLA BANCA D’ITALIA, DA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, DA MINISTRO DELL’ECONOMIA, DA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
    3. DALLA SVALUTAZIONE DELLA LIRA AL TITOLO V DELLA COSTITUZIONE – I TUOI REGALI A DE BENEDETTI (LICENZA OMNITEL) ED ALLA GERMANIA: EUROTASSA E CAMBIO LIRA-EURO
    Dagospia.com

    Dagococcodrillo
    Carlo Azeglio Ciampi è ri-morto. Da anni era chiuso nella sua casa di Via Anapo dove, si dice, abbia apportato qualche migliorìa oggetto di condono edilizio (ha chiuso una veranda) ed unito due appartamenti.

    Un Padre della Patria, lo ricordano in tanti. Ma con quattro macchie grandi come una casa. Una per ogni incarico ricoperto: da governatore della Banca d’Italia, da presidente del Consiglio, da ministro dell’Economia, da Presidente della Repubblica.

    Ciampi governatore
    “Sta in noi” disse a conclusione delle Considerazioni finali, poco prima di essere chiamato a Palazzo Chigi. In effetti “sarebbe stato in lui” difendere la lira. Per certi aspetti l’ha fatto. Pure troppo. Quando, per esempio, bruciò 63 mila miliardi di lire in difesa di un cambio irrealistico lira-marco a 753 lire. Era il 1992.

    Hans Tietmeyer, presidente della Bundesbank, gli aveva comunicato che la Germania non avrebbe rispettato l’accordo di Basilea Nyborg. Cioè, non avrebbe onorato l’impegno che, all’interno del Sistema monetario europeo, impegnava i paesi membri a sostenere una valuta sotto attacco.

    E Ciampi, invece di rendere pubblico il mancato rispetto tedesco di quel Trattato, lo nascose per fare un favore alla Germania (per lui paese confratello): un’apertura di credito che gli sarebbe tornato comodo più avanti nella carriera pubblica e privata.

    Risultato, lira svalutata ed espulsa dal Sistema monetario europeo. E pensare che il giorno della Befana di due anni prima (Guido Carli ministro del Tesoro) la liretta era entrata nella banda stretta di fluttuazione dello Sme.

    Ciampi premier
    Il 27 e 28 marzo del 1994 in Italia ci sono le elezioni politiche. Ciampi è presidente del Consiglio e convoca per il 29 marzo un consiglio dei ministri che passerà alla storia. In quella riunione, il governo assegna ad Omnitel (De Benedetti) la licenza dei telefonini. Un’operazione a dir poco controversa, avvenuta proprio alla vigilia del 1° governo Berlusconi. E l’Ingegnere ed il Cavaliere erano già ai ferri corti.

    Ciampi ministro
    A Carlo Azeglio si deve l’ingresso dell’Italia nella Moneta unica. Per riuscirci s’inventò l’Eurotassa ed altri giochi finanziari per i quali ancora stiamo pagando (come i derivati). La sua sudditanza con la Germania ci costò un cambio penalizzante lira-euro. In quanto proprio quel cambio finì per finanziare i costi della riunificazione “alla pari” del marco dell’Est con il marco dell’Ovest.

    Rivalutò il Tricolore. Introdusse il rito del presidente che tocca le bare dei militari morti in guerra. Riscoprì l’Inno di Mameli (che ancora non è assurto ad Inno nazionale). Ma, soprattutto, promulgò una legge che è alla base di una delle principali cause dell’aumento del debito pubblico. Vale a dire, la modifica costituzionale della riforma del Titolo V della Costituzione

    R.I.P. Ciampi. Condoglianze alla famiglia: a Franca alla figlia. Ma soprattutto al figlio Claudio, assurto alle cronache ai tempi dello scandalo Bnl-Atlanta. Unico della sede Bnl di New York che non venne licenziato.

    Postato da Redazione
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    homofaber .
    21/09/2016 alle 17:56
    Senza azzardare valutazioni (oltretutto: sullo spessore del banchiere, del premier, del Presidente, dello statista, del letterato, dell'economista, del livornese o di tant'altro?), senza ovviamente avvolgerlo di incenso inodore ma neppure scivolare in vocii oziosi (animato e mosso da sette d'Oriente o cenacoli di scibile?; partigiano o sommo cavaliere di qualcosa?; circostanze baciate o forchette spesso apparecchiate?), quindi al di là del merito, credo che Ciampi ci debba comunque una spiegazione, che però paradossalmente proprio lui - che all'epoca era il Presidente del Consiglio, non il guardiano del faro - chiese poi vagamente a un Governo troppo diverso e di troppi anni successivo (tra l'altro, accodandosi a Grasso): cosa successe esattamente (o anche vagamente) la notte e il pomeriggio e la mattina del 27 luglio '93 allorquando, da Santa Marinella, Ciampi chiamò Roma tentando di parlare con l'allora Presidente Scalfaro, ma avendo solo il tempo di ascoltare - in diretta telefonica - la bomba di San Giovanni al Velabro e poi... il buio, il black out, con soprattutto il Quirinale scollegato dal mondo e (come tanti hanno detto dopo) già conquistato, 'preso', da un variegato schieramento di golpisti, tra nostalgici della Decima Mas come appliques d'arredamento, supporto mafioso (che certo però non aveva aspirazioni politiche e certo non si sarebbe mosso per tappezzeria parlamentare) e soprattutto, soprattutto, pezzi importanti, determinanti ed esperti dello Stato, in grado di guidare ed eventualmente realizzare un'impresa così complicata (che necessitava di informazioni specifiche e segrete, che solo chi stava lì poteva sapere). In una di quelle trasmissioni di Minoli (che avrà mille sfaccettature talune anche discutibili, ma il giornalismo abbinato alla televisione lo sapeva fare o comunque glielo sapevano fare) in onda alle 5 del mattino quasi in clandestinità, parlò un principe di famosa (o famigerata) casata, raccontando con minuzia di dettagli e di luoghi e di cognomi, come questa nuova forza destabilizzante (in parte esterna, nell'essenza intestina) avesse già militarmente sorpreso e acquisito il Quirinale (perciò ovviamente i fili staccati e Ciampi fatto fuori, almeno dai contatti e al di là delle bombe che non intaccarono minimamente i fili dell'allora Sip; e con Scalfaro che non si sa dove e come stesse). E il principe si dilungò, delineò profili intuibili, descrisse quasi tutto lo scenario operativo: con il nuovo 'Stato maggiore' che avanzava verso la Bastiglia, già padrone ideale del tricolore. Senonchè... senonchè (sempre per racconto minuzioso del nobile narrante) all'altezza di via Teulada, una 'voce' a cui nè i golpisti di Stato, nè i soldatini della Decima Mas, nè addirittura (e soprattutto) la mafia (pur scomodata per offrire manovalanza di qualità, accipicchia, ma non certo ideatrice del sottosopra) seppero rispondere di no. Una voce imponente. Fantasie, delirio, rigurgiti depistanti? Forse...Ma allora perchè, pur così ricco di succo e di particolari (tra l'altro perseguibile e ammanettabile legalmente) il principe che parlò sospinto da travolgenti ideali (...) non fu mai ascoltato dalle istituzioni nè minimamente interpellato in qualsivoglia programma televisivo o scottex di giornale?; e come mai quella bobina di Rai 3 non esiste più, è sparita, e credo mai più potrà rintracciarsi (neppure nelle teche più teche)? E perchè Ciampi si preoccupò di riprendere a distanza di anni (pur sotto impulso di Grasso) il gigantesco vuoto di quella notte (e ovviamente di quel frammento storico), se non deducibilmente perchè ben sapeva ma avrebbe gradito da altri - qui in landa si mandano avanti sempre gli altri - un minimo di chiarificazione che... proprio a lui non gli usciva nè riusciva? Credo sia stato passaggio determinante; sì interrotto, ma anche paradossalmente propedeutico a nuovi scenari, nuove alleanze e nuovi poteri particolarmente compositi. Ovviamente al di là di ogni destra e di ogni sinistra, che servono - da troppo tempo - solo a sorreggersi: ovviamente, per inforchettare meglio

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