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    19
    ott.
    2016

    Indovina chi viene a cena…?

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    Renzi in visita alla Casa Bianca
     
    Renzi in visita alla Casa Bianca

    Mentre ascoltavo i discorsi di Obama e Renzi alla Casa Bianca (che in tv o nei film sembra monumentale ed è invece piccolina) sono rimasto colpito da un reato, da un crimine simbolico: l’uccisione dell’autorevolezza. Niente, a mio modestissimo avviso, riassume meglio i tempi grami che attraversiamo dell’autorevolezza sparita anche se travestita da autorità, a beneficio dei vari livelli di cazzeggio oppure di seriosità involontariamente ilare: sembra impossibile prendere sul serio qualcuno, anche investito di grandi, planetarie responsabilità. Nel caso di Obama intendo, non di Renzi… Un discorso degno di un boy scout mentre ricordava lo scoutismo della coppia ospite, nell’ex Impero del Bene che oggi si divide sul futuro presidenziale tra un Berlusconi mal riuscito e un po’ più barbaro e la moglie di Clinton, in un’eredità famigliare che dovrebbe preoccupare e invece fa sorridere compiacenti (“sempre meglio lei di Trump”), che è perfino vero ma suona grottesco se riferito agli Stati Uniti e non a uno staterello africano o asiatico. Poi è toccato al Nostro, che si è complimentato con Obama perché nell’organizzazione perfetta non mancava neppure il sole: quanti di noi hanno fatto battute del genere a un matrimonio o a una comunione… Quindi una serie di citazioni liceali fino a evocare alla moviola il padre Dante in un set da serie televisiva neppure troppo curata. Non ne faccio una colpa al premier, davvero, lui è così e forse è piaciuto per questo, ma mi fa effetto che il contesto gli calzi a pennello: chi siamo diventati?

    E poi ieri sera la cena di gala: il premio Oscar Benigni che ne La vita è bella ha fatto liberare i campi di concentramento dagli americani e non dai sovietici per una licenza poetica, forse sarà saltato in braccio al premio Nobel (preventivo) per la pace, Obama, come qualche secolo fa era abituato a fare con Enrico Berlinguer… Va tutto bene, per carità, ormai ingoiamo tutto, e forse non sentiamo neppure più la nostalgia dell’autorevolezza ma sguazziamo nel suo opposto, il dire o il pensare che tutti possono far tutto e quindi nella scampagnata di Renzi dal Barack uscente ci saremmo potuti stare con comodo anche noi. Devo essere sincero, avrei preferito che Renzi profittasse della mondovisione per invitare a votare “yes” al prossimo referendum, certo dell’endorsement casereccio di Obama cui a questo punto non gliene può fregare di meno, malgrado il suo ambasciatore e illustri politologi ci facciano credere il contrario.

    Ma se non importa a Obama il referendum sulla riforma costituzionale, è anche vero che le “gride” manzoniane da cui siamo assordati da mesi hanno ridotto in patria il tema del voto a un derby tifoso pro o contro Renzi, anche qui polverizzando l’autorevolezza della questione referendaria: più semplice, più attuale, più “contemporaneo” battersi in una lizza medievale con Renzi travestito da Cavaliere Bianco contro il Cavaliere Nero, in una foto di gruppo che contrappone l’ex boy scout con Verdini e Violante a D’Alema, Berlusconi e Brunetta, in quello che doveva essere il tripudio della rottamazione. La percezione della politica prossimamente ridotta in quelle mani negli Usa fa il paio con il vuoto di politica nostrano, in cui persino una Carta fondante, già violentata e applicata solo parzialmente, svanisce oltre il fondale degli armigeri momentanei. Per carità, se vogliamo assistere al torneo come (tele)spettatori magari ci divertiamo anche: a condizione però di ignorare i numeri devastanti della nostra situazione economica e lavorativa. Ne avrà accennato a cena Renzi a Obama? Oppure non sarebbe stato di buon gusto? E Benigni? E Cantone? Tutti zitti? A parte naturalmente la Bio, non solo un’italiana ma una persona fantastica che parlava fisicamente, al solo esserci…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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