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    16
    nov.
    2016

    La tragedia di un Paese ridicolo

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    mps

    Si può tentare di parlare del prossimo referendum senza parlare del referendum, o meglio cercando di fare luce su che cosa c’è dietro (e, volendo informare) davanti? Ci ho provato un paio di rubriche fa, offrendo il mio “strumentale” voto per il “sì” in cambio della liberazione da parte di Renzi e dei suoi del segreto di Stato, di nome o di fatto, sulla storiaccia dei derivati.

    Pensate, uno dichiaratamente per il “no” come male minore, che non salverà il Paese ma “solo” la Costituzione scritta mentre quella materiale è già marcita con lo “stile di vita”, che baratta il suo voto pubblicamente per un briciolo di verità. Naturalmente né Renzi né alcuno dei suoi, né Padoan né un qualsiasi rappresentante della ormai logora “casta” degli Stella e dei Rizzo di una decina d’anni fa se n’è dato per inteso. Silenzio.

    Peccato: pensare che la storia dei derivati, del sistema bancario italiano, di Mps ecc. si collega perfettamente al midollo spinale di questo Paese, non certo solo per Renzi, Boschi (intesa come famiglia), coralità di zeloti bensì per Napolitano, per dire il primo nome di chi ci dovrebbe raccontare la vera storia dei rapporti tra Usa e Italia. Passando per JP Morgan, leggi JP Renzi. Non avrei neppure fatto caso al simpatico espediente con cui il bipresidente della Repubblica ha cancellato dalla sua biografia quirinalizia la partecipazione giovanile ai Guf, gruppi universitari fascisti. Per carità, niente di male, era in nutrita compagnia all’epoca. Ma perché sbianchettare il passato mentre cercando sul web chiunque può risalirvi facilmente?

    Invece niente, niente sui derivati, niente sulle banche, niente sulla leva finanziaria americana che pende come una spada di Damocle su questo disgraziato Paese. Devo confessare che avrei volentieri sacrificato il mio voto non solo per la verità fattuale sulla nostra storiaccia patria, bensì perché niente come il buco nero creditizio rende la metafora dell’Italia di oggi: nella bancarotta di un popolo si salvano i soliti, crepano i risparmiatori, soffrono le fasce più deboli e povere ai limiti della miseria, e qualcuno ne fa una questione paludata di destra & sinistra. Scherzate, vero? Così mi ritrovo oggi a condividere un’immagine e una notizia con Renzi e la sua fervida fantasia in fatto di giochi e giochetti pre-elettorali. Lui che pesca nell’ignoranza di molti che confondono il peggioramento travestito dello statu quo con il “cambiamento” (è vero, lo è: ma se è in peggio ci vogliamo suicidare da soli?), e tra i privilegi di una cerchia non ristretta di chi sta facendo l’operazione opposta a quello che proclama.

    Cioè difende presunti diritti acquisiti stando da sempre lontano dai contigui doveri di una classe dirigente che “magna”, sedicenti intellettuali compresi. L’immagine è quella ormai comune a moltissime città e cittadine italiane: ti capita di scorgere distrattamente qualcuno, di solito una donna, che spinge per strada un passeggino, o una carrozzina, insomma qualcosa che rimanda a un bambino, nel Paese in cui la natalità perlomeno connazionale sta scomparendo. Ci faccia caso, caro Renzi e cari tutti: troppo spesso non un bambino ma ciò che è stato “salvato” da un cassonetto riempie quei contenitori, spinti non più solo da zingari perfetti per l’uso strumentale della politica ma da donne e uomini italianissimi. Quegli stessi che aspettano la chiusura dei mercati (non finanziari ma reali) per cogliere un po’ di pane o di verdura scartata. Dice niente al premier tutto ciò? La notizia è invece quella di due amici eterosessuali riuniti in matrimonio non perché gay, ma “per convenienza”. Pensate, una conquista trasformata in farsa dalla necessità. Parafrasando Tognazzi, non è la tragedia di un Paese ridicolo?

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Emanuele66 .
    17/11/2016 alle 20:56
    Ricordo che il fu Giovanni Spadolini tanto per parlarne dal morto (anche se la cosa veniva ripetuta anche da vivo) faceva il giornalista durante l'epoca del fascio. Un peccato che scrivesse su "la difesa della razza" perché altrimenti si sarebbe potuto benissimo dire: ma in fondo durante il fascio tutti erano fascisti, dopo, tutti anti-fascisti. Vero, però non si facevano eleggere nella successiva democrazia parlamentare, non facevano i primi ministri, i ministri, i presidenti del senato, non scrivevano libri per insegnare la democrazia (agli altri), non sostenevano Israele recidiva bombardatrice di palestinesi dopo avere preso soldi dalla propaganda anti ebraica in gioventù. Insomma in molti (altri) si sarebbero detti: bè questo è troppo. Ed era davvero troppo (anche il petto gonfio) perché si piegasse a rischiare la vita da soldato (scartato per insufficienza toracica)... tutta roba per altri: la coerenza, il dovere, la miseria. Roba per altri... chi? Tutti gli altri. Mah! Forse la razza difesa era la stessa che difende il povero Napolitano (parlandone da vivo): insomma, la razza loro. Chi spinge una carrozzella riempita con scarti del supermercato, chi vive di sussidi (se li riceve, nel paese in cui l'istanza ultima è la famiglia), chi intasca 80 euri (dicasi euri hottanta) barattando il voto, non fa parte della stessa razza: semplice razza umana e chi volete che la tuteli? Li poveracci sò tanti che se fanno compagnia nun sapete che fatica falli lavorà! Così diceva un ottimo Fabrizi nella attualissima satira sociale di "C'eravamo tanto amati". Un peccato che manchino i Fabrizi, i Gassmann, i Manfredi, i Sordi e... sì! Anche i Tognazzi. In una lettera (che si può trovare sul web) dirigenti della City paventavano che i "peasants" potessero avvedersi di ciò che le banche facevano loro. Questa è la rimanente razza umana, il 99%: "peasants" ovvero "contadinotti"

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