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  • Oliviero Beha
     
    21
    dic.
    2016

    La “questione romana” e le “facce di culo”

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    raggi-campidoglio

    Della “questione romana” che precipita ci sono alcuni punti all’ordine del giorno, strettamente politici o allargati alle condizioni generali del nostro Paese. Tutti i non grillini (non credo che pentastellati sia più eufonico, capiamoci e basta soprattutto di questi tempi), i grillini usciti dal gruppo o quelli “in divisa” ma antitetici al sindaco Raggi, sembrano festeggiare le difficoltà, incongruenze, sfondoni anche marchiani – tribunali a parte – che stanno assediando il Campidoglio. Ma per farlo, per godere di un eventuale fallimento che fungerebbe da cartina di tornasole nazionale, credo sia necessaria una straordinaria “faccia di culo”. Non è una citazione dello striminzito Giachetti, tanto perbene quanto gregario fino al midollo (non è un’offesa, ma una condizione anche importante: meglio un buon gregario che un pessimo leader, per dire…). È una didascalia della realtà sempre più accidentata in cui ci troviamo tutti: augurarsi che la Raggi faccia l’oca del Campidoglio significa speculare partiticamente sulla pelle di una città sempre meno eterna. Non è tanto Grillo che ci rimette, quanto noi, romani e come detto italiani in generale. Anche quelli che detestano o vorrebbero veder sparire il M5S.

    Intendiamoci, godere della magra esperienza Marino è stato figlio della stessa acefala e acivica mentalità. Come brindare tutte le volte che viene arrestata una figura della parte avversa non certo perché “la giustizia trionfa “ o “la legalità prevale” bensì perché è capitato agli altri. Ma siamo noi anche gli altri, sembra proprio che la collettività questo se lo sia dimenticato. E forse è proprio questo ciò che segna il declino prima lento poi sempre più veloce del Paese nelle ultime due generazioni: finite le ideologie evidentemente già a corto di idee, polverizzate le visioni del mondo, dissolto il senso di responsabilità che definisce “statisti” coloro che si fanno carico di una nazione e non soltanto di una cerchia di amici, del potere per il potere o per il denaro, gli italiani hanno contratto con la politica un rapporto davvero malsano.

    Da spettatori nella stragrande maggioranza dei casi prima nel benessere e ora nel malessere, da attori/sodali per quella cerchia ristretta che si è arricchita in simbiosi con la politica. Leggi ovviamente gli affari. Facilitati in questo da un sistema mediatico privo di autonomia, quale che fosse, e invece calato nel contesto o da tifoso o da azionista di questo e di quello (di qui lo straripare del leccaculismo). Tra incapacità, bugie e ruberie nessuno pare più in grado di sostenere qualcosa con la propria faccia.

    Che c’entra questo con lo sfarinamento della Raggi, preso a modello della situazione italiana attuale? C’entra da un lato con le speranze accese, in tale degrado transgenerazionale nel rapporto con la politica, da Grillo, le piazze, il web, i voti. Non dimentichiamocelo come è accaduto per le cifre di partecipazione e di preferenze del No nell’ultimo referendum: voti, quasi un fastidio per chi non ne prende abbastanza.

    Quindi sacrosante le critiche quando sbaglia, ma irritanti se prescindono da tutto il sistema marcio che lo ha generato. Anche Renzi, a dimostrazione che è il “vecchio”, non come anagrafe ma come corruttela di portafogli e d’anima, a rappresentare il nemico dell’Italia, sulle prime aveva sfondato. Adesso perde perché è come gli altri, anzi è peggio se confrontato alla sua partenza. Lo stesso rischio corre la Raggi, con tutto il suo discutibile cucuzzaro, su cui vigilare, ci mancherebbe, per loro e per noi, intesi come collettività. Ma per goderne come sento, vedo e leggo, ci vuole davvero una “criminale” faccia di culo. Sempre pensando ai figli e ai nipoti, of course…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Giuseppe .
    24/12/2016 alle 10:23
    Mi sembra che alla fine per andare al potere (quando va male) e per governare (quando va bene) ci vogliono i numeri. L'esperienza della Raggi dimostra che il marcio è una costante e non dipende probabilmente da chi ci mette la faccia (la Raggi da una parte o Renzi dall'altra), dipende dal fatto che il marcio c'è e basta e per sradicarlo ce ne vuole. Tutti coloro che sono partiti bene è probabile che l'abbiano fatto in buona fede, ma per la strada si incontrano i cattivi, pare che la metafora di Pinocchio sia più forte della buona volontà. E' evidente che il male ti si mette sempre per traverso. E' da qui che bisogna ripartire però, da questa interpretazione del mondo: riesco a raccogliere voti perché dico cose giuste, ma quando incontro il male che inevitabimente è più grande delle buone intenzioni, radicato nell'ignoranza delle masse che si fidano di chi proponi bei propositi spesso sulla base di percezioni empatiche... che fare? Il male è il potere nell'ombra, colui che paga gli impiegati che non ti danno mai una spiegazione su come si fa il 740, colui che gestisce le banche e con esse pesi e misure del valore della casa, dell'auto, della scuola, dell'iphone, della motocicletta, della televisione, dei viaggi in aereo, dell'inquinamento... Il male è più grande di Renzi e della Raggi, conveniamo? O alla fine c'è sempre un Renzi più cattivo dell'altra e viceversa? Quando era Veltroni sindaco sono stati tutti a dire peste e corna, poco ha fatto e forse e vero che poteva fare di più, ma forse i tempi per cambiare qualcosa devono essere per forza lunghi o no? Se poco poco provi a sbrigarti viene giù il mondo!
    Leonardo .
    22/12/2016 alle 12:16
    Non sono d'accordo sullo sfarinamento della Raggi perché ha dimostrato di essere una donna forte, tenace in qualche modo cocciuta. Queste sono virtù necessarie per governare, ma come è ovvio, c'è bisogno anche di tempo. Non è certamente immune da errori, ma questo non fa di lei una cattiva sindaca. Sarebbe bello vederla lavorare con serenità, senza tutti questi vili attacchi continui. Forza Virginia Roma e Conte.
    francesco .
    21/12/2016 alle 18:11
    Concordo quasi in tutto, ma dove parli di sfarinamento della Raggi. Purtroppo non esistono bacchette magiche, in sei mesi credo che abbiano fatto abbastanza considerando che il Comune è indubbiamente invaso di metastasi criminali. Non voglio però giustificare il sindaco per l'incarico a Marra. Nonostante tutto riconosco che la Raggi abbia fatto quella scelta sperando nelle capacità del sig. Marra di muoversi nei meandri del Comune.

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