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    28
    dic.
    2016

    L’urlo del Papa e il “Silentiellum” di Mattarella

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    Sergio Mattarella
     
    Sergio Mattarella

    I funerali di Fabrizia Di Lorenzo, lunedì, a Sulmona, fortunatamente su richiesta della famiglia senza né flash né telecamere né “che cosa ha provato?” in chiesa, sono passati come un fatto di cronaca. Tragica. L’attentato di Berlino, l’Isis, i morti alla vigilia di Natale… Una rubrica ormai, tremenda, ma una rubrica, variamente adoperata dai media e dalla politica nostrana, o facente funzione. Eppure uno sguardo più partecipe e meno assuefatto avrebbe potuto cogliere alcuni aspetti eclatanti del dolorosissimo presepe. Intanto il Vescovo che ha rifilato ai presenti, tra cui il capo dello Stato Mattarella, una didascalia della foto sempre più affollata che abbiamo sotto i nostri occhi: giovani senza lavoro costretti ad andarsene, non per scelta ma per campare. Detto di fronte alla bara di una di loro, una trentunenne preparata e lucida nell’aver lasciato una testimonianza significativa (“non confondete l’immigrazione con il terrorismo”), esortazione che dovrebbe aiutare a distinguere nella teoria e nella pratica, fa un effetto devastante. O avrebbe dovuto sortirlo. Non pubblicamente in Mattarella, invece, confezionato nel suo dolore istituzionale, né in Minniti, il neo ministro degli Interni di un governo del pressappoco che aveva cominciato a far sorridere (per non piangere) nel suo insediamento se paragonato – che so – al recente nuovo governo canadese: fate un facile raffronto, ministero per ministero, figura per figura, professionista per professionista in ogni settore, qualunque motore di ricerca ve lo permette…

    Poi ci aveva pensato la Fedeli a far sghignazzare chiunque, laurea falsa della titolare dell’Istruzione, che neppure in un cinepanettone di Neri Parenti… e assai tempestivamente (deve avere un sesto senso al contrario molto sviluppato) il confermato Poletti sui giovani italiani emigrati che è meglio perdere che trovare… Non era abbastanza per cacciare entrambi? All’estero è accaduto per dei nonnulla, essendo la reputazione ancora un valore. Niente, al massimo un “commissariamento” interno all’italiana, tanto per spartirsi le fette di potere rimaste, nel silenzio intangibile di Mattarella. Di cui qualcuno vuol riesumare il Mattarellum elettorale, per una Consulta che non ha fretta, evidentemente il malato o è già morto o non è così grave… Poiché però l’uomo del Colle è passato anche per la Corte che ha giudicato parzialmente incostituzionale il Porcellum, direi che per l’immediato futuro un bel “Silentiellum” non farebbe una piega. Ci pensi, per il prossimo discorso di fine anno. Una lunga mezzora di silenzio a reti unificate in lutto per come è complessivamente ridotto il Paese sarebbe uno straordinario grido di dolore, che tutti sarebbero costretti a sentire… Ma tant’è. Pare però che nella dissoluzione della politica nei partiti o in quello che resta, nelle contraddizioni del M5S che resta una faticosa speranza fatta passare per il “maggior pericolo per la democrazia” come se ce ne fosse ancora abbastanza, il M5S che avrà un futuro solo aprendosi e non arroccandosi dietro i soci fondatori per di più in contrasto tra loro, ci sia ancora qualcuno che urla più di Munch cui viene messa la sordina, dentro e fuori l’Istituzione Vaticana. Come si fa a non essere d’accordo con Bergoglio sulle requisitorie che in più occasioni, pubbliche e private, ha fatto e continua a fare sulle questioni essenziali di oggi e di sempre? È vero, si tratta del Papa. Ma chi è più politico di lui in questo momento di grandi silenzi e piccoli uomini? Mentre la stessa Curia lo tratta come qualcosa di appena sopra il folkloristico… Si diceva una volta “sopportare pazientemente le persone moleste e pregare Iddio che muoiano presto”… Ma intanto almeno lui urla.

    Olivero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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