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  • Oliviero Beha
     
    11
    gen.
    2017

    Eppur si muove ecc.

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    beppe-grillo

    “Lo Stato non dedica più le sue attenzioni alla povertà con lo scopo primario e fondamentale di tenere in buone condizioni i poveri, ma con quello di sorvegliarli e di evitare che facciano danni…”: chi l’ha detto? Grillo nel suo contromessaggio di fine anno dal Kenya, dedicato all’elogio della povertà di Goffredo Parise? No, purtroppo no. È semplicemente una delle tesi forti di cui è piena la logografia di Zygmunt Bauman, il sociologo anglo-polacco appena defunto a 91 anni, in una scia planetaria di stima. Ma che Beppe fosse un comico sceso in politica e non un intellettuale si è sempre saputo, e non è il caso di confrontarlo con Bauman. E non è neppure un caso che l’ultimo intellettuale vero che ricordi alla guida di un Paese sia stato un quarto di secolo fa Václav Havel. Del resto se da noi intellettuali e politici avessero fatto il loro dovere, distinto o integrato secondo la bisogna, non ci saremmo ridotti così: a Grillo? Sì, a Grillo che significa però milioni di italiani. Aggiungere un “ismo” al popolo suona più come difesa di privilegi che come preoccupazione per la sua reale o presunta dissennatezza. Sembra un circolo vizioso da cui è sempre più difficile uscire: tu riduci la democrazia a una povera faccenda di interessi contrapposti e spesso complementari, tiri troppo la corda e spunta qualcuno che non abbozza. Questo qualcuno è però a misura del disagio profondo che l’ha prodotto, ha “studiato” all’Università del disagio e non a quella del privilegio che espressa dal popolo esattamente come ora accade al M5S ha prodotto questo disastro, in cifre e in disvalori.

    Ma da parte di costoro nessun segno di resipiscenza, nessun “è vero, abbiamo sbagliato, lasciamo la responsabilità a gente migliore di noi”: c’è da stupirsi allora che una simile chiusura apra sempre di più a chi in qualche modo reagisce? E che Grillo non sia Bauman? Forse poteva evitarsi un discorso sulla povertà registrato in spiaggia in Kenya dove di poveri/miseri ce ne sono a bizzeffe se lui guarda appena fuori dal suo residence, d’accordo. Ma subito dopo ecco una prima mossa molto politica: quella sulla diversa valutazione di un avviso di garanzia. Si attira il sarcasmo comprensibile di tutte le forze politiche, ma dimostra realismo tutt’altro che utopico: non vuole che il M5S cada in qualche trappola giudiziaria, di cui è lastricato il suolo italiano per le nequizie pregresse di chi ha governato e amministrato il Paese e appunto generato il M5S. Non sarà uno straordinario esempio di strategia anche se dice di ragionare da qui a dieci anni, ma certo può essere una mossa tattica vantaggiosa.

    Incresperà la palla di vetro dell’onestà dentro la quale il M5S è nato ma come si dice “a brigante brigante e mezzo”. È appena scemata l’eco di una simile svolta a colpi come al solito di web, con tutta la frettolosità delle scorciatoie, che con modalità ancora più “strette” Grillo battezza il cambiamento europeo, anche qui spaccando o rischiando di spaccare sia gli eletti che gli elettori delle sue contrade. Potrebbe valere lo stesso discorso: è la politica, ragazzi, con tutte le sue conseguenze nell’arte del possibile e spesso dello scandaloso. Tattica, non strategia. Ma qui casca il Grillo, perché questo cambiamento totale di alleanza, da Farage ai liberali, non passa e vien respinto al mittente. Che si scusa… A questo punto meglio se fosse stato lo stesso corpus del M5S a bocciarlo: stesso risultato, tutt’altra manifestazione di democrazia. Comunque sia questo inizio d’anno sta mutando l’equilibrio interno/esterno del fenomeno italiano più importante degli ultimi anni, sempre riferito allo stato confusionale e marcatamente amorale di questa Italia. Da cui nessuno si può chiamare fuori. Altro che Bauman!!!

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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