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    Home > articoli > Dove l’avete già letto?
    17
    feb.
    2017

    Dove l’avete già letto?

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    lingua-italiana

    Beh, per uno che abbia dedicato una parte centrale di un libro sul “nipote” anche questa è una soddisfazione. Una nota studiosa della materia pare concordare ma si ferma prima. Chi ha letto lo sa, Marina Valensise non avrà letto e spero che lo faccia. Gaudeamus igitur…
    o.b

    Tolleranza sottozero per i nemici dell’italiano
    Redazione www.inpiu.net

    Sul Messaggero Marina Valensise invoca “tolleranza sottozero per i nemici dell’italiano” e scrive: “Attenzione, pericolo. Se continuiamo così, finiremo per comunicare a gesti, o peggio. Le parole sono una cosa seria. Aggettivi, verbi, pronomi, avverbi contano eccome. L’ordine del discorso, non ne parliamo. Con la sintassi e l’analisi logica non si scherza. Non possiamo scherzare. Fondano l’ordine del reale e soprattutto, piccolo particolare non trascurabile, fondano la nostra capacità di mettere in ordine il reale. Inutile dire che scrivere ormai è superato e non serve più, e scrivere bene è diventato un optional nel mondo di oggi, dominato dai tweet, dagli sms, dal flusso ininterrotto delle faccine che piangono e ridono. Le parole contano eccome, e il linguaggio, la persuasione e la retorica non possono prescindere dall’arte del discorso. La situazione è grave ed è bene denunciarla. L’Italia è un Paese abitato da sessanta milioni di persone. L’italiano è una lingua viva, elastica, duttile, magnifica, ma se la consideriamo sul piano mondiale oggi è parlata da un’esigua minoranza di persone, anche se le statistiche confermano che in ogni parte del mondo cresce l’interesse per l’apprendimento dell’italiano, che figura addirittura al quarto posto nella classifica delle lingue straniere più studiate al giorno d’oggi. Altra ragione per non scherzare con la capacità di insegnarla, e di impararla bene, il che vuol dire imparare a leggerla e a scriverla con agio e correttezza. Perciò, se non vogliamo condannarci al suicidio collettivo o auto votarci alla perfetta irrilevanza – come quei genitori smaniosi che mandano i figli a studiare all’estero e finiscono per ritrovarsi dei dissociati, incapaci di scrivere una mail senza corredarla di almeno otto errori di ortografia, cerchiamo di fare un piccolo sforzo. Se la lingua è un bene inestimabile e una risorsa civile da maneggiare con cura, l’italiano è una materia delicata da trattare con amore e attenzione. Dunque, tolleranza zero per chi non vuole più studiarla, e sottozero per chi è incapace di insegnarla”.

    Postato da Redazione
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    cesira fenu .
    19/02/2017 alle 20:37
    Gent.mo Dott. Beha, ho letto l'articolo di Marina Valensise sul "Messaggero" e il Suo commento, oltre al libro, che mi trova perfettamente concorde. Sciascia sottolineava come l'Italiano non sia soltanto l'Italiano ma sia il ragionare. In fondo il Logos permette di ordinare il mondo. Fino a che esso non fece la sua "comparsa" i pre-uomini si "aggiravano" nel mare magnum dell'indistinzione. Essi, come una carissima amica psichiatra e scrittrice poeticamente esprime, erano pietra, albero, pesce, uccello, imbozzolati nel tutto, confusi nel tutto. Fu la scintilla del linguaggio a renderli uomini, "soltanto" uomini. Con gli aspetti positivi e negativi che ciò comporta. Si perse la fusione col mondo e nacque il pensiero - ma in fondo il pensare non è un dialogo interiore possibile grazie alla Lingua? - Parlare è pensare e parlare correttamente aiuta le facoltà ideative. Con queste riflessioni mi permetto di segnalarle, a proposito della "querelle", sperando di farle cosa gradita, il mio articolo sul numero di marzo di "Leggere: tutti". Ringrazio e porgo distinti saluti. Cesira Fenu
    cesira fenu .
    19/02/2017 alle 19:55
    Ma il mio commento è partito? Cesira Fenu

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