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    09
    mar.
    2017

    Così niente lavoro e niente scuola

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    studenti

    Per chi come me pensa che l’inizio della fine della scuola (pubblica) italiana sia da datare a quando (vent ‘anni fa? trent’anni fa?) prevalse l’idea che “la scuola deve preparare per il lavoro” e non complessivamente per la vita i ragazzi, questa ne è solo la conferma testamentaria.
    o.b.

    Il Comune di Messina sposa la famigerata alternanza scuola-lavoro
    di Antonio Mazzeo

    La cosiddetta alternanza scuola-lavoro, il provvedimento sicuramente peggiore e più pericoloso della “Buona scuola” del governo Renzi-Giannini, inviso dalla stramaggioranza degli studenti e degli insegnanti italiani. Quattrocento ore di “stage” che ogni allievo di un istituto tecnico nell’ultimo triennio di studi deve prestare obbligatoriamente in aziende e società pubbliche e private convenzionate, “solo” duecento per i più fortunati iscritti ad un liceo. Al mercato dell’alternanza stanno concorrendo grandi medie e piccole industrie, istituti bancari, società del complesso militare-industriale, agenzie di ogni tipo e mestiere, finanche i reparti specializzati delle forze armate. Appena qualche mese il Ministero dell’Istruzione ha firmato un accordo con la transnazionale dei fast food McDonald’s e altre chiacchierate holding (Zara, Eni, Intesa San Paolo, ecc.) per la “formazione” obbligatoria al lavoro di 27.000 studenti di tutte le scuole secondarie del paese. Al programma chiave del processo di devastazione della scuola pubblica e di privatizzazione e militarizzazione del sapere contribuisce da un mese a questa parte anche l’Amministrazione comunale di Messina, alla cui guida c’è il sindaco Renato Accorinti, insegnante di educazione fisica in aspettativa.

    Con delibera del 31 gennaio scorso, la giunta comunale con voto unanime ha approvato la convenzione con l’Istituto Superiore “Minutoli” di Messina per la realizzazione di “percorsi di alternanza scuola-lavoro” a favore di quattro studenti. “Ai sensi dell’art. 1 del decreto legislativo 77/05, l’alternanza costituisce una modalità di realizzazione dei corsi nel secondo ciclo del sistema d’istruzione e formazione, per assicurare ai giovani l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro”, si legge nella delibera approvata dall’Amministrazione comunale. “Rilevata l’importanza di realizzare un accordo tra formazione e lavoro, si ritiene pertanto doveroso sottoscrivere la presente convenzione con l’Istituto Minutoli”.
    La “doverosa” convenzione prevede una durata del “percorso formativo” di ogni “studente minorenne per i periodi di apprendimento in situazione lavorativa” di 120 ore, con orario settimanale dal lunedì al venerdì di 8 ore al giorno “presso la sede del Collegio dei Geometri della provincia di Messina”. Gli “stage” obbligatori si concluderanno entro il mese di marzo. Durante l’intero svolgimento del percorso in alternanza-lavoro, i “beneficiari” sono tenuti, in particolare, “a rispettare le norme in materia di igiene, sicurezza e salute sui luoghi di lavoro, nonché tutte le disposizioni, istruzioni, prescrizioni, regolamenti interni, previsti a tale scopo”, nonché “a mantenere la necessaria riservatezza per quanto attiene ai dati, informazioni o conoscenze in merito a processi produttivi e prodotti, acquisti durante lo svolgimento dell’attività formativa in contesto lavorativo”. Gli “esiti di apprendimento” durante l’alternanza negli uffici del Collegio dei Geometri, secondo quanto previsto dalla convezione tra il Comune di Messina e l’Istituto superiore Minutoli “saranno acquisiti dai Consigli di Classe e conteggiati negli scrutini intermedi e finali compreso l’ultimo anno del coso di studi”.

    “L’alternanza scuola/lavoro che con i nuovi decreti attuativi il governo vuole inserire addirittura come argomento degli esami di maturità è l’emblema della filosofia mercatista e della disastrosa attuazione della legge 107”, commenta Luca Cangemi, responsabile scuola del PCI. “Assistiamo così a patti con grandi multinazionali note per le condizioni di lavoro ignobili e per un modello di consumo devastante, a lavori inutili e ripetitivi che sostituiscono centinaia di ore preziose di didattica, ad una gestione concentrata nelle mani dei presidi e di ristrette cerchie di suoi fedeli, a risorse finanziarie pubbliche incomprensibilmente sprecate”.

    “Una delle mostruose parole d’ordine dell’ex governo Renzi è rappresentata certamente dalla definizione scuola/impresa, cioè l’educare i giovani al lavoro, quando invece il loro tempo dovrebbe essere dedicato allo studio, alle esperienze di scambi culturali e linguistici e all’acquisizione di competenze teoriche per migliorare la società”, spiega la sociologa messinese Tania Poguisch. “Così da quasi un ventennio, i governi in Italia hanno ridotto a lumicino i fondi per cultura e ricerca, il primo segnale chiaro di voler pensare in termini di impresa con un vecchio schema che azzera sempre di più i diritti delle persone e dei lavoratori”.

    Per Claudia Urzì del Coordinamento Nazionale USB PI Scuola, più che di alternanza scuola-lavoro si dovrebbe parlare di alternanza scuola-sfruttamento. “Il lavoro è tale se viene retribuito e non è certo questo il caso”, afferma Urzì. “Si tratta invece di tantissime ore di tempo scuola e di diritto allo studio perse, ore di lavoro in aziende che nulla hanno a che fare con il proprio percorso di studi. L’obiettivo principale è quello di creare un mercato unico per un ceto lavorativo, da impiegare principalmente nel settore terziario. Un’attenta inchiesta sull’alternanza scuola-lavoro realizzata da Clash City Workers (2015/2016) ha documentato che la quantità di ore di lavoro che svolgeranno annualmente gli studenti in regime di alternanza saranno circa 150milioni, corrispondenti a circa 104mila lavoratori annui (su circa 1 milione e mezzo di studenti messi a regime di alternanza). Questi 104mila “lavoratori” saranno altamente competitivi nei confronti dei loro colleghi per il semplice fatto che, essendo studenti, non verranno pagati. Essi non solo non rientreranno nel calcolo degli occupati, ma costituiranno un ulteriore incentivo per le imprese a non assumere o ad assumere a condizioni peggiori rispetto a quelle attuali”. Sempre per la sindacalista di base Claudia Urzì, non solo l’alternanza scuola-lavoro non risolverà il problema della disoccupazione giovanile, ma, al contrario – disincentivando le assunzioni reali – rischia di aggravarlo con conseguenze dirette sul tasso di disoccupazione generale e sulle condizioni generali di lavoro. “Questa scuola condanna studentesse e studenti ad un futuro di precarietà e all’omologazione delle coscienze al pensiero dominante”, conclude amaramente Urzì.

    Contro l’alternanza-lavoro si schiera pure Nino De Cristofaro dell’esecutivo nazionale Cobas Scuola. “Abbiamo contestato alla radice la disastrosa legge 107 e oggi ci opponiamo contro gli otto decreti attuativi del governo Gentiloni”, dichiara De Cristofaro. “Nello sciopero generale della Scuola indetto per il prossimo 17 marzo, la lotta all’alternanza è uno dei punti qualificanti della piattaforma. La delega sull’Istruzione professionale punta a parificarla alla Formazione professionale extra-scuola, prevedendo indirizzi di studio minimalisti e meramente esecutivi. Per gli alunni, si ribadisce la centralità dell’alternanza scuola-lavoro, in una forma scoperta di apprendistato gratuito, con flessibilità fino al 40% del monte orario, con presenze pomeridiane vincolanti per docenti ed Ata, contratti d’opera offerti dalle imprese tramite loro esperti, la valutazione dello studente come bilancio di competenze in base ad una presunta cultura del lavoro. E l’alternanza viene introdotta con una tesina all’esame di Maturità, per sostenere il quale sarà obbligatorio aver svolto gli assurdi quiz Invalsi”.

    Postato da Redazione
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