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    20
    mar.
    2017

    Dovreste parlare con Carlo Mazzone

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    Carlo Mazzone compie 80 anni
     
    Carlo Mazzone compie 80 anni

    Ieri Carletto Mazzone, detto “magara”, il più giovane dei vecchi del calcio, molto festeggiato ha compiuto 80 anni. Ieri il “senza quid” Angelino Alfano ha sciolto Ncd tra l’affetto di pochi e battezzato neo Alternativa Popolare. La domanda è: prima di farlo il povero Alfano ha almeno consultato Mazzone? È un modo naturalmente improbabile di commentare l’evanescenza di un politico inventato e tutta l’esistenza di un uomo pieno di umanità, di valori, di competenza specifica nel suo campo. E siccome al primo pare faccia difetto la saggezza della vita, almeno a giudicare dagli ultimi 10 anni pubblici, forse una chiacchierata con Mazzone sarebbe stata indispensabile. È anche un modo per tornare alle cose vere. È vero il record di presenze nella Juve di Buffon che supera Boniperti con più di 39700 minuti giocati, in attesa di allungare in Nazionale a giorni. È vera la “fame” inesausta di Allegri e della sua squadra a Genova, ma vincente, e in dirittura d’arrivo per il sesto scudetto consecutivo: l’atteggiamento bulimico, ma necessario di Allegri, che sarebbe al terzo titolo come Conte, da cui è molto diverso, fa il paio con quella volta che il suo predecessore in panchina a Torino, nello “Juve Stadium” a titolo vinto sul finire di una partita poco più che formale assistette a uno stop sbagliato del suo Vidal vicino alla panchina urlandogli poi “non è per questo che ti paghiamo”.

    Grazie a tutto ciò la Juve, dopo la scoppola di Calciopoli, si è rifatta sotto monopolisticamente in Italia ed è comunque fra le migliori in Europa. La “fame” significa professionalità, attenzione ai particolari, insoddisfazione intelligente e gerarchia di priorità rispettata. Voglio dire che prima viene il club (al di là delle eventuali nefandezze di Andrea Agnelli con Ultras e ‘Ndrangheta), solo poi viene la squadra ed il tecnico e infine lo stadio di proprietà che esalta l’opera. È un chiaro segnale per la Roma che sembra orientata in modo opposto, invertendo queste, a mio modesto avviso banali, priorità. Anche Pallotta, insomma, farebbe bene a parlare con Mazzone.

    In omaggio all’ottantenne così comunicativo e umano, torniamo indietro per una “operazione memoria” che ogni tanto ritrovate qui per legare il passato al presente in attesa di orientarci nella nebbia del futuro. È già passato più di un mese da un’intervista all’Unione Sarda di Carlo Porceddu, storico procuratore federale della Federcalcio, protagonista delle inchieste sull’epico calcio-scommesse del 1980 e successivamente membro della Corte Federale, nella quale ha rilasciato dichiarazioni tremende su “Passaportopoli”, Calciopoli e il colpo di mano con cui è stato assegnato all’Inter il famoso scudetto di cartone in sfregio della Juventus. E naturalmente questa non è una difesa del Club della Fiat, bensì, come sempre in questi ultimi 11 anni, una richiesta di verità: Guido Rossi, interista di dentro e di fuori, fece (secondo Porceddu, cognomen omen) carne di porco.

    Sono passate tre settimane da un’intervista di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera a Sandro Mazzola, in cui l’ex Pettirossi di Brera, pezzo da novanta del calcio italiano con Rivera, ha detto di tutto e di più per esempio sui Mondiali del 1974 in Germania, con tentativo di arrangiamento della partita con la Polonia, passato per lui. Sono passati quattro giorni dalla notizia della nuova inchiesta Fifa per corruzione su l’ex Decano camerunense Issa Hayatou (per 29 anni Presidente della Confederazione Africana) che lo ha pizzicato in mezzo alle tangenti. Finalmente è stato estromesso. Per figli e nipoti digiuni di tutto trattasi della figura intorno a cui ruota tutto il caso Camerun del 1982.

    Secondo voi, di queste tre vicende quanti ne hanno parlato e con che evidenza? Pochi, pochissimi. Non che durante la sua longeva carriera anche Mazzone, fra un asso e l’altro tirato su, non ne abbia viste di tutti i colori e forse avrebbe da raccontarci se volesse. Ma il precipizio imboccato è foriero di pessime previsioni sul nostro futuro anche calcistico. Poi si può far finta di niente e riempire il buco di tutti i giorni con un po’ di tv, giacché, Festa del papà a parte, lo stadio resta pericoloso.

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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    Dopp. .
    22/03/2017 alle 22:46
    A Bologna giocava un 424 Super offensivo , altro che conte..lui si che che esaltava la modernità dei suoi giocatori senza toglierne lo spirito romantico

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