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    08
    mar.
    2017

    È la festa di tutte le donne o solo di quelle di potere?

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    8marzo2017

    Entro nell’8 marzo stordito dalle buone notizie per questa festa storica spesso riempita di ipocrisia: s’ode a destra lo squillo di tromba di Unioncamere sul numero di imprenditrici in crescendo rossiniano, da sinistra risponde l’Anci con un terzo dei comuni italiani che negli ultimi trent’anni sono stati amministrati da donne. Dunque la situazione è davvero cambiata e l’Italia si è avvicinata sensibilmente ai Paesi socialmente e culturalmente più evoluti? Ma strapazzato dalle mimose che alludono alla parte femminile di me, mi pongo anche altre domande rese lecite dai comportamenti: per esempio, la Boldrini presidente della Camera è veramente una donna? Nessuna offesa, mi chiedo solo se “tecnicamente” (come avrebbe detto il fu Scapagnini medico del Berlusca) dal punto di vista dell’esperienza istituzionale è diversa da un uomo. Che ha fatto di politicamente elevato al femminile? Deve essermi sfuggito. E l’angelicata Marianna Madia, che cambia cavallo in continuazione e ora è pronta a sostenere Orlando pur di non finire il rodeo, dopo aver pasticciato in leggi fasulle, in che cosa oltre all’aspetto di Giulietta è risultata differente dagli omologhi Romeo (oddio, non si può più fare quel nome) che riempiono la “casta” di incapacità e servilismo? E ne ho prese due a caso, esteticamente e anagraficamente parlando, ma l’elenco ormai si allunga.

    Così il dubbioche viene è quello che la parità di genere troppo spesso non sia stata intesa come diritti e doveri nel percorso esistenziale e civile, bensì di possibilità di carriera di vario tipo alla identica maniera degli uomini responsabili di aver pesantemente caricato su spalle femminili questa penalizzazione. Creando un paesaggio sociale e culturale disastrato e piombato in cui ci muoviamo tutti. Dunque l’aspirazione non era facilitare tutte le donne nell’aspirazione di realizzarsi pienamente ma fare carriera, acquisire potere per il potere per piccolo che sia esattamente come i loro referenti maschili? L’evoluzione è una copia spesso tutt’altro che bella della degenerazione dell’altro sesso cui di forte è rimasta solo la violenza contro le donne senza potere e l’arroganza verso tutti?

    Per carità, non confondiamo questa specie di politica politicante & esercente da cui siamo assediati con la capacità di reggere un Comune o di amministrare un’azienda, permanendo ancora (finché dura…) il ruolo naturale di madre. Ma il percorso fatto di mimose va misurato nel suo complesso. Non sono solo i diritti – dopo tanti doveri – a contare, ma la qualità della vita delle donne tutti i giorni.

    Da questo punto di vista non è stato fatto molto dalle stesse donne (di potere) per tutte le altre. Che cosa distingue per esempio la Boldrini da Vendola, che ne pensa il numero tre della gerarchia italiana dell’utero preso in affitto dal compagno di partito mentre languono in Italia tanti bambini da adottare, le leggi sulla materia sembrano fatte apposta per favorirne la tratta estera e non ci sono segnali in questo senso? E come si collega questa situazione alla natalità sempre più ridotta, che non è detto sia un male visto il contesto ma a condizione che sia una scelta e non la conseguenza di una crisi economica riflessa in quella morale? E gli aspetti in discussione sono tanti, troppi: dalla difficoltà di combinare lavoro e famiglia alle assurdità di scaglioni pensionistici che azzerano la differenza quasi millenaria tra una madre di oggi e sua madre, alla fortissima prevalenza femminile tra i laureati con sbocco tormentato nel mercato del lavoro se senza raccomandazioni, alla prostituzione (che sta parificando i sessi al contrario…) ormai accettata come un titolo di merito, un modo come un altro per “promuoversi”… Sì, tante mimose: e domani?

    Postato da Redazione
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