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    31
    mar.
    2017

    Per tentare di capire, facciamo i mosaicisti

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    euro-riforme-della-giustizia-magistrati-nel-mirino-dei-governi-riforme-giustizia-europa-berlusconi-sarkozy

    Sul rapporto tra italiani e giustizia troppo ci sarebbe da scrivere. Ma quasi nessuno legge e allora è pressoché inutile cercare di spiegarsi, tanto vale piegarsi… O tentare di connettere tessere del mosaico apparentemente distanti, contraddittorie, irrelate. Ma leggete i due articoli sottostanti, per favore per capire, altrimenti è tutto inutile. Prendete l’inchiesta di Trani, sulla Standard & Poor che si porta dietro politica internazionale e mercati finanziari, dove non torna nulla. Prima tutti colpevoli in apnea e in attesa, poi bolla di sapone. Spero di non dover spiegare l’importanza di una simile inchiesta, che può capire – che so – anche la Riccò (è solo per la rima). Certo non va meglio per la giustizia terra terra, in alto con la commistione politica/magistratura, in basso, per il cattivo funzionamento del tutto e spesso la impresentabilità “dipendente” da molti fattori, alcuni malagiudiziari, che coinvolgono un’intera categoria e quindi il popolo disgraziato dei Tribunali: non ditemi che per l’ultimo assassinio del ragazzo da parte dei due fratellastri non avete subito penato “tanto escono subito”? Conclusione, anche da parte di chi ha fondato un giornale considerato “manettaro”, cosa che a volte si ritorce pure contro: attenzione, così è finita.
    o.b.

    FATTA LA LEGGE, TROVATO LO STIPENDIONE! – CI PENSA L’AVVOCATURA DELLO STATO A SALVARE I MEGA-COMPENSI RAI: IL GOVERNO SI ADEGUERÀ – IL TWEET DI FABIO FAZIO, ‘PRODUTTORE DI ME STESSO’, PREANNUNCIA CHE LASCERÀ LA RAI? LASCERÀ ENDEMOL? O SEMPLICEMENTE METTE LE MANI AVANTI: I SUOI 2 MILIONI L’ANNO NON GLIELI TOCCA NESSUNO
    Dagospia.com

    1. RAI, IL TETTO NON VALE PER GLI ARTISTI
    Aldo Fontanarosa per la Repubblica

    L’ Avvocatura dello Stato, principale consulente giuridico del governo, «dubita» che il tetto dei 240 mila euro lordi annui valga anche per gli artisti della Rai. Manager e dipendenti dovranno guadagnare al massimo questa cifra (come ha stabilito la legge sull’ editoria del 2016); gli showman non è detto. La presa di posizione della Avvocatura, un parere formale, rappresenta un ottimo assist per il ministero dell’ Economia che ora può autorizzare Viale Mazzini a pagare di più i presentatori di grido.

    In un quadro che si rasserena ma resta incerto, Fabio Fazio annuncia il desiderio di essere «produttore di se stesso». Fazio, dunque, aprirà una sua società di produzione e andrà in video «ovunque sarà». In Rai e – sembra di capire – anche su qualche rete concorrente.

    Come anticipato da Repubblica il 23 marzo, nel suo parere l’ Avvocatura dello Stato sottolinea che è ancora in vigore, e non è mai stata modificata, la norma della Finanziaria del 2007. L’ articolo 3, comma 44, della Legge 244 – mentre fissava già allora un primo tetto per le retribuzioni alla Rai – teneva fuori da ogni vincolo «la prestazione artistica o professionale che consenta di competere sul mercato». Gli artisti sono liberi, dunque. Inclusi gli attori, i registi e gli sceneggiatori delle fiction e del cinema che pure verrebbero schiacciati dal tetto stipendi a 240 mila euro lordi.

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    UN PAESE IN MANO AI GIUDICI – I GENITORI RICORRONO AL TAR CONTRO I VOTI AI FIGLI, IL VICINO DENUNCIA PERCHÉ I PANNI SONO STESI TROPPO BASSI, IL GASDOTTO TAP LO DECIDE IL CONSIGLIO DI STATO, LE COPPIE GAY ADOTTANO SOLO SE TROVANO IL MAGISTRATO GIUSTO – GLI ITALIANI SONO LITIGIOSI E NON VOGLIONO FARE SCELTE? L’UNICA RISPOSTA È NELLA TOGA
    Dagospia.com

    Pierluigi Battista per il Corriere della Sera
    Nel Paese in cui la giustizia non funziona e i processi durano un’ eternità e si dice addirittura che sia finita la giustizia civile, la giustizia ha emesso una sentenza in cui si costringe una coppia a pagare una multa salata perché il cane ha abbaiato una manciata di secondi più del consentito.

    E non è una barzelletta, è un fatto verissimo, è la vita quotidiana degli italiani che si lascia docilmente colonizzare dai tentacoli giudiziari. Anche una donna che aveva steso i panni dal balcone al di sotto della soglia concordata con l’ appartamento sottostante ha dovuto pagare il conto con la giustizia: anche questa non è una barzelletta, è vita vera italiana.

    Siamo un Paese litigioso che si lamenta sempre delle invasioni di campo della magistratura, ed è vero. Ma che contemporaneamente chiede ai giudici di decidere sempre, sia sulle inezie che sulle cose importanti.

    E dove il giudice deve dire la sua su ogni aspetto della vita associata, come se la strada, la vita della strada, fosse stata sostituita da un’ aula di tribunale, nel rigore grigio e freddo di un libro di giurisprudenza. «Un giorno in pretura» non è solo il titolo di un film meraviglioso, ma è la profezia dell’ Italia nei primi decenni del Duemila dove si compie quella distorsione che in America avevano ribattezzato con termine difficile «giuridicizzazione» di ogni atomo della vita sociale.

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    Postato da Redazione
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