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    03
    apr.
    2017

    Date alla Lazio quello che è suo

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    Simone Inzaghi
     
    Simone Inzaghi

    Nel giorno in cui nell’organizzazione delle due maratone italiane più importanti, a Roma e Milano, si celebra l’indispensabilità del “casino organizzativo” elevato da un pezzo a “sistema Paese”, dovrei magari parlare di scudetto. Ma lo spezzatino degli orari me lo impedisce, e al massimo mi fa dire che la lotta per non retrocedere sussulta con il Crotone e la marmorea sfilata per l’Europa vede ancora con un lumicino gnomesco in corsa la Fiorentina. In questa fila è già stata celebrata l’Atalanta e il suo allenatore, ma poco si parla di chi sta facendo addirittura meglio. Signori (non l’ex cannoniere e scommettitore), la Lazio, o Real Lazio come la chiama Giancarlo un suo supporter accanito, il più intelligente ignorante che abbia mai conosciuto, che Celentano in confronto in entrambi i settori è un apprendista.

    La Lazio sì, nata nel ’900 come poderosa polisportiva che s’è fatta fregare nome e brand una generazione dopo dalla Roma ma resta storicamente un portento, per quei tempi, aquila, colori e motivazioni comprese. Le polemiche degli ultimi anni, i saluti fascisti, la “sòla” (truffa) del debito spalmato per i prossimi 150 anni che dovrebbe far ragionare chi rateizza in Equitalia, le manie pericolose di Lotito oggi meno mi impipano. Penso a una sua frase in latino: “La Lazio è un ente morale, molto di più rispetto a una semplice società di calcio”, ma poi mi accorgo che non è in latino e non è manco sua, bensì di Giorgio Vaccaro, anni Venti e Trenta, presidente della Figc di allora e “sportivo di quei tempi” in cui quasi tutti erano fascisti, per lo più dichiarati. D’altronde come oggi, se vogliamo parlare di un’Italia in fasce invece che in fasci. Mentalità e illibertà dure a morire, nella gelatina dell’ipocrisia. La Lazio, insomma, ma la Lazio squadra. Sta facendo miracoli, comunque l’ha già fatti dopo il secondo Millennio iniziato col filibustiere Cragnotti che avrebbe rovinato chiunque. Poi è arrivato Wolf-Lotito uomo delle pulizie che “risolve problemi” e cava sangue dalle rape specie quando non sono rape.

    Di recente uno splendido campionato con Pioli che dà la Champions, uno intermedio, di risulta, infortuni e buoni acquisti (Milinkovic-Savic, perso dal Rogg di Firenze perché ognuno deve fare il suo mestiere, se ne ha uno) la suggestione del “loco Bielsa” e poi un pezzo di cronaca storica come Simone Inzaghi, Inzaghino, l’unico laziale a far quaterna in Champions e che io ricordi l’unico mister che dagli Allievi è arrivato a salire quarto in serie A. Come ha fatto? È riuscito nelle due imprese decisive, oltre a essere bravo, serio, meticoloso nei dettagli, quadrato di suo nella vita privata: saper parlare ai giocatori, che sono ottimi ma non una rosa inarrivabile anche se come diceva Sacchi “il culo può aiutare”; e saper prendere Lotito per il verso giusto, fermezza e arrendevolezza, facendogli credere che alla fine ha sempre ragione lui, soprattutto in latino. Come ha dimostrato con il Sassuolo la Lazio ci prova sempre, avvedutamente, secondo la regola che per batterla devi essere e dimostrarti più forte. O più fortunata, che come ognun sa è una grossa caratteristica tattica… Voglia, gioco, gol. Finché la Lazio va… E Lotito resta sparagnino. Poi la fiaba può finire diversamente, ma i gestori d’aquilotti avranno fatto il possibile.

    P.S. Non ho chiosato finora qui la frase del direttore della Figc, Michele Uva, sulla storiaccia Agnelli-Juve-Ultras-’ndrangheta, di cui vedremo gli sviluppi anche se credo che vada ben oltre la Juve. Ma che un alto dirigente dica cose come “Non sono cose che fanno bene a calcio”, o sulle notizie che “il processo mediatico danneggia tutto questo mondo”, mi fa semplicemente inorridire. Intanto si esprime come negli anni 70, poi dimostra o un’incomprensione profonda del rapporto calcio-Paese o una disonestà intellettuale ancora più profonda che glielo fa ignorare. Campione mondiale di ipocrisia. Uva, per la carriera ci stai prendendo per i fondelli? Non sai com’è ridotto il calcio, non sai com’è ridotto il Paese? E dai, un minimo di decenza, tu che hai lavorato con i gentiluomini di Parma come Tanzi…

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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