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    14
    apr.
    2017

    Dietro i numeri la povertà e l’impotenza

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    soglia-poverta-italia

    Uno Stato che deve far cassa per forza considera le cifre della povertà/miseria una palla al piede, un fastidio. Non si vuole capire che è invece un discorso centrale, per sfiammare la società, non dover combattere sempre di più la cronaca nera, riprendere le fila generazionali ecc.ecc. Ma loro pensano alle primarie…
    o.b.

    ECONOMIA | INCLUSIONE O CITTADINANZA
    Nel Def il reddito per le famiglie povere
    Domenico De Masi, www.inpiu.net

    Nel 2007 10 famiglie italiane possedevano una ricchezza pari a quella di 3,5 milioni di poveri. Oggi le stesse 10 famiglie posseggono una ricchezza pari a quella di 6 milioni di poveri. In Italia la distanza tra ricchi e poveri è tra le maggiori d’Europa, le persone a rischio di povertà sono 17,5 milioni, cioè un italiano su quattro. Il 6,1% delle famiglie, pari a 4,6 milioni, si trova in condizione di povertà assoluta. Il numero dei poveri è cresciuto soprattutto negli anni in cui il Governo era in mano alla sinistra, cioè alla forza politica che dovrebbe connotarsi proprio per la lotta alla povertà. Per combattere la povertà si parla sempre più spesso di “reddito di cittadinanza” e di “reddito minimo”, con tutti i loro sinonimi. Il reddito di cittadinanza è un sussidio ai cittadini in quanto cittadini, a prescindere da reddito, sesso, età, e disponibilità a lavorare. Il reddito minimo è un sussidio per i soli cittadini con condizione disagiata di reddito, salute, età, disposti a cercare un lavoro e fare formazione. Per accertare tutte queste condizioni occorre un apparato complesso e costoso. Perciò alcuni esperti tagliano la testa al toro preferendo il reddito di cittadinanza al reddito minimo.

    Il Def opta per il reddito minimo e sostituisce il Sostegno per l’Inclusione Attiva (Sia) con il Reddito di Inclusione (Rei). Il Sia, partito nel settembre 2016, prevedeva un massimo di 400 euro mensili a famiglia, in condizioni disagiate con un componente minore oppure con un figlio disabile o una donna in gravidanza. A beneficiarne sono state 400.000 famiglie per 1,77 milioni di persone. Il Rei include 600.000 famiglie per 2 milioni di persone e interessa le famiglie italiane o straniere (con oltre 5 anni di residenza) con minori, disabili, over 55 disoccupati e donne in gravidanza. Il single può ottenere 250 euro al mese, la famiglia fino a 500. Il sussidio è sempre temporaneo.

    La procedura di assegnazione è abbastanza complessa. Ad esempio, nel calcolo dei mezzi a disposizione della famiglia c’è il patrimonio, tutti i redditi compresi quelli esenti (esclusi quelli legati a disabilità), e il reddito disponibile, cioè quel che resta dopo l’affitto. Chi riceve il Rei deve “sottoscrivere un patto con la comunità”: buon comportamento civico e accettazione delle proposte di lavoro. E la verifica dei requisiti va ripetuta periodicamente. La procedura è così tortuosa e lunga che il suo costo fa rimpiangere il reddito di cittadinanza. Ma, nel migliore dei casi, il Rei riguarda 2 milioni di poveri, meno della metà di chi ne ha bisogno. All’altra metà resta il diritto di fare la fame, mentre 10 famiglie guazzano nella ricchezza più insensata.

    Postato da Redazione
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