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    10
    apr.
    2017

    Sopra la panca il mister campa?

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    Stefano Pioli
     
    Stefano Pioli

    È chiaro che se non ci fosse l’Inter, o prima Internazionale, o Ambrosiana Inter, bisognerebbe inventarla: pensate solo a ieri. Perdendo inopinatamente al magico Scida, lo stadio dei pitagorici di Crotone dove extracalcio è tutta una leggenda, la squadra prima indonesiana di Thohir e ora cinese di Suning riesce a collazionare le seguenti voci:
    1) Mette in crisi società, staff tecnico con Pioli in evidenza, organico di squadra costosissimo per acquisti e ingaggi (oltre a far piangere in silenzio Massimo Moratti…);
    2) Ridà fiato al Milan, con tutti i suoi “closing”, che il sabato di Pasqua contenderà nel derby ai “poracci” il posto in Europa League, massima ambizione di Montella e i suoi, e invece una specie di sgarbo per Pioli e i suoi, che vengono da un girone intero sfuggito di mano prima a “faccia d’angelo” Mancini, tredici mesi fa in testa alla classifica e poi a Frank De Boer, da giocatore con il gemello Ronald una coppia di talento fenomenale;
    3) Riapre quasi spalancandola la porta della retrocessione, che sembrava sprangata, giustapponendo le ambizioni di rimonta del Crotone all’Empoli, distante solo tre punti. Niente Palermo che va giù con la nuova e bizzarra proprietà, niente Pescara che invece gioca bene e sia pur superfetalmente continua a dar ragione a Zeman (finirà per far più punti lui di Oddo con tutti i suoi gradoni);
    4) Fa pensare di essere uno spreco, di avere troppi giocatori, all’estremo opposto della Juventus dove in società è tutto logico, o quasi, visto che la seconda squadra compete dappertutto (e adesso è anche favorita col Barcellona);
    5) Sempre con l’ottimo Pioli dà la stura a quello che una volta si chiamava “il valzer delle panchine”, dico quando gli allenatori guadagnavano molto meno dei loro giocatori con ovvie conseguenze di maieutica strapazzata.

    Non che siano cambiate tanto le proporzioni, ma per dire uno Spalletti anche economicamente si può muovere diversamente. Pensate a Conte, o alla deriva cinese. Dunque altro che valzer siamo al fox trot. L’unico che non ha timori a quel che dice di essere detronizzato è Allegri, se vuole lui, così come Simone Inzaghi finora strepitoso nella gestione di una rosa quantitativamente e qualitativamente non eccelsa.

    Poi è tutta una scala mobile. Da su a giù, appunto Spalletti cui palesemente ormai va stretto quasi tutto, e potrebbe tornare all’estero se in Italia non recupera un ruolo alla Ferguson o alla Wenger. Sarri forse rimane: ma la variabile umorale De Laurentiis? Poi c’è Montella, oggi giustamente in auge ma con un paio di spade di Damocle, vedi l’eventuale cambio di proprietà o qualche risultato da mistero doloroso.

    Se Gasperini rimarrà a far da chioccia all’Atalanta, eccoci subito alla Fiorentina (ieri saccheggiata dalla sfortuna a Marassi/Sampdoria): Sousa, atrabiliare ma eccellente tecnico, è separato in casa da più di un anno senza venir né divorziato né risposato. Così per lui che se ne va l’ipotesi più concreta (il momento di Pioli non sembra ideale…) è Di Francesco, dopo anni di ottimo lavoro al Sassuolo, che sembrebbe orientato su Maran. La cosa fantastica è che mancano ancora due mesi di campionato,e di Champions per chi ci è rimasta, e si parla più di mercato che di campo. In Premier League per esempio non è così, e neppure in Bundesliga. È così in Spagna, dove le radio private la fanno da assolute padrone. Aspettiamoci dunque un finale di stagione non ancora scritto del tutto, dopo la settimana scorsa in cui le prime quattro squadre si sono incontrate senza soluzione di continuità in una baraonda felice sopratutto per i diritti tv. Sui quali come sapete la Lega di A continua a litigare, tra un Mondiale a 48 squadre dal 2026 (ma sono matti?) e una Superlega Mondiale di club: a quando gli Harlem Globetrotters del pallone? O ci sono già, nello spirito, e me li sono persi?

    Oliviero Beha, Il Fatto Quotidiano

    Postato da Redazione
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