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IL BASTIAN CONTRARIO / Aiuto,
la Fiorentina ha smarrito la carta d’identità
pubblicato su Il Corriere della Sera di Firenze del 1°
aprile 2008
Si dice che uno scrittore in fondo scriva sempre lo stesso libro.Per
una questione di identità artistica.Non è la stessa
cosa attribuire a un giornalista la colpa o la fama di scrivere sempre
lo stesso articolo.Ci sarebbe qualcosa che non va.O nella materia
del suo articolo,o nell’articolista medesimo reo di non saper
rinnovarsi.La premessa per dirvi che ripetere lo stesso tema,cioè
quello di una Fiorentina deludente,indeterminata,incapace di crescere
sui suoi errori,può sembrare monomaniacale da parte dell’estensore
di questa nota.Eppure le cose stanno proprio così,e potrei
chiedere la ripubblicazione pari pari di articoli precedenti,a cui
cambiare soltanto date,nomi e numeri.
Questo in fondo è la cosa peggiore che si possa rilevare sull’ennesima
debacle esterna di questa primavera fiorentina in cui la squadra non
sboccia,ma boccia.Ed è un peccato perché nonostante
tutto,nonostante gli equivoci e le contraddizioni in società,nonostante
gli errori delle due ultime campagne-acquisti estiva ed invernale,la
squadra è ancora pienamente in corsa per la Champions e tra
due giorni gioca l’andata dei quarti di Uefa.Il merito principale
di questo,della “resistenza” della Fiore al naufragio,è
certamente di Prandelli.Fa quindi ancora più effetto che una
sorta di “disperazione tattica”, che ha spinto il tecnico
a rovesciare un quartetto di fanti offensivi con poca logica (Santana,ahimé,Pazzini,Vieri
ed Osvaldo,ahimé di nuovo) sul terreno dello stadio Friuli
per raddrizzare la partita,sia stata vanificata dopo il pari dalla
acefalia di una squadra che ancora non capisce chi è,che deve
fare,quando lo deve fare.E’ come se avesse smarrito una volta,e
due,e tre,e quattro (tante sono le sconfitte esterne consecutive ma
a parte il miracolo anti-juventino prima c’era stata la sconfitta
di Roma e il dissennato regalo di Bergamo) il proprio documento di
identità.Senza identità e senza la carta che la certifica,una
persona,un Paese,una squadra di calcio si dissolve in fretta.Nel caso
della Fiorentina questa identità è intermittente,il
che significa che comunque non c’è ancora.Pensare che
questo è lo sforzo più nobile e insieme più arduo
per Prandelli,in solitudine su questa strada perché il club
nei fatti sembra non averlo capito.Pensare che senza sbagliare ancora
è ancora tutto possibile anche se il gruppo,sfiancato,impallidisce.Pensare
che Udine nella recidivanza generale e in un match neppure mal giocato
ma inconcludente comunica un senso di impotenza che addolora.Pensare
che Prandelli sa,e non riesce a far sapere mentre il volgo disquisisce
“sui prossimi acquisti “ di Corvino.Un uomo di Vernole,dove
Lecce smarrisce il suo barocco, come Giulio Cesare è di Orzinuovi,polmoncino
di Brescia,altra agricoltura,altro tipo di industria….
O.B.
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