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Il violinista e il watusso
Pubblicato sul Corriere della Sera di Firenze dell'8 settembre 2008
Contrariamente all’andazzo corrente, questo non è un intervento che misuri Gilardino e Toni.Per lo meno non dal punto di vista del loro stato di forma attuale, vistato dall’incontro con Cipro come modesto per Toni e medio/incolore per Gilardino.E neppure è un paradigma statistico tra i due,a base di prestazioni e gol fatti,di quelli sui cui ironizzava Giuan Brera fu Carlo e che invece amava tanto il prematuramente scomparso Giorgio Tosatti e frequentano tuttora i suoi epigoni. Non è nemmeno un friccico di polemica sull’eventuale ritorno a Firenze per fine carriera di Luca Toni, né per augurarselo né per esorcizzarne il rischio.
E’ piuttosto un brevissimo viaggio nell’immaginario del tifoso fiorentino, abitato naturalmente, se si prendono in esame gli ultimi tre-quattro lustri, dall’eponimo numero 9 per eccellenza,Gabriel Omar Batistuta.Nessuno dei due,né Luca Toni ieri né Alberto Giardino oggi, ha molto a che vedere con Bati,né fisicamente né tecnicamente.E neppure sul piano della fascinazione calcistica, del mito contemporaneo: Batistuta era e resta un’altra cosa, forse perché abituato a essere il sovrano della squadra anche in presenza di Rui Costa (e poi di Edmundo,cosa che creò diversi problemi all’interno dello spogliatoio), forse perché il tipo d’ illusione di soli dieci anni fa era differente da quello odierno.Il calcio anche in questo senso è diventato sempre più un prodotto da studio (tv) che da stadio, e sminuzza eroi di giornata più che da epopea o da stagioni.
Venendo ai due, Luca Toni è una specie di “unicum”,sia perché non ha nell’insieme goleador come pietre di paragone in viola sul piano delle caratteristiche tecnico-fisiche che non sia Christian Riganò, anche lui goleador di razza e assai intelligente come giocatore nonostante l’apparente grossolanità, sia perché nell’insieme Toni resta un giocatore di basket prestato con grande successo al calcio.So che penserete a una bestemmia.Pensatelo pure, ma solo dopo aver ripassato il suo modo di muoversi in campo,la sua corsa a ginocchia basse squisitamente cestistica,i suoi terzi tempi facilitati da un ‘altezza comunque non usuale,la sua maniera di districarsi nella lunetta (pardòn, nell’area piccola) in un groviglio di difensori.La fatica che ha fatto Toni ad affermarsi prima nel calcio nazionale e poi in quello internazionale molto si deve a questa sua “diversità”, inizialmente rifiutata dai canoni correnti.
Solo negli ultimi anni Luca è esploso,mettendo al servizio del calcio e dei gol questa sua dimensione “altra”, prima estranea e poi funzionale nel primeggiare. Nell’immaginario fiorentino Riganò è inizialmente un Toni dei poveri quando Toni non c’era ancora, nella fortunata stagione dei Della Valle dopo le nequizie precedenti non attribuibili solo al “grullo laureato” Cecchi Gori e ai suoi estemporanei accoliti ma a tutto il sistema,da Carraro in giù.Toni è invece un Riganò dei ricchi,quando le cose hanno preso un altro brio dopo i patemi della stagione a rischio retrocessione.
I due, assimilati solo e vagamente dalla stazza, sono la dimostrazione di come se si è apparentemente anomali bisogna passare sotto le forche caudine del rigetto: Riganò ha segnato tanti gol in B e poi in A,dopo averne segnati tanti in C senza essere degnato di uno sguardo e aver cominciato da muratore/stopper a Lipari;Toni era un lungagnone canzonato che sembrava sgraziato e improprio ai tifosi del Vicenza,una decina d’anni fa,mentre in tribuna c’erano più smaliziati osservatori della Premier League attirati dall’altezza da cestista del Nostro.
Alberto Gilardino è tutto un altro caso,lontano da Bati,lontano da Toni,forse assai più vicino come caratteristiche tecniche,fisiche,mentali applicate (al pallone) a un eccellente centravanti di cui purtroppo in questi giorni si parla per altri motivi,Stefano Borgonovo.Adesso è affetto da Sla,e dimostra uno straordinario carattere esponendosi alla mediaticità per farsi calamita di finanziamenti alla ricerca su questa ancora misteriosa sindrome.Allora,vent’anni fa,infiammava Firenze insieme a Baggio come tutti si augurano che accada a Gilardino con Mutu.Con Mutu sul piano della classe pura,con Pazzini sul piano del doppio ariete che permetta al “Pazzo” finalmente di realizzarsi come seconda punta,con Jovetic sul piano dell’inventiva e del dinamismo.
Come Borgonovo, Gilardino è centravanti classico,di tecnica buona ma non sudamericana,di stamina anglosassone che lo porta a giostrare anche l’ultimo pallone, di intelligenza tattica sviluppata egregiamente a suon di reti prima che le stagioni milaniste intaccassero la sua autostima.Contrariamente al Watusso che lo ha preceduto, Gilardino è in tutto diciamo un “campione con valore”,una punta che fa della normalità equilibrata di tutte le sue caratteristiche un punto di forza.Non dipendendo come Toni dal suo fisico particolare, come Borgonovo a suo tempo avendo praticamente tutti i colpi Alberto potrebbe andare avanti senza particolari momenti di “bassa” per tutta la stagione,se Prandelli e la squadra continueranno a farlo sentire importante.La “normalità” di Gilardino potrebbe essere la sua forza, esattamente come la “straordinarietà”,il suo essere extralarge, di Toni periodicamente facevano la differenza.Di testa,con i due piedi,con i movimenti nel corto e nel lungo Gilardino fa reparto a sé come si dice un po’ insensatamente e come si diceva di Toni.Ma per Toni prevaleva la stazza,per Gilardino le caratteristiche tecniche.Si mangerà ancora tanti gol,ma,ve lo dico,personalmente mi fido di lui.E l’immaginario del tifoso, metro di indagine qui sui due centravanti più importanti del dopo-Batistuta e per interposto Pazzini, credo si abituerà bene o addirittura meglio alla “normalità” di Gilardino di quanto non abbia fatto con la mitologia di Bati o la strapotenza di Toni.Credo.
P.S.Tutto ciò naturalmente aspetta conferma da una conduzione di vita matura e serena.Il fuoricampo conta spesso più del campo.

O.B.

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