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IL BASTIAN CONTRARIO / La porti
un bacione allo stadio
pubblicato su Il Corriere della Sera di Firenze del 13 giugno
2008
Già nel 1983 usciva un mio libro intitolato “All’ultimo
stadio”, ovvero “Una Repubblica fondata sul calcio”.
Dopo una generazione abbondante, troppe vittime, molti feriti e un
clima teppistico da incolumità a rischio e perdurante malumore,
siamo ancora qui a parlare di stadi.
Se ne parla per Firenze, per una serie di motivi noti che riguardano
la funzionalità, la viabilità, la proprietà,
il cespite che rappresenta o potrebbe rappresentare: e infine, last
but not least, anche i risvolti politici da campagna elettorale
per Palazzo Vecchio tra meno di un anno.
Vediamo di fare un po’ d’ordine. Magari a partire dagli
esempi virtuosi per tenere a distanza i modelli viziosi.
Sono esempi virtuosi gli stadi svizzeri di stampo Europei come quello
di Berna,voluti dall’Uefa e da Platini in particolare.Sono modelli
viziosi quelli cui siamo abituati in Italia,militarizzati,tornellati,da
“fuga da New York” applicata al pallone.Quindi a chi domanda
se siamo favorevoli a un nuovo stadio oppure no,la risposta nella
complessità delle questioni rischia di essere quasi semplice:
magari sì, ma a condizione di chiarire prima e senza infingimenti
di che stadio parliamo e per fare che.
Certo che vorremmo uno stadio da calcio e da famiglie, di proprietà
e gestione del club,modello Shalke 04 a cui da qualche anno la cosa
sembra andare tutt’altro che male.Uno stadio in cui si entri
facilmente,si sieda facilmente,si vedano partite facilmente mantenendo
la passione nei limiti dell’accettabile,senza oggetti contundenti
e quindi senza paura per nessuno,a partire dai bambini.
Magari poi avendo dell’uso futuro dell’attuale Franchi
un’idea utile e sensata per la comunità e non solo ipotesi
edilizie speculative.Ma il punto è proprio quello di prima:
non sarà un nuovo stadio a cambiare il modo di intendere il
calcio italiano,e quindi le due cose,mentalità/organizzazione
e nuovo stadio “civile”, dovranno andare perlomeno insieme.Se
no è meglio continuare così,perché stadio per
stadio avrei paura dell’ennesima fregatura,del tifoso e soprattutto
del cittadino.
Vedete,da sempre simbolicamente si dice del pallone che è insieme
metafora di guerra e di religione.Una battaglia e una messa,”Ci
batteremo fino alla morte “ e “la Fiore è una fede”
ecc.Doveva essere tutto sublimato.Siamo invece alla guerriglia (non
parlo di Firenze,anzi migliorata cfr.il casareccio “terzo tempo”,
ma più in generale): quindi smontiamo i simboli.Non guerra,e
casomai una religione laica del divertimento,dell’appartenenza,dello
stare insieme.
Lo so,con i tifosi delle Nazionali è relativamente più
semplice (nazi a parte),con quelli di club meno.Ma ci si può
e deve provare.Quindi nuovo stadio sì,ma solo se condizionato
a un insieme di fattori.Altrimenti,ahimè,no.Non si corre appresso
agli stadi se sono sempre gli ultimi e mai i primi di una nuova stagione.
O.B.
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