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IL BASTIAN CONTRARIO / E come regista il poverello d’Assisi…
Pubblicato sul Corriere della Sera di Firenze del 17 giugno
2009
E come regista il poverello d’ Assisi…Non è per forza l’incipit di un pezzo francescano, sul tema “zero euri” da investire e il progetto di fare di necessità virtù. Chiariamo alcuni punti, premettendo che da sempre considero un buon mercato un mercato non fatto con le figurine o interessi incerti bensì un mercato fatto alla lavagna, avendo un allenatore di cui ti fidi che voglia impostare in linea di masima una squadra per giocare a calcio, e farlo con un certo schema. E per questo i nomi a volte sono necessari ma mai sufficienti, e a volte non sono neppure necessari.E il discorso si applica bene a questo momento della Fiorentina. Devo però per onestà precisare che i soldi volendo si trovano, che si capisce la prudenza di chi deve aspettare un interlocutore politico per una faccenda delicata e forse onnicomprensiva come quella del nuovo stadio, che comunque la qualificazione ai preliminari significa economicamente qualcosa.
Detto questo, osserviamo che nel bel ciclo Corvino-Prandelli (sempre fidando che i rapporti tra i due siano chiari, trasparenti e proficui e non il contrario) l’anno dei quattro più arduo, faticoso e contraddittorio è stato l’ultimo, quello della campagna acquisti assai dispendiosa. E’ vero c’era la Champions dopo un decennio. Ma è innegabile che le contraddizioni ci siano state e siano state superiori a quelle fisiologiche dei primi tre anni, uno dei quali partito dalla ‘inferno della penalizzazione. Questo è dipeso dalla mancanza di chiarezza. La prova lo dà la continuità accettabile di gioco e di risultati (nell’ordine, proto, ci tengo!!!) dell’ultimo periodo premiata dal quarto posto.
Dunque, forza con la lavagna sapendo che il Mister è e resta uno dei migliori in Italia specie se è supportato psicologicamente dal club, che la Fiorentina non ha gli obiettivi delle prime tre corrazzate in Europa, che non deve né svecchiare né invecchiare la rosa avendo una piattaforma su cui lavorare, che il mercato può riservare piacevoli opportunità con relativamente pochi denari, che Prandelli l’esperienza di una Champions e un campionato ricchi impoveriti dall’immaturità l’ha già vissuta. E allora si investa sul settore giovanile a man bassa, sui Maestri e sugli allievi, e per la prima squadra si coprano con giovani emergenti o campioni in apparente difficoltà i ruoli scoperti, i soliti (a partire dal centrocampo, cuore della squadra e sua identità in regia ed equilibrio, per seguitare con il centrale, il defensa derecho e il completamento della rosa). Ricordate il caso Thiago Motta ?Beh, tentate di trovarmene un altro.
O.B.
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