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AFFARI DI FAMIGLIA
I Matarrese e Cellino guidano (da anni) le sorprese del campionato

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 1 dicembre 2009


Per citare Berlusconi, il cui Milan ha vinto in extremis a Catania anche con merito dopo che lo stesso Berlusconi in altra veste aveva ripianato a spese nostre il deficit del comune di Catania inguaiato dal suo medico/sindaco Scapagnini, per citare dicevo come sempre Berlusconi: “Se avessi per le mani gli sceneggiatori di questo campionato, li strozzerei”.
E’ un Berlusconi parodiato e parafrasato, è vero, ma spesso anche lo stesso Silvio sembra godere nell’autoparodia. Perché li strozzerei? Guardiamoci intorno: tra lutti e rovine che s’affacciano da molti settori italiani anche il calcio non scherza, avendo dichiarato con nettezza domenica scorsa tutto quello che già si sapeva. E cioè che l’assassino è il maggiordomo.

Agatha Cristhie si vergognerebbe di un giallo tanto scontato già a novembre, e casomai preparerebbe delle contromosse letterario-investigative. Per esempio, e nell’ordine: un altro scandalo del calcio che si incarichi di rispondere alla “cugina di tutte le domande”, ossia “come mai uno Scandalone che ha coinvolto il Gotha del pallone nostrano attraverso le intercettazioni telefoniche effettuate direttamente o indirettamente, per conto dei magistrati o motu proprio, dalla Telecom allora di Tronchetti Provera vicepresidente dell’Inter, non ha sfiorato l’Inter?”. Troppo facile, gli italiani sono stanchi di scandali specie i tifosi (cioè tutti…).

Allora un bel ribaltone da calcio-scommesse, da partite truccate a partire da Potenza la settimana scorsa e poi su e giù per la penisola manco fosse il Virus H1N1, magari con i vaccini già bell’e confezionati? Troppo rischioso, sai come cominci ma non sai come finisci. Allora qualche sorpresa dalla Champions, per cui l’Inter purosangue dominatrice in Italia esce di scena prima della puledra Fiorentina che i Della Valle bros. cavalcano a pelo per risparmiare sulla sella a briglie economicamente tirate (domenica il centrale difensivo era diventato Comotto, per disperazione, una specie di centrale di rigore…)? Forse, ma non è così probabile.

Ci vorrebbe magari una specie di rivolta arbitrale, un inno all’indipendenza invece che alla storica “sudditanza”, l’eufemismo che da sempre ci tiene compagnia : da oggi si fischia tutto, meglio se a favore del più debole perché almeno c’è più gusto. Una specie di “piccolo è bello” che, stando così le cose del nostro pallone bucato, potrebbe ringiovanire tutto il movimento. Ma che si intende esattamente con “piccolo è bello”? Vediamo.

T ra le cose più interessanti della giornata calcistica ci sono state le vittorie di Cagliari e Bari. Hanno entrambi (maschile, anche se correttamente in Puglia dicono “la Bari”) una eccellente classifica, che forse non durerà ma discende dal gioco e dalle belle partite. Per usare l’abusato termine della effervescente stampa sportiva contemporanea, esse sono il contrario delle “squadre ciniche” di cui parlano e scrivono solitamente a sproposito sbeffeggiando il dizionario. Ma si sa, un luogo comune è appunto un luogo comune , e ci si ritrovano un po’ tutti più volentieri. Cagliari e Bari giocano e segnano, oppure nel caso del Bari giocano e non si fanno segnare. Sono delle rose di campioni? Macché. Al massimo, alcuni di loro potrebbero diventarlo (Cossu?).

E anzi nel caso del Cagliari fa a meno tutti gli anni di qualche bell’oggetto di mercato, vedi Acquafresca, ma senza risentirne. Il Bari addirittura viene dalla B, dove ha stravinto con Conte allenatore e ha trovato un allenatore nuovo da un giorno all’altro in giugno dopo aver rotto con l’ex mediano juventino dagli occhi chiari. In questo i due club presentano non solo analogie ma anche differenze o anomalie. Il Cagliari ha un club solido a quel che pare, con lo stesso presidente attor giovane da una vita, Cellino, che si diverte in campo e in Lega, e aveva già in panchina Allegri anche lui assai giovane come allenatore reduce da una stagione molto soddisfacente. Il Bari è di proprietà annosa ma in vendita della Matarrese Family, più una saga che un gruppo etnico, qualcosa di vecchio anagraficamente con anni di delusioni alle spalle. E appunto ha scelto ad horas nel mazzo un allenatore più che stagionato, il sessantunenne Ventura nato nello stesso giorno di Andreotti.

Che cosa accomuna i due “mister”, uno più che discreto regista di centrocampo in serie A, cresciuto alla scuola del “pirata” Galeone, l’altro solo tecnico con qualche successo, non troppa e non troppo fortunata serie A, serie inferiori di qualità ma non di indimenticabile impatto? Che entrambi, oltre a essere “uomini di mare” rispettivamente di Livorno e Genova, sono persone serie, si divertono a fare il loro lavoro, sono “piccoli” in un calcio solo apparentemente “grande” (anche se Allegri è appetito da club maggiori), rispettano la logica e motivano i giocatori come se fossero davvero quello che sono, cioè “professionisti del divertimento”. Fatica per fatica, la palla che rotola è meglio della fabbrica o dell’ufficio.

E il gioco espresso dalle due squadre non fa nient’altro che dimostrarlo. In più l’organico del Bari che al contrario del Cagliari castigatore della Juve ha “semplicemente” battuto il Siena in casa (ma aveva pareggiato a casa dell’Inter…) sia pur di pregevole rimonta, è davvero un materiale di risulta. Quest’estate si sprecavano gli epinici per un compratore americano poi dissoltosi al sole un po’ come quel Taci petroliere albanese in eccellenti rapporti con il nostro premier. Così il Bari ha rimediato qua e là, i Barreto, gli Almiron (a proposito, nella Juve e nella Fiorentina non era stato archiviato come mezzosangue?), i Langella, i Meggiorini... Si vede la mano degli allenatori, ma ancora di più una dimensione più giusta per il calcio. Ma vallo a spiegare ai padroni del vapore, alias coloro che detengono la politica e i diritti tv! Per loro questa è minutaglia, brulichio, seconda qualità. Contorno delle ricche pietanze. Che nutrono ahimé sempre meno. Cagliari e Bari sono oggi un’ipotesi di risposta al famoso articolo quinto della vita italiana, cioè chi ha i soldi ha vinto. E questo risulta intollerabile a chi ha basato solo sul denaro il funzionamento dell’ormai ex “gioco più bello del mondo”. Il calcio? Certo, come il resto…E il rugby? Mah, speriamo bene.

o.b.

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