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MOURINHOPOLI
Le effervescenze verbali del tecnico dell’Inter e il complotto (antico) che non muore mai
pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 26 gennaio 2010
Ha ragione Mourinho. E’ in atto un complotto per “non far vincere all’Inter lo scudetto”oppure in subordine per “rendere incerto fino in fondo il campionato” e quindi “più appetibili i suoi dividendi, a partire dai diritti tv”. Quello che l’effervescente ma incolto picaro di Setúbal si è dimenticato di aggiungere, è che si tratta del solito complotto “demo-pluto-giudaico-massonico” in attività ormai da parecchio tempo e magari non soltanto nel calcio. Ha ragione Mourinho ma soltanto se lo si prende come sineddoche, se cioè il portoghese e le sue accuse sono intesi come “la parte per il tutto”.
Sono completamente d’accordo con il tecnico dell’Inter, che oltre ad aver impartito lezioni di mediaticità “berlusconiana” al paese subspecie pallonara ha infuso nella sua legione quasi straniera un mordente che nessun’altra squadra italiana possiede (una sorta di Juventus dei tempimigliori, se non come gioco certo come stamina e mentalità vincente), cfr. il derby ultimo da “primarie” con Inter-Vendola e Milan-Boccia, e prima tante altre occasioni in particolare la partita con il Siena di due settimane fa, ma a una condizione precisa.
Mourinho deve aggiungere, con il suo italiano lessicalmente già fosforescente, una serie di piccole notazioni. E cioè: vogliono far perdere l’Inter perché dopo un quadriennio fa notizia, e se vince il Milan è meglio. Vogliono far perdere l’Inter che ha avuto in questi anni spesso arbitraggi favorevoli, esattamente come è accaduto ma al contrario nell’ultimo derby. Vogliono far perdere l’Inter in un campionato segnato dagli errori arbitrali, questo come gli ultimi come i penultimi, mentre invece si tende a far passare l’ultimo quadriennio come un quadriennio “vergine” dopo lo scandalo di Calciopoli e la “discarica Moggi”. Vogliono far perdere l’Inter grazie anche ad arbitraggi disastrosi come quello di Rocchi, che nel dubbio su quale dei due club fosse da trattare con un occhio di riguardo (giacché per gli arbitri come per tutti il “must” è fare carriera, per riaverne successo, denaro e visibilità, seguendo il cammino ineguagliabile del designatore Collina) ha finito per combinare un macello.
Ma, dovrebbe annotare Mourinho con il suo ghigno affabile che personalmente mi convince parecchio, tenete a mente che Rocchi è uno degli arbitri di Calciopoli, perlomeno uno rinviato a giudizio dai pm di Napoli e poi assolto dal rito abbreviato. Meglio per lui, direte, potrebbe continuare Mou. Ma perché ha arbitrato per tre anni essendo prima indagato e poi rinviato a giudizio? Quale credibilità hanno vertici arbitrali e federali che hanno permesso questo scempio se non del diritto certamente del senso di opportunità? E, concluderebbe un Mourinho al massimo della forma e del godimento dopo il derby superbo portato a casa, finché Rocchi mi andava bene me lo sono tenuto, eccome se me lo sono tenuto. Lui come gli altri arbitri. Quindi, stigmatizzerebbe Mou nel finale della sua sortita magari profittando di uno Sconcerti repentinamente disallineato e in vena di domande, è ovvio che mi lamenti oggi perché quello che temo non succeda in futuro davvero in un calcio che da sempre in Italia – mi hanno detto – funziona così: tutti in soccorso del vincitore, tutti a cercare denari in tv e nello strizzamento delle rape in tempi di bancarotta, tutti a mistificare l’affare predicando lealtà sportiva e razzolando al contrario, tutti a sapere perfettamente che è un campionato (una società intesa non come club ma come sistema sociale) di vasi di ferro e vasi di coccio, a scalare.
C’è un torto arbitrale, ne subisce uno metti la Sampdoria che so dall’Inter o dal Milan e poi passa all’incasso contro l’Udinese o qualche altro vaso leghista (Beretta, non Bossi) di coccio meno robusto del proprio. Una catena di compensazioni, alla faccia della trasparenza e dell’uniformità del fischio e del fischietto. Anche per questo, cioè per il lungo discorso che Mourinho ha fatto con se stesso e che ho avuto la fortuna di origliare travestito da Pompa o Betulla, temo tanto il fantomatico “processo breve” che oltre a salvare qualcuno e a fottere le vittime dei reati trancerebbe via per ragioni schiettamente cronologiche anche il processo di Calciopoli .
E attenzione, a dimostrazione del mio più che scadente giustizialismo, in questo processo mi importerebbero certamente moltissimo le sentenze, se ve ne fossero – meglio se definitive, cfr. Giraudo e company –, ma ancora di più per come va il mondo (non solo del calcio) mi importerebbero le testimonianze e le deposizioni degli imputati, autentica miniera di informazioni su cosa è il calcio oggi e cosa è diventato sulla scorta del calcio di ieri. Ho fatto quest’esperienza con Cellino, il presidente dell’ottimo Cagliari e il mancato acquirente del West Ham. Il suo interrogatorio di un mese fa o poco più dovrebbe essere mandato integrale in tv, o fatto vedere nelle scuole calcio ai bambini, ai loro genitori e ai tecnici.
E’ esattamente quello che (non) ha detto Mourinho a proposito del complotto demo-pluto-giudaico-massonico. E questo vale per Mourinho, e il vertice societario dell’Inter, e il prima (cfr.Calciopoli), e il durante. Per Leonardo e Galliani, statuine del medesimo presepe, non mancherà occasione, come si dice… Qui vorrei tornare sulla Juventus, dopo aver riconosciuto tutti i meriti alla Roma di Ranieri (sa giocare di prima come qualunque squadra di qualità
dovrebbe saper fare,
mentre la Juventus soffre nella
precisione, nella
sicurezza, nella
dimostrazione dei cosiddetti “fondamentali”). E al Napoli di Mazzarri, e al Palermo di Delio Rossi, a scalare. Per la Fiorentina, leggasi l’abstract in questa pagina.
La Juventus è ostaggio di una dirigenza incapace, alla resa dei conti. Proporsi come la “Juve pulita” contro la “Juve sporca” è intanto un falso ideologico. Se il “complotto” che Mourinho ha sgomitolato tramite il vostro cronista riguarda tutto il calcio, è evidente che parlare di pulizia circoscritta ha poco senso. In più, l’incapacità si vede e si tocca. E Gianni e Umberto Agnelli mi dicono essere stati leggermente più “consistenti” dei fratelli attuali che vanno per la minore… Blanc fa un mestiere che a guardare i fatti non è il suo, è una specie di “legge di Peter” che qualcuno (chi? Pazientate) gli ha cucito addosso.
La campagna acquisti è stata un aborto, non perché ognuno dei giocatori acquistati non possa rendere più e meglio da un’altra parte, ma perché complessivamente non si è pensato al Meccano Juve con i pezzi giusti, facendo in parte qualcosa richiesto da Ranieri cacciato intempestivamente e malamente contro ogni vecchia regola del buon juventino e in parte qualcos’altro per assecondare Ferrara che a sua volta è un ostaggio tecnico e societario di Lippi, ormai da 8-9 mesi. Gli tenga o non gli tenga in caldo la panchina, è vissuto comunque dalla squadra, dallo staff e dai vertici come un tecnico dimezzato (alla Calvino: Italo. Questa è per John e Lapo). I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il calcio della rotondocrazia sarà pure una porcheria universalmente accettata e “complottata”, ma una sua logica ce l’ha. Come tutto, appunto.
o.b.
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