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LE VITE DEGLI ALTRI
I tormenti di Del Neri e le rivelazioni di Tavaroli: si puņ riscrivere Calciopoli?
pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 2 febbraio 2010
Fino all’ultimo giorno del mercato invernale e dei suoi “mortaretti”, il calcio dimostra di essere “grave ma non serio”. Certamente è un Luna Park che non annoia, mentre d’intorno piovono le rane dell’extracalcio che dipingono il paese a tinte fosche. A dir la verità qualche rana sta per piovere anche nell’area del pallone. La imperdibile (nel senso chel’hannopersatuttiglialtrigiornali…) intervista di ier l’altro, qui, fatta da Peter Gomez al “fiorentino” Cipriani del caso Pirelli-Telecom, tutta da godere, non conteneva accenni “sportivi”, è vero. Sì, Tronchetti Provera , Tavaroli, Gnutti, Oak
Found, D’Alema, Fassino, Cesa… insomma, robetta.
Ma niente per esempio su Calcio-poli, l’Inter, il Milan, la Juve di ieri e quella di oggi.
Ho fiducia che tra spiate e intercettazioni, lecite e illecite, qualcosuccia prima o poi spunti fuori. Non a favore o sfavore di qualcuno, Dio me ne scampi, ma semplicemente in direzione di qualcosa, cioè di un’approssimazione a “come sono andate veramente le cose”.
Anche perché quello che succede nel calcio di oggi è collegato, come in tutto, a quello che succedeva nel calcio di ieri e dell’altroieri. Un po’ come accade a Craxi e ai suoi postumi-posteri.
Nel frattempo come dicevo è un Luna Park, italiano e straniero. Cominciamo da casa nostra.
E precisamente dal terreno di gioco del Tardini di Parma, domenica scorsa “in perfette condizioni” per Parma-Inter. Rinviata per impraticabilità di spalti, innevati, gelati, grezzi. La vedranno se Dio vuole mercoledì 10 febbraio ma alle 20,45, quando le temperature saranno certamente equatoriali e criptata in tv ci sarà solo quella, con gli ascolti auspicati.
La situazione degli stadi italiani è dunque grottesca. Una volta rinviavano perché il pallone non rimbalzava. Adesso rimbalza benissimo, ma è lo spettatore che una volta doveva sedere e che ora a sua volta rimbalza a meraviglia tra un rinvio e l’altro, come si è già visto in molti casi prima di Natale. Campionato regolarissimo, dunque che
prevede un Fiorentina-Milan non il 19 dicembre 2009 bensì il 24 febbraio 2010… Il punto è che come al solito si vuole la botte piena (di diritti tv con quasi una partita o più partite al giorno) e la moglie ubriaca allo stadio ma senza un minimo di organizzazione.
Citando Il Giornale che a sua volta giorni fa citava un’inchiesta di Finance Football, su scala europea la nostra Serie A è undicesima nel rapporto capienza-frequenza degli stadi, addirittura dopo la Serie C inglese. La prima è appunto la Premier League, con numeri quasi raddoppiati in confronto alla Lega diretta dall’esperto Maurizio Beretta, ma prima di noi ci sono anche i campionati belga e svizzero. L’Inghilterra ha scelto lo stadio in luogo dello studio tv, riducendo l’affollamento in video a favore del teatro vivente, con stadi adeguati. Qui se c’è da organizzare manifestazioni e da fare la solita Grande Abbuffata su terreni e speculazioni, son tutti pronti.
Vorrebbero nuovi stadi, certo, perché è un “Affarone” temo sempre a spese nostre come per i Mondiali di nuoto 2009 e i relativi impianti, mantenendo però il tele-affollamento da Shanghai.
E di questo nessuno parla, o parla a sufficienza. Troppi interessi e troppi conflitti di interesse. Si parla più volentieri di Zaccheroni e delle “cassanate”. Alberto è uomo serio, ma da traghettatore alla Juve più di tanto non potrà fare, mentre alle sue spalle Blanc contatta Rafa Benitez per giugno.
Così i tifosi lo chiamano Caronte, che rimanda all’Inferno dantesco a strisce bianconere. Nel frattempo disputano in pubblico Abete, presidente federale, e Lippi, Ct campione del mondo e Ct odierno.
L’uno dice di voler decidere sul futuro della “panchina azzurra” prima del Sudafrica (come Guido Rossi prima della Germania?), l’altro, Marcello Lippo Lippi, solo dopo. Il dubbio è che non sia una partita a due, ma a tre, come è sempre stata con Ferrara alla Juve, e cioè che la società degli Elkann abbia voce in capitolo e si regoli sulla volontà-nolontà del tecnico a “fare qualcosa” alla Juventus. Anche qui staremo a vedere.
Su Cassano, funambolica “anima persa” o “vagante” (sempre Dante… chiave di lettura del calcio italiano senza Paradiso e con uno spicchio di Purgatorio) rimasto alla Sampdoria dopo un tira e molla di un giorno e mezzo con la Fiorentina, c’è troppo o troppo poco da dire.
E’ più forte di lui e del suo talento straordinario essere “fuori” un po’ con tutti.
Fa ragionare che il caso sia Balotelli, giacché è nero: Antonio è metaforicamente più nero di lui, e lo sanno i tifosi che stravedono o strapiangono o straodiano, lo sa il povero Del Neri messo alla berlina che come arma ha “soltanto” la non convocazione. Scrivo soltanto perché con uno del livello di Cassano è comunque un’arma pericolosissima, una specie di lama senza impugnature.
Ci si ferisce comunque. Così come rischiavano di ferirsi a Firenze, aggiungendo al caso Mutu il tendenziale caso Cassano. Ma come, Prandelli ci ha già litigato e lo avrebbe preso ufficialmente per valore tecnico e spirito di servizio “aziendale”, i giocatori ne temevano l’arrivo, Mutu si sentiva quasi mancar di rispetto, e Firenze godeva all’idea?
Certo, a essere sicuri di Cassano il discorso sarebbe tutt’altro. Ma chi può garantirlo? Altrimenti sarebbe in tribuna alla Sampdoria per motivi non dichiarati? Quanto a Mutu, se la società ha fiducia nella buona fededel“bambinone”allostatoapparentemente più che probabile, ha un modo infallibile per dimostrarlo: gli rinnovi il contratto oggi stesso per fargli chiudere la carriera a Firenze, a condizione certo chenonprendapiùdi–cheso–tre mesi di squalifica, considerato che persino l’astuta Juventus di Blanc & company è riuscita a far uscire indenne Cannavaro da un caso che curiosamente ha visto la responsabilità dei due medici del club. In questo, fesso Mutu e responsabile di “omesso controllo” la Fiorentina, troppo occupata a trattare per il Centro Sportivo, la Cittadella, i rapporti con il comune e la decapitazione degli assessori ecc.
Eppoi uno dice che la squadra si smarrisce: ma certo, infortuni a parte ha un presidente dimissionario da tre mesi, in confronto al quale Rosella Sensi pare la Rupe Tarpea (con la Roma a 10 punti in più in classifica…), e un clima societario che sembra il Carnevale di Viareggio della precarietà.
Si possono forse consolare con il Chelsea, e la precarietà londinese del suo capitano, John Terry, eponimo England.
Rischia tutto, Nazionale compresa di cui è pure capitano, per svolazzate sexy con la ex moglie del suo ex amico e compagno di Nazionale, Bridge, suo testimone di nozze, per la gioia dei tabloid (da noi Corona e soci in confronto ci vanno con la scala di seta…).
E pensare che per gli stadi come detto sono un modello.
In quale girone li mettiamo, in quello dei lussuriosi?
Luna Park, sempre Luna Park, nient’altro che Luna Park.
o.b.
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