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GRASSO GUAIO A FIRENZE
Subìto il furto di Ovrebo, troppe domande sulla credibilità della Uefa
pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 19 febbraio 2010
Erano seduti vicini due miti del calcio anni ’60 e anni ’70 e ’80, come Franz “Kaiser” Beckenbauer e Michel “Le Roy” Platini. Entrambi non essendo stupidi ma ex campioni hanno riconosciuto la vergogna del gol dato buono al Bayern dall’orrendo arbitro Ovrebo coadiuvato dall’assistente di linea con espressione ambulatoriale. Da pre-ricovero. Un gol in fuorigioco quasi offensivo, un gol che però potrebbe decidere della qualificazione ai quarti con tutto quello che ne consegue in passioni, denaro e numero di squadre ammesse alla competizione negli anni avvenire. Cioè, sempre denaro, in incassi e soprattutto in diritti tv. E guarda caso meno italiane vanno avanti in Champions dopo aver perso a sorpresa per strada la Juventus, più tedesche possono subentrare profittando dei sorpassi nel ranking Uefa. E a chi è stato dato un gol in vergognoso fuorigioco, e un gol decisivo per una partita in bilico? Guarda caso al Bayern di Monaco di Baviera contro la Fiorentina di Firenze. Un caso, ovviamente. Anche perché di solito per difendere a oltranza la credibilità del baraccone internazionale (come quella del Barnum nazionale) si tira in ballo l’incapacità.
Non può essere in malafede, il panzone Ovrebo che già in passato ha lastricato la sua carriera di errori eclatanti. Come a dire, non lo fa apposta, è più forte di lui. Tesi o sottotesi interessante, specie se fatta seguire dai corollari. La prima domanda è: ma se è un incapace recidivo, perché ce lo mandi? L’Uefa dovrebbe prendere dei provvedimenti, e l’Uefa era rappresentata in tribuna da Platini. Il Bayern da Beckenbauer, ripeto ragionevole ma ben contento di come sono andate le cose essendo appunto di parte molto molto interessata.
IL BARACCONE. Ma Platini, che pure si è detto sfavorevolmente impressionato da Ovrebo, no, è il responsabile del citato baraccone in qualità di presidente proprio dell’Uefa, la federazione europea. A dimostrazione che però di fronte agli affari sono tutti uguali (ricordate la Francia ai Mondiali sudafricani in luogo dell’Eire per un caso analogo, il gol macroscopicamente “maneggiato” da Henry dato buono ai francesi), mentre Platini riconosceva signorilmente l’errore tanto poi chi se ne frega, sul sito Internet dell’Uefa la partita veniva raccontata come normale, raschiando via ogni riferimento all’episodio scandaloso. Che seguiva una pessima direzione arbitrale. Appunto quella di Ovrebo riferita alla mia seconda domanda: se è davvero quell’orrendo ciccione incapace, avrà sbagliato sempre o spesso e comunque, cioè contro o a favore di tutt’e due le squadre, non vi pare? E invece no. Un rigore per il Bayern, compatibile con l’azione, d’accordo. Ma nel secondo tempo, che mostrava di nuovo la miglior Fiorentina del 2010 per la soddisfazione mista a rabbia (perché in campionato fa piangere? Giocando così sarebbe seconda o terza con quindici punti in più…) dei seimila tifosi e del pubblico tv, Ovrebo ha eretto un monumento più duraturo del bronzo al suo Errore Umano, tanto che nessuno lo dimenticherà più. Lo stolto – o l’astuto? – norvegese ha prima cacciato Gobbi e poi risparmiato Klose, usando palesemente una difformità di giudizio molto pesante per lo spirito e le gambe dei giocatori penalizzati. Tu fai un fallo forse non da espulsione, e io ti butto fuori perché non lo tollero e non voglio che altri si sentano autorizzati a comportarsi così, cfr. Gobbi. Poco dopo, Klose fa peggio a termini di regolamento e viene solo ammonito, quando appunto sia la norma sia la “consecutio” suggerivano o addirittura pretendevano l’espulsione.
Sarebbe già stato un sufficiente marchio d’infamia per l’orrendo. Poi l’assassino ha infilato la lama fino all’impugnatura, con la correità del guardalinee, come si sa, nel fuorigioco-dentrogioco. Dunque l’incapace è stato incapace, sì, ma a senso unico. Intendiamoci, la cosa avviene spesso anche nel campionato italiano, e la legge anche qui non è uguale per tutti. C’è un lodo Alfano non scritto che gli incompetenti o i “partigiani” o i profittatori hanno preteso di denominare “sistema Moggi” ignorando che oggi succedono le stesse cose. Se non peggio.
Il “lodo Alfano in mutande”, chiamiamolo così, dice che la legge è un po’ meno uguale per le squadre più forti, e per quelle che rappresentano il potere visibile. Mi spiego: se i club più potenti, Inter, Milan, Roma e Juventus o simili, attraversano periodi neri, spesso escono dal “lodo Alfano in mutande” ma solo temporaneamente, finché non ne hanno di nuovo bisogno o diritto, per meriti di classifica e di potere. E se qualcuno nel campionato viene penalizzato tra i medi o i piccoli club, spesso ove possibile e a volte anche ove non possibile o indecente (episodi a strafottere…) nella partita successiva viene in qualche modo “rifuso”. Anche se i torti e le ragioni sempre all’interno del “lodo Alfa-no in mutande” non si compensano mai: come potrebbero? C’è per questa compensazione totale più di un legittimo impedimento. Ma torniamo in Europa, a Monaco. Come potrebbe rimediare la Uefa allo scandalo commesso ai danni della Fiorentina, se lo volesse? Essendoci soltanto un’altra partita tra le due con-correnti, tra venti giorni a Firenze, bisognerebbe ipotizzare un arbitro “pro” viola che rimettesse in equilibrio la bilancia. Ma come si può fare? Chi glielo dice al designato? Platini?
UE E PALLONI. Il presidente della Commissione europea Barroso che non è tifoso né dell’una né dell’altra ma spera solo che vinca il Porto? La faccenda dunque si è complicata moltissimo, e malgrado l’ignominia comunque la Fiorentina può fare il possibile per passare bastandole un gol senza prenderne nessuno. Sarebbe un’impresa ancora più commendevole.
E ora, certo che i Della Valle bros., da me spesso criticati su altri piani, apprezzeranno questa sacrosanta difesa non d’ufficio ma pro veritate, posso permettermi in coda di ricordare loro un piccolo dettaglio che non c’entra con Ovrebo ma c’entra con la gestione trasparente ed efficiente di un club al di là degli arbitraggi e delle porcherie del pallone? Se non lo faccio ora, quando? Ebbene, su La Nazione di ieri si ricordava la storia di Incisa e dell’ormai secolare progetto del Centro Sportivo, prima del pasticcio Castello-Ligresti. Leggete qua: “Il Consiglio comunale di Incisa è tornato ad affrontare la mancata realizzazione del Centro Sportivo della Fiorentina nei terreni della ex Fattoria dell’Entrata; l’argomento è riaffiorato durante l’esposizione della nuova Variante al Piano Strutturale che l’amministrazione ha voluto per rilanciare il turismo, visto che Incisa è la cenerentola del Valdarno come presenze e posti letto. Siamo sempre in attesa che la società Campus Viola si faccia avanti con dei progetti di fattibilità, ma sono ormai alcuni anni che tutto è fermo e nessuno ne parla più.
Tanto che è arrivata anche la proposta, da parte di qualche consigliere, di togliere l’impianto sportivo dalla Variante e destinare quei terreni ad altro uso; così facendo sarebbe saltata la possibilità di realizzare i quattro campi di calcio e relative strutture di supporto. Cosa che invece l’amministrazione vuole continuare a credere che possa essere realizzata. Ma perché la Fiorentina ha perso ogni interesse per il progetto dell’Entrata? Lo ha chiesto un consigliere della minoranza e la risposta è arrivata dal sindaco Giovannoni: “Perché nella Fattoria ci sono diversi volumi da recuperare per destinare al comparto ricettivo, volumi che la Campus Viola intendeva spostare vicino all’edificio della fattoria, ma questi vanno realizzati con i campi di calcio, non prima”.E dunque via, cari brothers, a Monaco sono con voi ma ad Incisa proprio no.
o.b.
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