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LO STILE DI CLAUDIO
Per Ranieri comunque vada sarà un trionfo La Juventus tra il fallimento e il caso Zebina

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 30 marzo 2010


Sabato delle Palme trionfale per la Roma e Ranieri, domenica di insulti e manate per la Juventus e Zebina, mentre Berlusconi si interroga sul risultato elettorale eventualmente collegato al pareggio interno del Milan. Le tre segnalazioni non sono sconnesse e anzi rimandano l’una all’altra. Solo parole di elogio, comunque vada, per la Roma che con un quarto di Totti, un inizio di torneo disastroso, un cambio di allenatore che sulla carta pareva perdente dopo lo spettacolo e i risultati avuti con Spalletti, i cordoni della borsa tiratissimi perché in campo non ci poteva andare direttamente Profumo con la maglia Unicredit, ha comunque tenuto sveglio un campionato che pareva aggiudicato.

E’ vero, lo ha fatto anche il Milan ma in altro modo, che dirò poi. Ranieri ha costruito con la soddisfazione di un romanista d’animo e la testa di un inglese una squadra pratica, che prendesse pochi gol e sfruttasse al meglio i quattro/cinque fuoriclasse variamente quotabili di cui dispone. Se fosse venuto anche il gioco e il gusto per il palato, meglio. Ma nel frattempo bisognava andare a cercarsi con logica la quadratura tattica e la fortuna, che com’è noto aiuta i pazienti.
Ranieri lo è stato, e ha approfittato del livellamento del campionato succhiandone l’essenza e lavorandoci su, dal portiere a Vucinic passando per uno Styles tecnico come è De Rossi. Sabato ha mascherato con la determinazione, una sorta di umiltà applicata da boy scout, la stanchezza della squadra, che c’è così come c’era quella dell’Inter. Solo che la pattuglia acrobatica di Mourinho è stressata anche psicologicamente dalla responsabilità di un campionato da dover vincere senza compiere per questo un’impresa, uno scudetto quasi dovuto vista la rosa e gli investimenti a disposizione, mentre la Roma ha disputato un campionato mentalmente sgombro, o quasi. Sabato la differenza l’ha fatta questa maggiore “leggerezza” abbinata alla pesantezza tecnico-tattico-agonistica garantita da Ranieri, e un po’ di fortuna a bilanciare un gol subito in fuorigioco.

Per questo comunque vada sarà un successo. Per motivi rovesciabili nei loro opposti comunque vada sarà invece un insuccesso per la Juventus. L’allenatore ce l’avevano, era il medesimo Ranieri di cui stiamo parlando, e l’hanno cacciato. Gli stessi che l’hanno cacciato hanno continuato a imperversare, e imperversano anche oggi essendosi coperti con le mostrine di Bettega una divisa assai poco difendibile. Il Bettega del trio Lescano a giudizio in Calciopoli, che si sta rivelando (come previsto: ma da chi?) in aula presso il Tribunale di Napoli una specie di fetecchia. Come scrivo qui dall’inizio, come ho fatto sull’Unità e dico da due anni al Tg3: non ci sono santi nel calcio né oggi né ieri, ma soltanto stinchi. La giustizia sportiva ha fatto opera di macelleria, polverizzando chi dava fastidio e salvando chi la governava, fosse il potere federale o quello dei club.

La vicenda, osservata dal punto di vista di Moratti-Tronchetti-Tavaroli e C. al telefono, prende tutt’altra piega. Come tutt’altra piega prende se analizziamo i comportamenti telefonici e la carriera di conseguenza di Collina, di Meani e del suo datore di lavoro, Galliani. Ma questo nel calcio lo sanno tutti, solo che non gli conviene dirlo, e gli addetti ai lavori avendo sposato quattro anni fa le pulizie pasquali per conto di una speciale Fulgida, faticano a tornare indietro.
Lo faranno solo se costretti dall’evolversi degli eventi. Nel frattempo teppisti juventini assediano la squadra e Zebina, ignorando nel berciume che il pesce puzza dalla testa e, nel caso vergognoso dell’aggressione, si tratterebbe invece di squame, o giù di lì. Qualche pesce guizzante e molti bolliti. Solo che l’attuale dirigenza non può neppure tentare di spiegare nulla del passato, perché sarebbe un suicidio e qualcuno magari capirebbe. E allora altro che Zebina!

Non sono i giocatori, anche se male amalgamati, o Ferrara o Zaccheroni ad essere - per motivi diversi - sbagliati ben al di là dei loro demeriti, ma la proprietà che di Agnelli ha alla lontana solo il cognome. Pensate, non contano neppure più di tanto nella cosiddetta “gestione degli arbitri”, attiva ieri come oggi ma da parte del potere calcistico nel suo insieme, e non solo di “Barbablu” Moggi discarica di tutto il marcio. Lo si vede da come i direttori di gara in carriera fischiano pro Milan o pro Inter, che è una bellezza, uno spettacolo per gli intenditori, consci che è troppo facile orientare un risultato con o senza un rigore, anche se spesso in questo torneo si è visto persino qualcosa del genere. Ma a ragionare, qualcuno potrebbe chiedere all’avvocato Cesare Zaccone, che patteggiò la B per la Juventus, chi gli avesse dato quella disposizione, che all’epoca sembrò anche a chi scrive (ma per lo spazio di un mattino) un’astuzia per evitare il peggio. Oggi la leggo molto diversamente, e magari anche John Elkann e Blanc la leggono diversamente assieme a me…

Mi auguro davvero che non ci siano prescrizioni di sorta, e da Napoli arrivi una ventata di verità processuale e reale. Personalmente non la possiedo, ho solo dubbi e una certezza: Calciopoli (e non Moggiopoli, neologismo di mio conio ripudiato un attimo dopo) non è stata quella che ci hanno voluto raccontare. E ciò pone, anche oggi nell’ennesima deposizione del tenente colonnello Attilio Auricchio all’epoca capo-indagini della Guardia di Finanza, due interrogativi: naturalmente come sono andate le cose davvero, e poi chi aveva interesse a far emergere la verità di comodo alla quale soggiace la pubblica opinione (si fa per dire…) da quattro anni confortata dal silenzio o dalla distorsione dei fatti degli addetti ai lavori. Che hanno fatto i moralisti a cottimo per tutto questo tempo, preferendo il vantaggio dell’opportunismo ai rischi della ricerca della verità. Li avrei voluti in Camerun, all’epoca, questa banda di pifferai… Quindi la Roma per meriti e più o meno senza arbitri, il Milan con meno meriti e più arbitri, l’Inter in mezzo al guado europeo. E la lotta per non retrocedere ancora aperta, con i soldi dei diritti tv che mettono il turbo a tutti. Speriamo soltanto in campo.

o.b.

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