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ANALISI DEL VOTO
Così si rischia l’assalto ai forni
pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 31 marzo 2010
Che fare, mentre Lenin si rivolta nella tomba? Intanto, smettere di recitare e di far finta che la politica sia ancora quella che una volta si intendeva con questo termine. Non è più così, e gli sconfitti della sinistra lo debbono sapere per forza, ma per cambiare davvero. Perché che non sia più così lo sa benissimo anche il Berlusconi ancora in sella, ma gli va comunque sempre di lusso. In tutti i sensi… Quindi decidere se si vuole continuare a muoversi nella palude del Caimano e degli Affari chiamata “politica”, oppure orientarsi a bonificarla nel tempo. E nel frattempo, da subito, fare quello che stanno facendo coloro che queste elezioni le hanno vinte, e non quello che hanno fatto finora quelli che le elezioni le hanno perse.
1) Radicarsi nel territorio come la Lega di cui posso e debbo discutere tutto nel merito ma non il principio di realtà del suo radicamento indispensabile (a Torino la Bresso, credo con Fassino ma magari era Bersani, ha visitato una settimana prima del voto un mercato storico rionale, dove da mesi e anni era fisso un gazebo della Lega: come la mettiamo?).
2) Combattere senza ombre una battaglia per la legalità come fa Di Pietro, meglio se senza svarioni come quello della candidatura di De Luca, prontamente premiata dagli elettori (ed era quella “valida”; figurati le altre…).
3) Riesaminare lo spirito civico dal basso, come ha fatto Grillo, il suo movimento, i suoi grillini accusati da Bersani di “averli fatti perdere”. Il leader del Pd così conferma di aver capito tutto in conto proprio e in conto terzi (sempre D’Alema).
4) Ritornare alle cose e ai problemi, in un Paese sciroccato di cui hanno occupato una parte minoritaria: se non se la sentono e intendono continuare con l’“ammuina”, bè, si aspettino il peggio e l’assalto ai forni. (Manzoni, non le Br).
o.b.
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