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Calciopoli, discarica d’Italia

A Napoli depone l'ex arbitro De Santis, Intanto emergono nuove intercettazioni

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 21 aprile 2010


A Napoli udienza apparentemente “vuota”, giacché il vulcano ha tenuto lontani dall’aula di Calciopoli i testimoni previsti (a cui da ieri si è aggiunto Roberto Mancini), in primis il londinese Ancelotti. Torneranno martedì 27, e martedì 4 il perito incaricato si accollerà la trascrizione delle nuove 74 intercettazioni allegate dalla difesa di Moggi, di altre aggiunte dalla difesa di Pairetto, di ulteriore documentazione che i pubblici ministeri starebbero per depositare. Se davvero ci fosse come “controprova regina” dell’accusa un’intervista di due giorni fa al presidente del Palermo in una radio privata, diffusa come se avesse raccontato che sette anni fa Moggi gli aveva fatto avere Rizzoli come arbitro, temo che saremmo “alla frutta”: e non perché non si debba sentire o leggere tutto, per carità, sempre pro veritate. Ma perché è già stata smentita dallo stesso Zamparini… e quindi eccoci daccapo.

E poi perché, sempre nell’idea che si voglia accertare la “maggiore quantità di verità possibile”, mi verrebbe da chiedere al pm Narducci, il titolare storico dell’inchiesta giacché Beatrice è altrove e Capuano è recente: ma chi ha trascelto nella montagna di intercettazioni praticamente soltanto quello che ruotava intorno a Moggi, capo-mafia del calcio, e ha ignorato tutto il resto, dall’Inter al Milan agli altri dirigenti telefonicamente impegnati a quel che pare 24 ore su 24 con designatori e arbitri? Ancora più chiaramente: il lavoro di indagine sulle oltre 170 mila intercettazioni da chi è stato vistato? Dall’allora maggiore Auricchio? Dai suoi collaboratori? Dai due sostituti del tempo Narducci e Beatrice? E in base a quale metro di misura per l’importanza “penalmente rilevante” del contenuto delle telefonate?

Anche perché Narducci è passato dal suo “Piaccia o non piaccia, non ci sono altre intercettazioni” dell’ottobre 2008, inizio del processo abbreviato a Giraudo e company che in appello verrà probabilmente rivisto in base al dibattimento in corso, al più recente “Forse qualcosa sarà scappato”, all’attuale “Meno male che Zamparini c’è”, parafrasi di cui non vi sfuggirà il protagonista… Ho cominciato dicendo che è stata un’udienza “vuota” solo apparentemente. Perché oltre ai dati già riferiti, c’è stata una dichiarazione spontanea dell’arbitro De Santis, che, approfittando del “vuoto” processuale da vulcano, l’ha riempito con una serie di cose. Fate con me il test ai giornali di oggi per vedere chi ha riportato queste “cose” non solo come lo sfogo di un uomo distrutto, di relativa incidenza sul giudizio… Detto sempre per capire, né pro né contro nessuno giacché che il pallone assomigli da un pezzo a una fogna è storia per me vecchissima…

Bene. De Santis ha ricordato, in qualità di imputato principale tra gli arbitri perché definito da Auricchio un soggetto “ad alto profilo delinquenziale”, ritenuto il “capo della combriccola romana” e come tale giudicato e condannato dalla giustizia sportiva, che dal processo security Pirelli-Telecom/Tavaroli/Cipriani lui è risultato essere stato pedinato, spiato e intercettato illegalmente da costoro. Lui e la sua famiglia in modo “assai intenso, a 360 gradi”. Salvo poi essere “giudicato” da Moratti un uomo corretto.

De Santis si è domandato in aula su quali basi era corretto per Moratti e invece un capocosca per Auricchio che lo aveva indagato e intercettato assai meno. Auricchio che poi in aula ha riconosciuto che nell’unica partita riferita a De Santis, quel rocambolesco Lecce-Parma, “l’arbitro non c’entrava” e invece “i giocatori avevano smesso di giocare”. Ancora: dalle intercettazioni più recenti è risultato che si sceglievano arbitri (al di là del solito Moggi), si “andava a cena al buio” tra dirigenti e designatori, si cambiavano referti arbitrali. Tutto questo però nel brogliaccio iniziale su cui ha lavorato l’accusa non figura, oppure resta ai margini. Dunque, in attesa di sviluppi, possiamo farci qualche domandina facile facile, oltre a quella cruciale dell’inizio a Narducci.

La prima riguarda i famosi “brogliacci” dei carabinieri: c’erano tutti, erano chiari, si è sbagliato o equivocato per l’eccessiva mole di materiale? Tutto può essere. Quello che non può essere è che per quasi quattro anni siano stati tutti contentissimi, dirigenti federali e di club, mondo arbitrale, mass media e anche pubblica accusa che il materiale su cui imbastire il processo fosse “solo” quello. Saremmo non più a Calciopoli ma a Brogliacciopoli: è chiaro almeno questo oppure no? E del resto sarei anche curioso di sapere come mai se intercetto Bergamo che parla con Meani (Milan) di Collina e altre storie, poi a nessuno importa di seguitare a intercettare quel Meani per sentire con chi parla e quindi se ci sono altri “sistemi” in giro, oltre a quello juventino di Moggi ineccepibilmente indagato. Ma perché solo quello? E chi lo ha deciso? E ancora: De Santis ha sottolineato come, per querela di parte della famiglia Facchetti, abbia mandato una lettera di scuse, per aver detto di una telefonata che non risultava nel “brogliaccio principale”, ossia il filone Moggi. Ma poi è spuntata fuori in brogliacci successivi: come la mettiamo? Vedete, detesto i flash, le telecamere e il tifo pro-Moggi. Ma non posso pensare che venga usato come “discarica unica” mentre spuntano rifiuti un po’ dappertutto.

o.b.

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