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LA FIGC METTE MOGGI ALLA PORTA
La Corte di giustizia della Federazione: radiato da ogni ruolo. Intanto Facchetti jr deposita a Napoli un memoriale del padre

pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 29 aprile 2010


Lo scandalo di Calciopoli e il processo napoletano che si sta incaricando di dipanarlo conoscerà forse altri brandelli di verità. E’ quello che si augurano coloro i quali vogliono sapere che cosa sia davvero successo negli anni “processati”, cioè nella stagione 2004-2005, spiccioli precedenti e collegamenti successivi. Le notizie di ieri sono due. La prima è per la Corte di giustizia della Figc non ci sono dubbi: in risposta al quesito interpretativo posto dal presidente federale Giancarlo Abete, ha fatto sapere che Luciano Moggi è radiato da ogni ruolo nel calcio italiano. La seconda è che i due pubblici ministeri di Napoli, Narducci e Capuano, hanno interrogato lunedì Gianfelice Facchetti, il figlio di Giacinto, che ha consegnato loro un dossier di appunti autografi del padre sul sistema juventino che condizionava i campionati. Queste ricostruzioni , che l’allora presidente dell’Inter in supplenza di Massimo Moratti fece prima di morire, si aggiungono alla montagna di intercettazioni “nuove” per il dibattimento e la pubblica opinione e “vecchie” cronologicamente perché parte del faldone monstre delle 171 mila di Calciopoli assurto alla cronaca nel maggio di quattro anni fa.

Mentre la difesa del principale imputato, ovviamente Luciano Moggi, punta a dimostrare documentandolo ulteriormente che “il sistema era quello”, cioè che tutti i dirigenti del calcio parlavano con i designatori all’ombra della Federcalcio, Facchetti jr intende testimoniare attraverso gli appunti del padre che non era così e che in realtà era Moggi e basta a tenere le fila di tutto il sistema. Se provato, l’insieme andrebbe in direzione del capo di imputazione principale che chiama a giudizio gli imputati, cioè quell’associazione per delinquere ai fini di frode sportiva che tinge del colore peggiore i reati contestati nell’aula 216 di Napoli. In attesa di saperne di più, va accolto con soddisfazione non tifosa questo sviluppo dell’inchiesta, sia per quel che riguarda la difesa che l’accusa. Sono contributi all’accertamento della verità che il dibattimento pubblico si incaricherà di (spero) di analizzare, smontare e rimontare in quel puzzle balordo che è il pasticcio prima di Moggiopoli, poi di Calciopoli e infine di Brogliacciopoli.

Nell’ordine, nel 2006 Moggi “Provenzano del pallone”. Era lui il padrino di tutto. Negli anni successivi “Calciopoli” perché continuava a non tornar nulla pur dopo la radiazione sportiva dei rei. E infine “Brogliacciopoli” perché finora non si è riusciti a capire bene chi abbia scelto durante le indagini di trascrivere Tizio e non Caio, essendoci ovviamente la giustificazione che ci si perdeva nella jungla dei troppi brogliacci. Giustificazione che forse non è parente della volontà di accertare la verità. Ma adesso ci sono altri ossi da rodere, per accusa e difesa, e quindi staremo a vedere per saperne di più. Voglio anche credere che come ne è al corrente la difesa degli imputati e la difesa delle parti civili, così anche i pubblici ministeri sappiano qualche dettaglio di contorno.

Per esempio che più volte, e segnatamente dopo la conclusione allo sprint della stagione 2001-2002 quando il 5 maggio l’Inter di Cúper e Ronaldo perse lo scudetto a Roma con la Lazio mentre la Juventus lo vinceva a Udine, l’allora e oggi presidente dell’Inter Moratti provò a ingaggiare il “Provenzano” Moggi come direttore generale del club nerazzurro. Tentativo che si ripeté per il Milan nell’ottobre 2005 nel colloquio a Palazzo Grazioli tra Berlusconi premier (come oggi...) e Moggi supertitolato (benché o giacché) provenzanesco direttore generale della Juventus. Sono queste illazioni a favore di Moggi? Ma per carità di Dio. Solo che alla luce anche di queste tessere del puzzle è difficile immaginare un mondo del calcio assai maleodorante nel suo complesso ma ignaro del “sistema Moggi”.

Dunque le domande fioccano. Bene ha fatto Gianfelice Facchetti a consegnare gli appunti ai pm, assai meglio che non deprecare che fosse stato tirato in ballo il padre purtroppo scomparso. E’ nell’interesse anche della sua memoria di uomo dabbene che si dica in Tribunale tutto quello che c’è da dire. Ma se non sono indiscreto, perché tutto ciò non è stato denunciato per tempo alla Procura (sia federale che della Repubblica)? Non avrebbe semplificato anche la vita di inquirenti e giudicanti? E come mai Gianfelice ha messo a disposizione materiale che si suppone prezioso solo ora, non avendolo fatto né durante il giudizio sportivo, né durante questa parte del processo penale? Lo ha fatto solo perché ha visto infangata la memoria del padre? Umanamente ultralegittimo, ma questo con il bisogno di accertare la verità il prima possibile cozza un pochino. Oppure no?

Sono solo interrogativi collaterali alla verità processuale, in ballo nelle prossime udienze. Per quel che vale, dopo una vita in questo mondo sono sicurissimo di una generale colpevolezza sportiva sotto l’egida del potere federale che contemplava e contempla il calcio esattamente com’è, con i suoi trucchi, i suoi maneggi, i suoi baratti, i suoi condizionamenti. In questo senso l’ex designatore Pairetto che insiste: “Era la Federazione che ci chiedeva di informare i presidenti sulle griglie arbitrali”, non è solo un imputato che si difende ma uno scorcio di come funziona o disfunziona il pallone, ieri come oggi. E questi quattro anni rischierebbero di essere stati una coda dei misfatti eventuali di Moggi-Provenzano mentre nell’ombra qualche altro Messina Denaro tira le fila delle nostre domeniche.

o.b.

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